Le gravi violazioni di diritti umani nel diritto punitivo degli enti
Author(s)
Ceccaroni, Federica
Date Issued
April 30, 2025
Type
Doctoral Thesis
Abstract
L’obiettivo principale di questo studio è indagare il ruolo del diritto penale e, più in generale, punitivo con riguardo ai c.d. atti neutrali dell’impresa che contribuiscono a crimini internazionali o ad altre gravi violazioni di diritti umani. Se la prospettiva criminologica dello State-corporate crime lumeggia ragioni e dinamiche legate alla «irresponsabilità» degli enti, compito del diritto penale – si sostiene in questo lavoro – è la selezione dei contributi neutrali realmente meritevoli di essere attratti dal modello repressivo «puro», nonché la costruzione di fattispecie strumentali alla tutela del bene globale.
A fronte delle persistenti difficoltà del diritto penale internazionale nell’intercettare atti neutrali di matrice economica della persona fisica, si assiste a una progressiva riconfigurazione del paradigma sanzionatorio, con un crescente ricorso a strumenti di matrice internazionalista – segnatamente le c.d. leggi Magnitsky e, più in generale, le sanzioni individuali ed economiche – connotati da una logica eminentemente politica, bellica o emergenziale, la cui espansione desta particolare allarme, anche per gli attori economici.
In tale scenario, l’emersione di fattispecie funzionali o di rischio, come le regulatory offences fondate sull’obbligo di due diligence, sembra tracciare una traiettoria evolutiva verso la responsabilizzazione degli attori economici. È in questa direzione che la combinazione tra penalità e regola di due diligence potrebbe orientare verso quell’“economia di diritto” da tempo auspicata: un diritto penale della sostenibilità le cui premesse teoriche appaiono sempre più sedimentarsi sul piano comparato e sovranazionale.
The main objective of this study is to investigate the role of criminal law – and, more broadly, of punitive mechanisms – in relation to so-called neutral corporate acts that contribute to international crimes or other serious human rights violations. While the criminological perspective of State-corporate crime sheds light on the structural dynamics and rationales underlying corporate “irresponsibility”, the task of criminal law – as argued in this work – is to identify those neutral contributions that are genuinely deserving of inclusion within a “pure” repressive model, and to develop offences functionally aimed at protecting global legal interests.
In light of the persistent difficulties faced by international criminal law in addressing neutral economic acts carried out by natural persons, we are witnessing a gradual reconfiguration of the punitive paradigm. This shift is marked by an increasing reliance on international instruments – notably the so-called Magnitsky Acts and, more broadly, individual and economic sanctions – characterised by a political, military, or emergency-driven logic, the expansion of which raises particular concerns, particularly for economic actors.
Within this context, the emergence of functional or risk-based offences – such as regulatory offences grounded in due diligence obligations – appears to outline an evolutionary trajectory towards the enhanced accountability of economic operators. It is in this direction that the interplay between criminal sanctions and due diligence may pave the way for the long-envisioned “economy of law”: a criminal law of sustainability, whose theoretical foundations are increasingly taking shape at the comparative and supranational level.
Additional information
Dottorato di ricerca in Diritto dei mercati europei e globali. Crisi, diritti, regolazione
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