Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2067/888
Title: ‘Bearing a child’ in Iranian
Authors: Filippone, Ela
Keywords: Lingua Iraniana, storia;Iranian Language, History;Etnolinguistica, area iraniana;Ethnolinguistics, Iranian area;Persiano, lessico;Persian Language, lexicon
Issue Date: 2008
Publisher: Centre for the Great Islamic Encyclopaedia
Source: Filippone, Ela: “ ‘Bearing a child’ in Iranian ”, in M. Jaafari-Dehaghi (ed.), One for the Earth: Prof. Dr. Y. Mahyar Nawabi Memorial Volume, Centre for the Great Islamic Encyclopaedia, Ancient Iranian Studies Series, 4, Tehran 2008, pp. 47-71
Abstract: 
Nella maggior parte delle lingue iraniche è possibile trovare esiti della radice Ir. *zan- (IE ĝen-) , come Prs. zāyidan, zādan, con il significato di “partorire” e/o “nascere”. Accanto a queste forme, che in molti casi hanno una frequenza di uso molto bassa o hanno acquisito una valenza negativa (parto di animali), si trovano numerose locuzioni verbali le cui motivazioni sono rintracciabili in un’ampia gamma di fenomeni fisici e culturali, che testimoniano come il parto non sia percepito come mero evento fisiologico.
Questo contributo al volume in memoria del grande studioso iraniano Mahyar Nawabi è dedicato alla ricerca di modelli metaforici ricorrenti e motivazioni culturali su cui si basano le espressioni usate nelle lingue iraniche per definire l’azione del partorire, e che coinvolgono strutture di conoscenza quali gravidanza, travaglio, puerperio, nuova vita come effetto dell’evento, acquisizione dello stato parentale, ecc.
L’analisi svolta su materiale lessicale raccolto sulla base di uno spoglio di testi antichi e moderni, ricerche lessicografiche su dizionari e glossari esistenti delle lingue iraniche e inchieste con parlanti di aree linguistiche iraniche diverse ha portato all’individuazione dei seguenti tipi iconomastici:
(1) ‘essere coricata /stare in segregazione’ (es. Bal. čukkā kapag, čillag būag); (2) ‘deporre il carico’ (es. Prs. bār nehādan); (3) ‘liberarsi dal carico’ (es. Prs. fāreq šodan); (4) ‘scoppiare’ (es. Kerm. trekidan); (5) ‘diventare felice’ (es. Yghn. γorda-i rušani vi-yak); (6) ‘portare un bambino’ (es. Prs. bačče āvardan); (7) ‘portare al mondo / alla vita un bambino’ (es. Prs. be vojud āvardan, be donyā āvardan); (8) ‘rendere visibile un bambino’ (es. Prs. bačče peydā kardan); (9) ‘mettere fuori un bambino’ (es. Min. bačče dar wārden); (10) ‘lasciare indietro un bambino’ (es. Bxt. pas ennâxtan); (11) ‘fare un bambino’ (es. Xor. bačče kardan); (13) ‘acquisire un bambino’ (es. Prs. sāheb-e bačče šodan), (14) ‘trovare un bambino’ (es. Oss. aryn). Accanto a queste tipi, che rappresentano la donna come parte attiva, si trovano ancora espressioni che descrivono la nascita come il prodotto della volontà e dell’intervento divino (12) ed altri, di origine varia, per lo più prestiti arabi (15)
Ognuno dei modelli sopra elencati fornisce soltanto una parziale descrizione dell’evento, evocando talvolta scenari tradizionali ormai superati dalla diffusione del parto in ambiente ospedaliero; la loro scelta è comunque culturalmente significativa.
URI: http://hdl.handle.net/2067/888
ISBN: 978-964-7025-61-4
Rights: If not otherwise stated, this document is distributed by the Tuscia University Open Archive under a Creative Commons 2.0 Attribution - Noncommercial - Noderivs License (http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/)
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