Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2067/3097
Title: La biodiversità forestale nel contesto internazionale del programma REDD+ per la riduzione della deforestazione e del degrado forestale nei paesi in via di sviluppo: solo un co-benefit?
Other Titles: Forest biodiversity within the international context of the REDD+ programme for the deforestation and forest degradation reduction in developing countries: just a co-benefit?
Authors: Vespertino, Dario
Keywords: REDD+;Biodiversità forestale;Foreste tropicali;REDD+ safeguard;Forest biodiversity;Tropical forests;AGR/05
Issue Date: 10-Apr-2017
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca. 28. ciclo
Abstract: 
Il Programma della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite per la Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado forestale (REDD+) ha lo scopo di promuovere la conservazione delle foreste, la loro gestione sostenibile e l’aumento degli stock forestali di carbonio nei Paesi in via di sviluppo, con l'obiettivo finale di mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici. Il REDD+ si avvia adesso alla fase di piena implementazione. Sussistono, tuttavia, preoccupazioni relative al modo in cui la biodiversità forestale è inclusa nel quadro metodologico del REDD+, così come ai rischi associati a un programma REDD+ focalizzato esclusivamente sul carbonio. Molti studi hanno analizzato sia l'impatto delle attività REDD+ sulla biodiversità che il modo in cui le attività REDD+ possono potenziare i co-benefici legati alla biodiversità. Tuttavia, solo pochi studi sono riusciti a far emergere l'importanza relativa della biodiversità forestale, strutturale e compositiva, sulla produttività, e pochissimi sono quelli che riguardano le foreste tropicali (ricche di biodiversità). L'obiettivo generale di questa tesi è quello di verificare se le decisioni UNFCCC REDD+ prendano in debita considerazione il contributo di mitigazione della biodiversità forestale nell’ambito del programma REDD+, nonché di contribuire a chiarire se la biodiversità forestale è legata allo stoccaggio del carbonio ed è quindi strumentale al raggiungimento degli obiettivi a lungo termine di REDD+. Obiettivo finale consiste nel proporre una serie di raccomandazioni su come l'implementazione del REDD+ potrebbe tener conto di considerazioni sulla biodiversità onde incentivarne il contributo per il raggiungimento degli obiettivi principali di mitigazione del REDD+. Il lavoro si compone di due sezioni: I) una review approfondita delle decisioni UNFCCC sul REDD+, che analizza i possibili rischi ambientali connessi a una considerazione non adeguata della biodiversità forestale in tutta l’implementazione REDD+, II) un caso di studio sulle foreste tropicali del Ghana per esplorare le relazioni tra biodiversità e sequestro del carbonio.
I risultati della review indicano che la biodiversità è considerata auspicabile ma non strumentale al raggiungimento degli obiettivi di mitigazione del REDD+. La biodiversità forestale nel quadro metodologico REDD+ così come definito dalle decisioni UNFCCC sul REDD+ viene considerata alla stregua di co-benefit e / o non-carbon benefit, e non è pertanto considerata funzionalmente legata all’obiettivo di mitigazione del REDD+.
L’indagine ha rilevato i seguenti quattro principali rischi relativi all'attuazione delle attività REDD+: i) una probabile conversione delle foreste naturali in piantagioni se la definizione nazionale di foresta non opera distinzioni fra foreste naturali e altri tipi di foresta; ii) l'eventuale degrado delle foreste naturali, se le attività legate alla gestione sostenibile delle foreste non sono chiaramente definite; iii) le attività volte ad aumentare gli stock forestali di carbonio, potrebbero incentivare la creazione di piantagioni, anziché il ripristino delle foreste degradate; iv) implicazioni in merito alla definizione di foresta nella elaborazione dei livelli forestali di riferimento per il REDD+.
L'obiettivo del caso studio era di esplorare gli effetti della diversità specifica e della ricchezza delle specie (utilizzando gli indici di Shannon e Menhinick) e della combinazione di attributi strutturali e tassonomici (misurata dall'indice Complexity) sugli stock di carbonio della biomassa forestale epigea, utilizzando i dati relativi a 80 plot distribuiti tra foreste primarie, foreste naturali gestite a tagli selettivi e piantagioni forestali, nelle aree di conservazione di Ankasa e Bia e nel distretto di Jomoro, nel sud-ovest del Ghana. Nel complesso, i risultati hanno indicato che in tutte le categorie di foresta l'indice Complexity era significativamente e positivamente correlato allo stock di carbonio (range 0,52-0,98 r di Pearson). Inoltre, i risultati del test di Kruskal-Wallis evidenziano differenze significative tra foreste primarie e piantagioni forestali in merito alla diversità e ricchezza di specie, nonché agli stock di carbonio. I risultati suggeriscono che la struttura verticale semplificata e la composizione del popolamento forestale possono ridurre significativamente il valore medio dello stock di carbonio (55 t ha-1) rispetto alle foreste primarie osservate in condizioni ambientali simili (190 t ha-1). Viceversa, i tagli selettivi hanno causato una significativa riduzione della diversità e della ricchezza di specie, come pure della complessità strutturale, ma non ha causato un calo significativo di stoccaggio del carbonio, anche se gli stock di carbonio nelle foreste gestite a tagli selettivi è in media del 40% inferiore a quelli osservati in foreste primarie in condizioni ambientali simili.
In conclusione, i risultati del caso studio sul Ghana indicano che la biodiversità forestale ha un effetto indipendente e positivo sugli stock forestali di carbonio della biomassa epigea, e la complessità strutturale comporta effetti più tangibili rispetto alla diversità e ricchezza di specie. La conservazione della biodiversità deve, pertanto, essere considerata una componente chiave del meccanismo REDD+. In considerazione del contributo positivo sullo stoccaggio del carbonio a lungo termine, le considerazioni sulla biodiversità dovrebbero essere meglio integrate nella implementazione del REDD+, soprattutto ora che il REDD + sta cominciando a essere pienamente attuato anche su scala nazionale, attraverso specifiche istituzioni finanziarie, quali il Fondo Verde per il Clima in un ruolo chiave, pronte a fornire i finanziamenti sulla base dei risultati di terza fase del REDD+.

The United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) programme for Reducing Emission from Deforestation and Forest Degradation (REDD+) was designed to promote forest conservation and sustainable forest management while enhancing forest carbon stocks in developing countries with the final aim of mitigating climate change impacts. This programme is now ready for full implementation. Nevertheless, there are still concerns regarding the way in which forest biodiversity is included in the REDD+ methodological framework, as well as the risks associated to a REDD+ programme focused just on carbon. Many studies have investigated, both, the impact of REDD+ activities on biodiversity, as well as, how REDD+ activities can enhance biodiversity co-benefits. However, only few studies have teased apart the relative importance of forest structural and compositional biodiversity, for the productivity, and very few studies exists regarding (biodiversity-rich) tropical forests. The overall aim of this thesis is to explore whether UNFCCC REDD+ decisions are taking due account of the mitigation contribution of forest biodiversity throughout the REDD+ design, as well as to investigate whether forest biodiversity matters for carbon storage, therefore is instrumental for achieving REDD+ long-term goals. Ultimate goal is to propose a set of recommendations on how the REDD+ implementation could take into account biodiversity considerations for better incentivising its contribution in achieving the main REDD+ mitigation goals. The work consists of two sections: I) a deep review of UNFCCC REDD+ decisions and analysis of possible environmental risks related to a not adequate enough consideration of forest biodiversity throughout REDD+ implementation, II) a case study in the tropical forests of Ghana exploring the relationships between biodiversity and forest carbon sequestration.
The results of the review revealed that biodiversity is seen only as desirable but not instrumental for achieving the mitigation goals of REDD+. Forest biodiversity in the REDD+ methodological framework defined by the UNFCCC REDD+ decisions is treated as a co-benefit and/or non-carbon benefit, so it is not regarded as functionally tied to REDD+ mitigation goal. The review detected the following four main risks related to the implementation of REDD+ activities: i) a likely conversion of natural forests into plantations if country definition of forests does not identify proper distinction between natural forests and other forest types; ii) possible degradation of natural forests if the activities related to the sustainable management of forests are not clearly defined; iii) activities aiming at enhancing forest carbon stocks, could incentivise the creation of forests plantations, rather than the restoration of degraded forests; iv) implications of forest definition in the construction of a forest reference level for REDD+.
The goal of the case study was to explore the effects of tree diversity and species richness (using the Shannon and Menhinick indices) and of the combination of structural and taxonomic
attributes (measured by the Complexity index) on above ground forest carbon stocks, using forest inventory data of 80 plots distributed among primary forest, selectively logged natural forests and forest plantations, located in south-western Ghana, in the protected areas of Ankasa and Bia and in Jomoro district. Overall, the results indicated that in all forest categories the Complexity index was significantly and positively related to carbon stocks (Pearson's r range 0.52-0.98). Moreover, the results of the Kruskal-Wallis test indicated that there were significant differences between primary forest and forest plantations regarding, both, species diversity and richness, as well as, carbon stocks. Findings suggest that the simplified vertical structure and composition of forest plantations can significantly reduce the average value of the carbon stock (55 t ha-1) in comparison to observed primary forests under similar environmental conditions (190 t ha-1). Conversely, selective logging led to a significant reduction in species diversity and richness, as well as, in structural complexity, but did not cause a significant decline in carbon storage, although carbon stock in selectively logged forests is on average 40% lower than the amount observed in primary forests under similar environmental conditions.
In conclusion, findings from the Ghana case study indicate that forest biodiversity has an independent and positive effect on above ground carbon stocks, with forest complexity having the strongest effect compared to tree species diversity and richness. Biodiversity conservation should, hence, be regarded as a key component of the REDD+ mechanism. Due to the likely positive contribution to long-term carbon storage, biodiversity considerations should be better incorporated into the REDD+ implementation, especially now that REDD+ is starting to be fully implemented also at National scale, through specific financing Institutions, such as the Green Climate Fund in a key role and ready to deliver third phase result-based payments.
Description: 
Dottorato di ricerca in Ecologia forestale
URI: http://hdl.handle.net/2067/3097
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