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Title: Analisi degli impatti sul clima della filiera lattiero casearia al fine di definire delle regole di categoria di prodotto sulla base della recente UNI CEN ISO/TS 14067
Other Titles: Carbon footprint analysis of dairy sector supply chain in order to define Product Category Rules for UNI CEN ISO/TS 14067
Authors: Valentino, Fiamma
Keywords: Impronta climatica;Settore lattiero-caseario;Latte crudo;Latte trattato;Formaggio;Latticini;Regola di categoria di prodotto;Allevamento;ISO TS 14067;Carbon footprint;Dairy;Raw milk;Processed liquid milk;Cheese;Dairy product;Producy categories rules;Livestock;AGR/05
Issue Date: 10-Apr-2017
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca. 28. ciclo
Abstract: 
Globalmente le emissioni di gas a effetto serra sono cresciute del 46% tra il 1992 e il 2015. Le produzioni lattiero casearie, in particolare gli allevamenti bovini, contribuiscono in maniera sostanziale alle emissioni di gas serra e le aziende impegnate in questo settore stanno adottando strumenti volontari per ridurle e comunicare il loro impegno al consumatore finale. Ad oggi, la UNI CEN ISO 14067 TS, norma tecnica di riferimento per la quantificazione della carbon footprint (CF) di prodotto, non permette automaticamente asserzioni comparative fra studi all’interno dello stesso settore, in quanto sono necessarie Regole di Categoria di Prodotto (RCP) che standardizzino maggiormente la quantificazione della CF per prodotti omogenei. In questo studio sono stati valutati gli impatti sul clima della filiera lattiero casearia, analizzando 13 casi studio di prodotti quali latte alta qualità, latte UHT, latte parzialmente scremato, latte biologico, mozzarella, formaggi a pasta molle relativi a 4 aziende selezionate, per un totale di 73 stalle conferitrici di latte crudo. Sono stati confrontati approfonditamente i requisiti chiave delle diverse metodologie utilizzate per l’analisi cercando soluzioni condivise con gli operatori del settore per risolvere le principali criticità relative al calcolo dell’impronta climatica dei prodotti lattiero caseari. Questo ha permesso di definire delle Regole di Categoria di Prodotto relative rispettivamente alla produzione di latte crudo, latte liquido trattato, formaggi e latticini di origine bovina che potranno essere utilizzate come strumento metodologico per la caratterizzazione dei calcoli dell’impronta climatica delle produzioni lattiero casearie nazionali e per supportare le scelte dei policy maker quando tali strumenti da volontari diventeranno obbligatori.
Le RCP elaborate rappresentano un primo importante passo per garantire un approccio armonizzato per la contabilizzazione dell’impronta climatica del settore lattiero caseario con l’obiettivo di arrivare alla comparabilità dei risultati, che sarà possibile quando saranno disponibili banche dati di riferimento comuni per scegliere in maniera univoca fra i vari fattori di emissione.
Dall’analisi dei casi studio è emerso che, indipendentemente dalla metodologia applicata, la fase di allevamento ha l’incidenza più rilevante sull’impronta di carbonio in tutti i prodotti analizzati, con un contributo medio pario al 70,37 % sul totale delle emissioni di gas serra. Attraverso l’analisi della letteratura esistente si è provato a determinare quali sistemi produttivi costituiscano un valido strumento di riduzione dell’impatto sul clima del prodotto finale (biologica vs. convenzionale, estensivo vs intensivo), ma ad oggi, non è possibile trarre conclusioni robuste a riguardo.
L’impronta climatica, pur essendo un indicatore ambientale fondamentale, applicata al settore lattiero caseario e in generale a quello agroalimentare, presenta dei limiti, in quanto, per la multifunzionalità del settore (tutela del territorio e del patrimonio culturale, aspetti sociali ed economici, benessere animale, qualità del prodotto), gli impatti andrebbero valutati, non solo, attraverso indicatori strettamente ambientali ma anche ricercando un giusto equilibrio tra modelli diversi che rientrano nel più ampio concetto di sviluppo sostenibile.

Globally greenhouse gas emissions increased by 46% between 1992 and 2015. Dairy production, especially livestock farming, contributes substantially to GHG emissions and dairy companies are adopting voluntary programs to reduce their impacts and to communicate their commitments to consumer. To date, the UNI CEN ISO TS 14067, the technical reference standard for quantification of the carbon footprint (CF) of product, not automatically allows comparative assertions, as it is necessary to have Product Category Rules that standardize the quantification of the CF for products performing the same function. This study assessed the CF of the dairy supply chain, analyzing 13 case studies of product such as high quality milk, UHT milk, semi-skimmed milk, organic milk, mozzarella, soft cheese of 4 selected companies, for a total of 73 dairy farms. The key requirements of the different methodologies applied by firms for the analysis have been compared in detail, seeking shared solutions with stakeholders, in order to solve the main bottle-necks related to the carbon footprint analysis of dairy products. This allows to define Product Category Rules concerning respectively bovine raw milk, processed liquid milk, cheese and dairy products that can be used as a methodological reference for the characterization of carbon footprint analysis of national dairy production as well as to support the choices of policy makers when such tools will become mandatory.
Product Category Rules represent an important first step to ensure a harmonized approach to calculate dairy sector carbon footprint with the aim of comparing results, which will be possible when common emission factors databases will be available.
The analysis of the case studies showed that, regardless of the methodology applied, livestock farming has the most significant impact on the carbon footprint in all the products analyzed, with an average contribution of 70.37% on the total GHG emissions. Through the analysis of the existing literature it has been tried to identify if different production systems (organic vs. conventional, extensive vs. intensive) can reduce final product carbon footprint, but to date, it is not possible to draw robust conclusions on this subject.
The carbon footprint, even though it is a crucial environmental indicator, applied to the dairy sector and to agri-food industry in general, has limitations, since, for the multi-functionality of the sector (landscape management, cultural heritage enhancement, social and economic aspects, animal welfare, quality of the final product), impacts should be assessed not only through environmental indicators, such as carbon footprint, but also by seeking a balance between different models within the broader concept of sustainable development.
Description: 
Dottorato di ricerca in Ecologia forestale
URI: http://hdl.handle.net/2067/3096
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