Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2067/3069
Title: Artisti a teatro: materiali e storie. Incontri di pittura e scultura con il palcoscenico tra Roma, Napoli e Torino negli ultimi 50 anni
Other Titles: Artists at the theatre: materials and stories. Painting and sculpture on stage in Rome, Naples and Turin over the last 50 years
Authors: Mattarella, Lea
Keywords: Arte;Teatro;Palcoscenico;Art;Theatre;Stage;L-ART/03
Issue Date: 27-Feb-2014
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca. 25. ciclo
Abstract: 
Il progetto di ricerca indaga il rapporto tra le arti visive contemporanee e il teatro, inteso come spazio fisico.
Non si concentra infatti sulle caratteristiche ‘teatrali’ di molta arte contemporanea – che significherebbe analizzare soprattutto l’esperienza della perfomance, un argomento già ampiamente studiato – bensì su quegli artisti che hanno ‘frequentato’ da pittori e da scultori il teatro come ‘luogo’.
Il campo di indagine è definito dalla collaborazione di alcuni protagonisti dell’arte italiana dal dopoguerra a oggi con i maggiori teatri (Teatro alla Scala di Milano, di San Carlo di Napoli, dell’Opera di Roma, Maggio Musicale fiorentino, Teatro Stabile e Teatro Regio di Torino) negli archivi dei quali è stata in gran parte svolta la ricerca. Ci si è concentrati sulla situazione torinese a cavallo del Sessantotto e sulla situazione napoletana dei primi anni del nuovo millennio, riscontrando alcune caratteristiche simili nella gestione della politica culturale della città, di cui il teatro diventa parte attiva.
Gli artisti sono stati selezionati in base al loro effettivo e reale rapporto con il palcoscenico, ma anche alla “teatralità” insita in gran parte delle loro opere: Mario Ceroli, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Mimmo Paladino hanno lavorato moltissimo come scenografi e il teatro è entrato nella loro opera in maniera esplicita. L’incipit del progetto è la ricerca di Alberto Burri che tra il 1959 e il 1976 allestisce alcune scenografie che riflettono in maniera eccellente quello che sarà successivamente la dinamica tra artisti e teatro: portare se stessi sul palco, avendo però ben presente le regole di questo.
Quello che interessa sottolineare è come nella collaborazione con il teatro l’idea della libertà dell’artista ha un vincolo preciso: un luogo che nel corso dei secoli è rimasto sempre uguale a se stesso e ha una consolidata coscienza della propria memoria. Come se non bastasse, l’artista ha un deve fare i conti con una trama (che all’Opera è anche musicale), quella storia messa in scena, da cui, comunque, non è possibile prescindere. Quindi chi realizza una scenografia deve aver presenti due “limiti”: uno spaziale, l’altro narrativo. Ed è interessante vedere come questi artisti, già affermati e con un loro linguaggio specifico, hanno affrontato questa griglia definita molto prima di loro. Il lavoro teatrale nasce dall’accordo tra l’artista-scenografo, il regista, il soprintendente del teatro che è colui che materialmente commissiona l’opera. Ma, nonostante tutto, sembra proprio che, alla fine, l’artista riesca a diventare il protagonista della scena.

This research project analyzes the relationship between contemporary visual arts and theater, understood as physical space.
One doesn’t usually focus on the ‘theatrical’ aspects of most contemporary art - which would be, above all, to analyze the experience of the performance, a topic which has already been studied extensively - but instead to concentrate on the artists who 'attended' theatre as a ‘place’, as painters and sculptors.
The field of investigation is defined by the collaboration of some protagonists of Italian art, from the post-war period to today, with the most important theaters (the Scala Theatre in Milan, the San Carlo in Naples, the Rome Opera, the Maggio Musicale in Florence, and the Stabile Theatre and the Regio Theatre of Turin) in the archives where much of the reasearch has been carried out. We focused on the situations in Turin about 1968th and Naples in the early years of the new millennium, finding some similar features in the management of the cultural politics of the city, in which the theater became an active part.
The artists were selected based on their actual and real relationship with the stage, but also on the 'theatricality' inherent in most of their work : Mario Ceroli, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Mimmo Paladino worked very much like scenographers and theatre influenced their work explicitly. The project began with Alberto Burri's research which from 1959 and 1976 shows some scenes that perfectly reflect what would be the dynamic between artists and theater: to carry themselves on stage, but keeping in mind the rules.
What is interesting to note is how, in collaboration with the theatre, the idea the artist's freedom has a specific constraint: a place that over the centuries has always remained true to itself and has a strong awareness of its own memory. As if that were not enough, the artist has had to deal with a plot (just like in Operas and musicals), that story played out in scene, which however, is impossible to ignore. . So whoever sets a scene must remember two 'limits': one spatial and the other narrative. It is interesting to see how these artists, already established and with their own specific language, have addressed this grid, defined long before them. The play arises from the agreement between the artist - designer, the director, the superintendent of the theatre, and the person who has commissioned the work . Nonetheless, it seems that in the end, the artist manages to become the protagonist of the scene.
Description: 
Dottorato di ricerca in Memoria e materia dell'opera d'arte attraverso i processi di produzione, storicizzazione, conservazione, musealizzazione
URI: http://hdl.handle.net/2067/3069
Appears in Collections:Archivio delle tesi di dottorato di ricerca

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