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Title: Prospettive di riforma ed evoluzione dell'università italiana (1946-1982)
Other Titles: Reform prospects and evolution of Italian University (1946-1982)
Authors: Governali, Luciano
Keywords: Università;Riforma universitaria;Programmazione formativa;Politiche di piano;Docenza universitaria;Liberalizzazione;Immatricolazioni;Dipartimenti;italian University;University Reform;Higher Education;Higher Education Planning;Departments;University Teaching
Issue Date: 10-Jun-2016
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca. 28. ciclo
Abstract: 
L’obbiettivo di questo lavoro è tracciare una storia istituzionale dell’università, inquadrandola nel
più generale contesto sociale ed economico che determinò le politiche formative del paese
dall’immediato dopo guerra, passando per gli anni dell’espansione economica e quelli successivi
della stagnazione, giungendo fino ai primi anni ottanta.
La ricerca ha seguito due direttive: da un lato l’evoluzione dell’università determinata dalla politica
istituzionale e i cambiamenti della struttura universitaria, dall’altro lo stravolgimento del ruolo
sociale dell’università, determinato dal passaggio dal modello liberale di università d’elitè
funzionale alla formazione di una ristretta classe dirigente, a indispensabile strumento per la
formazione di numerose e ampie categorie di forza lavoro in un paese avviato verso la completa
industrializzazione, verso l’enorme sviluppo del settore terziario e in un contesto di profonda
urbanizzazione e in generale di superamento dei rapporti sociali dei decenni precedenti alla guerra.
La prima traccia di ricerca è stata sviluppata su due categorie di fonti principali: da un lato il
dibattito politico-parlamentare intorno ai progetti di legge (le aperture degli accessi del ’61 e
specialmente del ’69, le liberalizzazioni dei piani di studio dello stesso anno, i provvedimenti sulla
docenza degli anni settanta), alle indagini conoscitive (quella promossa dal ministro Gonella nel ’47
e quella varata da Medici e conclusa con Gui ministro tra il ’63 e il ‘65), alle proposte di riforma (i
progetti n. 2.314 del ’65, n. 612 del ’69, l’elaborazione della “Bozza Cervone” fra ’77 e ’78), alla
regolazione dell’assetto giuridico ed economico del personale docente, ai piani di finanziamento e
sviluppo dell’università; dall’altro attraverso lo studio del dibattito interno e fra i partiti utilizzando
come fonti i periodici ad essi vicini o attenti al tema (“Riforma della Scuola” e “Rinascita” per il
PCI, “Scuola e Città” e “Il Ponte” per il PSI, “La Discussione” e “Tuttoscuola” per la DC, in
seguito riviste come “Universitas”, ecc.), oltre che atti di convegni e pubblicazioni curate dai
protagonisti dell’epoca. Nella ricerca, un ampio spazio è dato al tema della pianificazione
scolastica (animato dagli studi di tecnici dell’economia e della formazione), strettamente connessa
al dibattito sulla pianificazione economica sviluppatosi prevalentemente negli anni del centrosinistra.
La seconda traccia di studio, quella relativa ai cambiamenti sociali e culturali causa ed effetto
dell’espansione dell’utenza universitaria, è stata analizzata attraverso lo studio di fonti inconsuete
per la storiografia tradizionale, come gli studi di sociologia e di scienze della formazione
sviluppatisi a partire dagli anni settanta, i quali fecero largo uso delle cifre sistematizzate da ISTAT
e CENSIS sistematizzate nelle tabelle statistiche che completano il presente lavoro. Analizzare
l’evoluzione delle componenti sociali ha significato anche indagare le vicende legate alla docenza
universitaria, al suo ruolo rispetto al dibattito politico, alle richieste portate avanti e alle funzioni
assunte all’interno delle facoltà di fronte ai profondi cambiamenti descritti.
Per quanto riguarda gli estremi cronologici della ricerca, la scelta di interrompere la ricerca alla
prima metà degli anni ’80 risponde all’analisi più complessiva che si fa di quel periodo della storia
politica ed economica non soltanto italiana, le cui successive vicende di riforma dell’università
rappresentano a mio avviso l’emblema del netto cambio di fase vissuto dalla politica e dalla società
anche per quanto riguarda l’istruzione superiore.
La suddivisione in capitoli rispecchia invece più fedelmente le fasi della politica universitaria. Nel
primo capitolo si fa il punto sull’eredità dell’apparato normativo ereditato dal fascismo e sulle
effettive possibilità che si aprirono o meno alle forze politiche per inaugurare una nuova fase,
mettendo in luce anche le prime strategie d’intervento abbozzate dai principali partiti nel corso
degli anni ’50.
Nel secondo capitolo sono affrontate le previsioni scolastiche e i progetti di riforma ad esse più o
meno legate: dagli studi della SVIMEZ in poi (influenzati da quelli più ampi condotti dall’OCSE),
la programmazione scolastica e le previsioni sullo sviluppo economico del paese assunsero un ruolo
determinante per la politica di riforma di scuola e università, politica che nei primi anni sessanta si
concretizzò nell’istituzione della scuola media unica (1962), nelle prime aperture dell’università ai
diplomati di istituti e soprattutto nella prima vera proposta di riforma dell’università, quella di Luigi
Gui del 1966, l’unica inserita in un progetto organico di riforma di tutta l’istruzione, il Piano Gui,
dichiaratamente ispirato dagli studi di previsione (anche se non sempre coerente con essi). Con il
terzo capitolo si affronta la lunga discussione dentro e fuori il Parlamento in merito al più
ambizioso progetto di riforma del periodo, il n. 612, sostenuto dai socialisti proprio mentre
l’esperienza dei governi di centrosinistra andava esaurendosi nei primi anni settanta; dello stesso
periodo (1969) è l’apertura degli accessi all’università a qualsiasi tipologia di diplomato e le
liberalizzazioni dei piani di studio, veri spartiacque della storia dell’università italiana. Il terzo
capitolo si chiude infine con l’analisi dei “provvedimenti urgenti” del 1973, emblema di un modello
di sviluppo dell’università fortemente precario, sintomo dell’incapacità di riformare e investire
seriamente nella qualità dell’istruzione universitaria a vantaggio di una strategia prettamente
quantitativa.
Le tematiche affrontate nel quarto e ultimo capitolo sono invece determinate dall’inedita fase
politica vissuta dal paese dalla metà degli anni settanta, caratterizzata dall’avvicinamento fra
maggioranza e opposizione fino alla creazione dei governi di “solidarietà nazionale”, nati
ufficialmente per far fronte a crisi economica e terrorismo politico. Mentre l’attenzione sulla
riforma universitaria andava velocemente calando (nonostante un ennesimo dibattito durato anni in
Parlamento su un altro complesso progetto di riforma, la “bozza Cervone”), si verificarono gli
ultimi cambiamenti sostanziali della struttura accademica attraverso l’ultimo capitolo del
riformismo per decreti, tramite il quale furono istituiti i dipartimenti e le figure di ricercatore e
docente associato nei primi anni ottanta.
Chiude il lavoro l’Appendice Statistica in cui sono raccolte le cifre dell’università italiana (studenti,
docenti, rapporti quantitativi e distribuzione, finanziamenti) dal 1946 al 1985.

The aim of this study is tracing an istitutional history of university, by focusing in the wider social
and economic context that determined the higher education policies after Second World War –
spanning from the economic espansion years and the later stagnation to the early eighties.
The research follows two main paths: on the one hand the university evolution and change of
structure as determined by institutional factors; on the other hand the revolutionized social role of
universities over the period under investigation. Indeed, the passage from a liberal model of élite
universities – destined to the education of ruling classes – to a mass university – an essential
instrument in training numerous labor force categories – took place in a rapidly and profoundly
changing context. At that time Italy was headed towards full industrialization, was experiencing a
massive development of the third sector and mass urbanization. In general, Italy was overcoming
the social relations of the decades before Second world war.
The First research line was developed on the basis of two main sources. On the one hand I analyzed
the political-parliamentary debate on Education Bill proposals (the opening of the access of 1961
and especially of 1969, the curriculum liberalizations of the same year, the measures on univerity
teaching in the seventies), on the investigations (the one proposed by Minister Gonella in 1947,
launched from Minister Medici and concluded by Gui which was Education Minister from 1963 to
1965), on the various reform proposals of the analyzed decades (projects n. 2.314 of ’65, n. 612 of
’69, the elaboration of the “Bozza Cervone” between ’77 and ’78) and about the regulation of the
legal and economic framework of higher education teachers and the plans of university funding and
development.
On the other hand, I studied the internal party debates by employing periodicals close to political
parties or particularly sensitive to higher education issues (“Riforma della Scuola” and “Rinascita”
for the communist party PCI, “Scuola e Città” and “Il Ponte” for the socialist party PSI, “La
Discussione” and “Tuttoscuola” for the Christian democrat party DC, for more recent years
periodical such as “Universitas”, etcetera). Furthermore I used as sources conference proceedings
and pubblications edited by the key actors of the debate.
In the research I gave a significant space to the scholastic planning issue. This debate was strictly
connected to the one on the economic planning of the country, developed mostly in the center-left
wing years.
The second part of the study, as said above, focuses on the social and cultural changes which were
cause and consequences of the widening of the university students. This was analyzed through the
study of source that are unusual to the tradition historiography, such as sociology or higher
education studies which were developed from the 1970s and largely employed ISTAT and CENSIS
data and researches. I have rationalized these studies in the statistics tables present in this thesis.
The analysis of the evolution of social components regarded also university teaching activity issues,
its role in relation to the political debate, and the role of teaching staffs within faculties in the
profoundly changing circumstances described above.
For what concerns the historical time range of this work, the choice to stop in the early eighties
answers to a more general analysis of a chapter of the political and economic history that started in
that eighties, not only in Italy. In my opinion, the following sequence of events regarding higher
education reforms represent the symbol of the clear and abrupt phase change that politics and
society experienced at that time.
The thesis is organized as follows. The first chapter takes stock of the legislation inherited from the
fascism and of the first debates on university in the Assemblea Costituente and in the Parliament,
sheding light on the first intervention strategies of major political parties during the fifties.
The second chapter addresses the forecasts on school attendendence and the consequent projects of
reform. On the basis of first studies of SVIMEZ – influenced by the broader ones of OCSE – the
education planning and the forecasts on the country development played a crucial role for the
reform policies of schools and universities. Policies embodied in the early sisxties by the institution
of the scuola media unica in 1962, by the first opening of access to professional high school
graduates; and, in particolar, in 1966 by the first real proposal of university reform, the Piano Gui
of Luigi Gui, the only one included in an integral reform plan of all education levels and explicitely
inspired from the educational planning studies.
The third chapter focuses on the long discussion – inside an outside the Parliament – concernig the
most ambitiuos reform project of the period, the n. 612. The latter, while the experience of the
center-left wing goverments were extinguishing, was backed by the socialists. However, the
socialist were responsabile for the actual watershed in Italian university history, the opening of
university accesses to any category of high school graduated students. Lastly, the third chapter ends
with the analysis of 1973’s “provvedimenti urgenti”, emblem of a model of university development
heavily based on precarious work. A synthom of the incapacity both in reforming and in seriously
invest in education quality, favoring only quantitative strategies.
While, in the fourth and last chapter, focuses on the second halph of the seventies a complete new
political phase for the country, characterized by the approach between the parliamentary majority
(hold by Christian democrat) and the communist opposition until the creation of natonal solidarity
governments, ufficially borned to tackle the economic crisic and political terrorism. In the early
eighties, while the attention on university reforms was rapidly decreasing, the last substantial
change to the academic structure were made after those of 1969. During the last chapter of the
“reformism by decrees”, the departments and the roles of researcher and associate professor were
established.
The statistical appendix ends the thesis. Covering a time window that goes from 1946 to 1985, it
reports all data on students, teachers, funding and their distribution in the ltalian
Description: 
Dottorato di ricerca in Storia d'Europa, società, politica, istituzioni (xix-xx)
URI: http://hdl.handle.net/2067/3050
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