Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2067/3049
Title: Viaggiatori inglesi sulle tracce degli Etruschi
Other Titles: English travelers on the traces of the Etruscans
Authors: Chiatti, Elisa
Keywords: Etruria;Etruschi;George Dennis;Grand tour;Italia;James Byres;Letteratura di viaggio;Thomas Coke;Thomas Dempster;Thomas Jenkis;Tuscia;Viaggiatori inglesi;Viaggio;English travelers;Etruscans;Travel literature;Travel;Italy
Issue Date: 20-May-2016
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca. 28. ciclo
Abstract: 
Nel periodo che va dall’inizio del 1600 ai primi decenni del 1800, i viaggi costituirono una sorta di immigrazione culturale che coinvolse una lunga schiera di illustri personaggi inglesi, molti dei quali rivolsero il proprio interesse nei riguardi dell’arte italica, anche con particolare riferimento alla cultura e alla civiltà Etrusca, dando origine a una nicchia esclusiva nel panorama dell’odeporica.
Scopo di questa ricerca è stato indagare come all’interno di questo genere di letteratura, dove l’attenzione era posta generalmente sulla descrizione dei luoghi visitati e sull’aspetto generale del viaggio, diversi scrittori e viaggiatori inglesi focalizzassero i resoconti della propria esperienza in ciò che si trasformerà poi nella moderna ricerca archeologica.
Una delle particolarità del genere può senz’altro identificarsi nella descrizione di monumenti o opere d’arte, come anche nella puntigliosa e accurata descrizione dei siti storici e archeologici che, a volte assumendo quasi un carattere scientifico, è spesso ricca e rigorosamente documentata. Grazie a questa specificità, non a caso, nella prima metà del XIX secolo i margini del viaggio in Italia si dilatano, portando il viaggiatore a esplorare quelle parti della penisola tradizionalmente ritenute non importanti, per non dire quasi dimenticate, per incuria e, non di rado, per la totale mancanza di strade carrozzabili. Nella maggior parte dei casi si tratta di siti archeologici che, nell’Etruria e soprattutto nella Tuscia, saranno riscoperti e valorizzati proprio grazie alle visite e ai resoconti di questi viaggiatori.
Nella prima parte di questo elaborato si è messo in relazione il viaggio in Italia con l’Etruria come luogo geografico di destinazione, cercando prima di delinearne un quadro generale e poi di stringere il campo sull’“Etruria propriamente detta”, confrontando le opinioni di vari storici e geografi del passato sulla definizione dei suoi confini, anche con l’ausilio di esempi concreti tratti dai resoconti di viaggio di visitatori interessati particolarmente ai luoghi della Tuscia.
Il primo importante rapporto tra i britannici e l’Etruria può farsi risalire ai primi anni del XVII secolo, quando Cosimo II de’ Medici, granduca di Toscana, commissionò a Thomas Dempster un’opera sugli Etruschi, che, diversamente da altre che seguiranno muovendo da esperienze di viaggio, nasce quasi interamente “a tavolino”. Il manoscritto, De Etruria Regali Libri Septem (Sette Libri sull’Etruria Reale), redatto in latino, prodromo a rappresentare una prima immagine figurativa
2
dell’arte etrusca, fu consegnato dopo tre anni di lavoro (1619), ma vide la luce a stampa solo nel 1726, quando venne pubblicato grazie all’interessamento di un altro viaggiatore inglese: Thomas Coke.
Coke effettuò il suo Grand Tour tra il 1713 e il 1718 e, giunto in Italia, acquistò a Firenze il manoscritto di Dempster ancora depositato a Palazzo Pitti. Sotto il suo patrocinio il lavoro sull’opera venne ripreso da un gruppo di intellettuali fiorentini, tra cui Filippo Buonarroti, Scipione Maffei e Giovanni Gaetano Bottari, che ne riscrissero e ampliarono alcune parti, aggiungendo anche tavole con disegni.
Dempster aveva lavorato diversi anni a un’opera che rientra nel genere storiografico, affrontando un argomento interessante e nuovo per l’epoca sotto ogni aspetto, ma senza mai verificare sul campo ciò di cui parlava e basandosi esclusivamente sulla testimonianza di chi se ne era occupato prima di lui, ovvero di quegli scrittori, dai classici fino ai coevi, che avevano lasciato qua e là tracce sull’argomento “civiltà etrusca” nelle proprie opere o ne avevano curato alcuni aspetti. Dal canto suo, Coke non si limitò a pubblicare il manoscritto così come lo aveva acquistato, ma fu necessario aggiungere alcune precisazioni su diversi punti dell’opera, che confluirono nella ricca appendice curata da Filippo Buonarroti, Ad Monumenta Etrusca Operi Dempsteriano addita Explicationes et Conjecturae, posta in fondo al secondo tomo, che rappresenta una importante testimonianza dei cambiamenti avvenuti nel corso di un secolo nel campo dell’archeologia: nuove scoperte, città o monumenti scomparsi riportati alla luce, oggetti e reperti trovati nel corso degli anni, iscrizioni leggibili seppure ancora sconosciute… tutte cose che Buonarroti aveva visto personalmente e che aveva riportato fedelmente su tavola.
L’importanza di Dempster in questa indagine risiede nel merito che gli si può attribuire di avere generato un’attenzione particolare tra i futuri viaggiatori verso quel tipo di tour che produrrà quella particolare nicchia di scritti sugli Etruschi. Molti saranno infatti i viaggiatori che, oltre a Coke, si occuperanno dell’argomento lasciandoci materiali che si riveleranno di notevole interesse e il cui studio merita di essere approfondito
Tra i tanti grand-tourists, una personalità notevole fu Thomas Jenkins, il primo inglese che visitò una città etrusca con lo scopo di esplorarne le tombe e che, nel 1761, a Tarquinia, portò nuovamente alla luce tre tombe nella necropoli di Monterozzi, tra cui la Tomba del Cardinale, della quale fece copiare dipinti murali e iscrizioni. Qui Jenkins incontrò James Byres – un rivale e allo stesso tempo un successore – la cui intenzione maggiore era quella di scrivere un libro sulla storia degli Etruschi, The History of the Etrurians, illustrato con disegni di pitture murali e di tombe. Purtroppo ciò che di questo lavoro è giunto a noi, molti anni dopo la morte di Byres, sono solo le
3
tavole incise e pubblicate postume in un album dal pittore Frank Howard con il titolo Hypogaei or Sepulcral Caverns of Tarquinia, the Capital of Ancient Etruria by the late James Byres Esq. of Tonley Aberdeenshire, nearly forty Years Antiquarian resident at Rome prior to 1791.
Jenkins e Byres sono due figure di spicco del movimento che si sviluppa a Roma attorno all’arte del collezionismo e alla moda dei grand-tourists di fornirsi di un cicerone per essere accompagnati nelle loro visite alle antichità e ai monumenti della città. Tanti saranno infatti i viaggiatori che visiteranno l’Etruria affascinati dalla sua storia e dalle varie testimonianze che, con l’andare del tempo, diventeranno sempre più fruibili.
Ad aumentare l’interesse per la nascente etruscologia contribuì nel 1837 la mostra dei fratelli Campanari di Tuscania, tenuta a Pall Mall, che spinse in Italia nuovi viaggiatori, a partire da Mrs. Hamilton Gray, che pubblicherà il suo Tour to the Sepulchres of Etruria in 1839; sarà poi la volta di George Dennis, che, dopo le esplorazioni del Lazio e della Toscana effettuate dal 1842 al 1847, scriverà quella che può senz’altro dirsi l’opera ottocentesca più importante sugli Etruschi, The Cities and Cemeteries of Etruria, e che, se paragonata a quella pioneristica di Dempster, mostra i grandi mutamenti avvenuti nell’ambito della ricerca archeologica nei circa due secoli che le separano. Laddove Dempster, pur avendo a suo tempo avuto l’occasione di visitare diverse località, si limita a scrivere un’opera storica compilativa e prettamente informativa, Dennis scrive un’opera peculiare anche nel genere dell’odeporica, in quanto, oltre a informare il lettore con precisi riferimenti e citazioni, offre una descrizione dell’insieme basandola sulla propria esperienza sul campo.
L’opera di Dennis costituisce una notevole impresa dal carattere storico e scientifico, ma in più, grazie con una scrittura scorrevole e persuasiva, presenta tutte le caratteristiche riconducibili al racconto di viaggio: lo spirito d’avventura, tipico del Romanticismo, che pervadeva i viaggiatori; la ricerca e la riscoperta delle antichità classiche; le semplici e utili indicazioni e raccomandazioni della guida riferite a itinerari ben specifici; come anche, confrontando le sue due diverse edizioni, un colorito ritratto dell’Italia pre- e post-unitaria e di come, nel corso di qualche decennio, fosse mutata gradualmente l’attenzione nei confronti degli scavi archeologici e del commercio delle antichità.
In questo lavoro si vuole sottolineare come tra le tante tipologie di viaggio – a partire dai pellegrinaggi del Medioevo, attraversando tutta l’epoca d’oro del Grand Tour, fino ad arrivare al turismo moderno – emerga quella particolare nicchia di viaggiatori che si concentra sui cosiddetti “itinerari minori”, alla scoperta, o meglio alla riscoperta, delle antiche civiltà come quella Etrusca. Per questo motivo, dopo aver affrontato un excursus storico teso ad analizzare le motivazioni e i
4
primi protagonisti entrati in contatto con questo mondo dimenticato – a partire dagli sporadici accenni dei viaggiatori seicenteschi, passando per il lavoro del Dempster, fino al viaggio raccontato da Mrs. Hamilton Gray – si giunge alla fondamentale opera di Dennis, dopo esserci concentrati sugli episodi salienti della sua vita, riguardanti soprattutto la carriera, i rapporti con altri viaggiatori coevi, le relazioni con colleghi diplomatici, ricavabili dalla sua nutrita corrispondenza. Particolarmente interessante si è rivelata quella tenuta con i suoi familiari, con gli amici e con il fedele editore John Murray (quello delle celebri guide Murray, corrispettive inglesi del Baedeker tedesco). Infatti, è grazie a queste lettere che si riesce a comprendere e ricostruire la personalità eclettica di un uomo, che, pur tenendo fede ai suoi impegni governativi, ha saputo fare della propria vita esattamente ciò che desiderava: inseguire fino all’ultimo la passione per i viaggi e per la ricerca archeologica.
Una lettura comparata della prima edizione di The Cities and Cemeteries of Etruria (1848) e della terza del 1883 (ristampa perfettamente identica della seconda, del 1878, già all’epoca introvabile) consente inoltre di focalizzare l’attenzione principalmente su locande, osterie, alloggi, guide o ciceroni, mezzi di trasporto, itinerari, costi; ossia su ciò che Dennis consigliava fortemente ai viaggiatori che lo avrebbero seguito nella sua avventura italiana.
Le differenze maggiormente notevoli riguardano le possibilità di alloggio, poiché naturalmente, a distanza di una quarantina di anni tra il primo tour e le ultime visite alle medesime località, Dennis trova diversi cambiamenti. Non va dimenticato infatti che tra le varie visite di Dennis ci fu un periodo bellicoso, che portò a un avvenimento importante, anche riguardo al viaggio e alla maniera di viaggiare: l’unificazione della penisola italiana. Questo evento segnò profondamente la geografia dei luoghi, mutando i confini, o meglio annullandoli, tra uno stato e l’altro. Ma non è tutto, il progresso sempre crescente fece sì che anche nei mezzi di trasporto e negli spostamenti ci fossero notevoli cambiamenti: rispetto ai viaggi compiuti tra la fine degli anni Trenta dell’Ottocento e la fine degli anni Settanta, Dennis incontra possibilità diverse e più comode di spostarsi da una zona all’altra. Le linee ferroviarie sono sicuramente aumentate, ma anche sulle piccole distanze si ha, per esempio, in alcune zone, la possibilità di noleggiare una diligenza con vetturini, che sono a volte anche guide, anziché affrontare il viaggio “a dorso di mulo”.
Senza dubbio una particolare attenzione l’autore la dedica ai cosiddetti tipi umani: c’è una forte presenza di nomi, soprannomi, descrizioni del carattere, di ogni persona rilevante incontrata nel suo viaggio. Principalmente si tratta di guide, ciceroni, custodi, che normalmente svolgono altre attività (macellaio, calzolaio, postino, oste, eccetera), ma che ben volentieri si offrono di accompagnare i viaggiatori a visitare i resti presenti nei loro siti, a volte dietro compenso, altre
5
accontentandosi di una mancia. Ulteriori ricerche e consultazioni di documenti d’archivio hanno portato a conoscere e identificare alcuni di questi personaggi, più o meno noti, venuti a contatto con George Dennis durante i suoi tour nell’Etruria e particolarmente nella Tuscia. Si tratta di persone che entravano in contatto con i viaggiatori, specialmente con quelli interessati alle scoperte archeologiche del tempo: Domenico Ruggeri, Giosafat Bazzichelli, Manzi, Fossati, Domenico Golini, il Conte Flavio Ravizza, la famiglia Fosci, don Luigi Vittori, i fratelli Campanari, Antonio Valeri, e tanti altri.
Di ognuno di essi si può accertare l’esistenza, ricavare qualche notizia in più sulla loro occupazione. In molti casi si scopre che erano degli scavatori professionisti, che chiedevano permessi e licenze per operare in diversi terreni intorno a Viterbo. Per esempio, del “Ruggieri caffettiere di Viterbo”, come annota Dennis, sappiamo che si chiamava Domenico Ruggeri e che aveva scavato a Castel d’Asso, ma anche in altri territori del viterbese, insieme ad altri due grandi “tombaroli”: Manzi e Fossati. A quanto pare il Ruggeri nel tempo libero accompagnava i viaggiatori e i curiosi a visitare i siti di scavo “dietro compenso”, come dice Dennis, che lo definisce anche la migliore guida che si potesse avere per Viterbo e i dintorni. Su alcuni di questi personaggi emergono anche delle curiosità, come quella sullo speziale di Toscanella, Antonio Valeri, al quale, nel 1845, viene proibito di restaurare oggetti antichi dal momento che ne aveva danneggiati diversi ai signori Guglielmi e Querciola.
Queste e altre informazioni preziose emergono dalle pagine di Dennis, come quelle sullo stato di conservazione di numerosi monumenti. L’autore propone inoltre una descrizione dettagliata di musei che oggi si presentano in una forma completamente diversa o che, talora, non esistono più, per non parlare delle collezioni private andate disperse nel frattempo. La sua esposizione consente di riconoscere singole opere d’arte che il commercio antiquario ha portato altrove e di cui è andata perduta la collocazione originaria. Dalle stesse pagine, infine, affiora un’Italia che non esiste più: luoghi descritti come di una bellezza struggente e ora trasformati in periferie di centri urbani che sembrano avere perso persino la consapevolezza del proprio passato; siti carichi di storia divenuti posti privi d’identità. Per questo The Cities and Cemeteries of Etruria oltre a essere uno studio prezioso del mondo etrusco e una guida di viaggio utile all’epoca è una testimonianza della nostra storia attraverso gli occhi di un viaggiatore attento e meticoloso.

Between the beginning of 1600 to the first decades of 1800, travels represented a sort of cultural migration that involved a long line of illustrious English characters, many of whom turned their interest towards Italian art, also with particular reference to Etruscan culture and civilization, giving rise to a unique niche in travel literature.
The purpose of this research was to investigate how within this kind of literature, principally devoted to the description of the places and to the overall appearance of the journey, several English writers and travelers focused their own experience on what was to become modern archaeological research.
One of the peculiarities of the genre can be certainly identified with the description of monuments or works of art, as well as with the meticulous and accurate descriptions, often richly and rigorously documented, of historical and archaeological sites. Thanks to this specificity, in the first half of the 19th century, the borders of the travel to Italy widened, leading the travelers to explore those parts of the peninsula, traditionally thought to be unimportant, not to say almost forgotten, because of carelessness and, not rarely, because of the total lack of carriage roads. In most cases, these archaeological sites, in Etruria and especially in Tuscia, will be rediscovered and appreciated thanks to the visits and the reports of these travelers.
The first part of this dissertation focuses on the journey to Etruria as a geographical place of destination and on the definition of its borders, according to the opinions of various historians and geographers of the past and to the travel accounts of visitors particularly interested in this area.
The first important relationship between British travelers and Etruria can be traced back to the early 17th century, when Cosimo II de’ Medici, Grand Duke of Tuscany, entrusted Thomas Dempster with a work on the Etruscans, which, unlike the others that will follow, did not spring form a travel experience, but was almost entirely written consulting previous books on the subject. The Latin manuscript, De Etruria Regali Libri Septem (Seven Books on Royal Etruria), which contains a first figurative image of Etruscan art, was delivered, after three years work, in 1619, but it was printed only in 1726, thanks to another English traveler: Thomas Coke.
Coke spent the period between 1713 and 1718 in Italy. Here, in Florence, he purchased Dempster’s manuscript, deposited in the Pitti Palace. Under his patronage the work was revised by
2
a group of Florentine intellectuals, including Filippo Buonarroti, Scipione Maffei and Giovanni Gaetano Bottari, who rewrote and expanded some parts of it, adding many drawings.
Dempster had worked several years at his work, facing a new and interesting topic for the era, but he never moved to the places he was talking about, and based his researches exclusively on the testimony of those classical and contemporary writers who had left here and there traces on the “Etruscan civilization” or who had treated some aspects of the subject in their works. For its part, Coke did not just publish the manuscript he had purchased, but he thought it was necessary to add some clarifications on various points of the work, which were collected in the rich appendix edited by Filippo Buonarroti, Ad Monumenta Etrusca Operi Dempsteriano addita Explicationes et Conjecturae, placed at the end of the second volume, which is an important testimony of the changes that have occurred over a century in the field of archeology: new discoveries, disappeared cities or monuments newly brought to light, objects and artifacts found over the years, readable inscriptions still unknown... Buonarroti had personally seen all these things and had faithfully reported them on plates.
The importance of Dempster’s work is that it generated a particular attention among future travelers to a new kind of tour that will give birth to this particular niche of writings on the Etruscans. Many in fact were the future travelers who visited Etruscan places, producing writing materials which is a testimony of the considerable interest on a subject which, as such, deserves to be deeply investigated.
Among the many grand-tourists, a remarkable personality was Thomas Jenkins, the first Englishman who visited an Etruscan city with the aim to explore its tombs and who, in 1761, in Tarquinia, brought back to light three tombs in the necropolis of Monterozzi, including the Tomb of the Cardinal, of which he copied frescoes and inscriptions. Here Jenkins met James Byres – a rival and at the same time a successor – whose major intention was to write a book on the history of the Etruscans, The History of the Etrurians, illustrated with drawings of frescoes and tombs. Unfortunately, many years after the death of Byres, only the engraved plates published posthumously in an album by the painter Frank Howard, Hypogaei or Sepulcral Caverns of Tarquinia, the Capital of Ancient Etruria by the late James Byres Esq. of Tonley Aberdeenshire, nearly forty Years Antiquarian resident at Rome prior to 1791, have reached us.
Jenkins and Byres are two leading figures of the Roman movement interested in collecting art with the aid of Italian ciceroni who accompanied them in their visits to the antiquities and monuments of the cities. Many will be indeed the travelers who, visiting Etruria, were fascinated by its history and by its various evidences which had now become more accessible.
3
To increase the interest in Etruscology contributed in 1837 the exhibition of the Campanari brothers from Tuscania held in Pall Mall, which prompted the increase of travelers to Italy: from Mrs. Hamilton Gray, who will write her Tour to the Sepulchres of Etruria in 1839, to George Dennis, who, after the explorations of Lazio and Tuscany from 1842 to 1847, will write a book that can be certainly said to be the most important nineteenth-century work on the Etruscans, The Cities and Cemeteries of Etruria, and that, when compared to the Dempster’s pioneering work, shows the great changes that took place within the framework of the archaeological research in the two centuries that separate them.
Whereas Dempster, although he had the opportunity to visit various places, writes a historical, compiled and purely informative work, Dennis writes a peculiar work of travel literature, since he not only informs the reader with specific references and quotations, but provides an overall description of the places based on his own experience.
Dennis’s work is a remarkable achievement from a historical and scientific point of view, and also an example of travel account with many traits in common with its age: the typical Romantic spirit of adventure; the desire to research and to rediscover classical antiquities; simple and useful suggestions and recommendations of the guides related to very specific routes. The work is also, thanks to the comparison of its two different editions, a colorful portrait of pre- and post-unitary Italy.
The aim of this dissertation is to emphasize that among the many ways of travelling – from the pilgrimages of the Middle Ages, through the golden era of the Grand Tour, up to modern tourism – it emerges that particular niche of voyagers who focuse their attention on the so called “minor routes”, to discover, or rather to rediscover, ancient civilizations such as the Etruscan one. For this reason, after dealing with a historical overview on the first protagonists who came in contact with this forgotten world, from Dempster to Mrs. Hamilton Gray, we concentrated on the fundamental work of Dennis and, with the aid of his correspondence, on the major episodes of his life regarding his diplomatic career and the relationships with other contemporary travelers and with his relatives and friends. Particularly interesting it has proved to be the relationship with his publisher John Murray (that one of the famous Murray guides, the English equivalent of the German Baedeker). Thanks to these many letters, we can understand and reconstruct Dennis’s eclectic personality.
A comparative reading of the first edition of The Cities and Cemeteries of Etruria (1848), and the third of 1883 (an identical reprint of the second unavailable 1878 edition) also allows us to concentrate on the description of inns, taverns, accommodations, guides or ciceroni, conveyances,
4
routes, costs…, that is on Dennis’s suggestions to travelers who would follow him in his Italian adventure.
The most significant differences of the two editions concern the possibilities for accommodation, because at a distance of forty years Dennis is testimony of several changes. It should not be forgotten indeed that among his various visits there had been a period of wars, which had led to an important event: the unification of the Italian peninsula. This event had deeply marked the geography of places, changing the boundaries, or rather overriding them, between one state and another. Moreover, the ever growing progress caused many changes even in the conveyances and in the routes: between the 1830s and the 1870s Dennis met different possibilities and more comfortable ways to move from one area to another: railway lines were certainly increased, but also on small distances he had the possibility to travel in a coach with coachmen, who sometimes were also guides, rather than “on the back of a mule”.
Indeed the author spends a particular attention to the so-called human types: there is a large presence of names, nicknames, descriptions of the characters of each relevant person encountered on his journey, from the ciceroni to the custodians that gladly offer themselves to accompany travelers, but who normally carry out other activities (butcher, shoemaker, postmen, landlord, etc.). Thanks to other researches in original, archival documents, it has been possible to identify some characters, more or less known, who came in contact with George Dennis during his tours in Etruria, especially people who got involved in the archaeological discoveries of the time: Domenico Ruggeri, Giosafat Bazzichelli, Manzi, Fossati, Domenico Golini, the Count Flavio Ravizza, the Fosci family, Luigi Vittori, the Campanari brothers, Antonio Valeri, and many others. Of each of them we can determine the existence and get some more news about their employment. In many cases they were professional excavators, demanding permits and licenses to operate in different places around Viterbo. For example, the “Ruggieri caffettiere in Viterbo” was Domenico Ruggeri who had dug in Castel d’Asso, but also other areas of Viterbo, along with two other great “grave robbers”: Manzi and Fossati. Apparently Ruggeri, in his spare time, accompanied travelers and curious people in general to visit the excavation sites “for a fee”, as Dennis says, who also defines Ruggeri as the best guide you could get for Viterbo and the surrounding area. Another man quoted by Dennis is Antonio Valeri, the apothecary of Toscanella, to whom, in 1845, it was prohibited to restore antiquities since he had damaged several of them belonging to the lords Guglielmi and Querciola.
These and other valuable information emerge from Dennis’s pages, such as those on the state of preservation of many monuments. The author also proposes a detailed description of museums which are completely different today or which do no longer exist, not to mention the
5
private collections been lost in the meantime. From his book it is possible to identify individual works of art which has lost its original location, since the antiquarian commerce has led them elsewhere. Moreover, in many of its pages we can have a picture of a no more existing Italy: the places described as heartbreakingly beautiful are now transformed into urban peripheries which seem to have lost even the consciousness of its past; sites full of history have become places deprived of identity. Therefore The Cities and Cemeteries of Etruria, as well as being a valuable study of the Etruscan world and a useful travel guide of its time, is also a testimony of our history through the eyes of a careful and meticulous traveler.
Description: 
Dottorato di ricerca in Storia e cultura del viaggio e dell'odeporica nell'età moderna
URI: http://hdl.handle.net/2067/3049
Appears in Collections:Archivio delle tesi di dottorato di ricerca

Files in This Item:
File Description SizeFormat
echiatti_tesid.pdf5.24 MBAdobe PDFView/Open
Show full item record

Page view(s)

6
Last Week
4
Last month
0
checked on Oct 26, 2020

Download(s)

14
checked on Oct 26, 2020

Google ScholarTM

Check


This item is licensed under a Creative Commons License Creative Commons