Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2067/3044
Title: Arte protofeminist: una rilettura delle neoavanguardie italiane degli anni Sessanta
Other Titles: Proto-feminist art: reinterpreting italian neo-avantgarde of the Sixties
Authors: Perna, Jessica
Keywords: Arte femminista;Neo avanguardie;Feminist Art;Neo-avant-garde;L-ART/03
Issue Date: 27-Nov-2015
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca. 27. ciclo;
Abstract: 
Questo studio ha lo scopo di rileggere la produzione degli anni Sessanta di alcune artiste di neoavanguardia, ponendola a raffronto con la feminist art degli anni Settanta. Un ambito di ricerca ancora poco indagato dalla critica italiana, che solo negli anni Novanta ha registrato il tentativo di reinterpretare le poetiche di neoavanguardia da una prospettiva di genere.
La tesi si articola in due parti. Nella prima si traccia il profilo generazionale di dodici artiste nate tra il 1930 e il 1940 (Marina Apollonio, Dadamaino, Giosetta Fioroni, Laura Grisi, Elisabetta Gut, Lucia Di Luciano, Lucia Marcucci, Cloti Ricciardi, Ketty La Rocca, Grazia Varisco, Nanda Vigo e Simona Weller) cofondatrici di gruppi o esponenti dei maggiori movimenti di neoavanguardia degli anni Sessanta, e a oggi riconosciute e acclamate dalla critica. La ricerca indaga con un taglio sociologico il loro contesto cetuale e culturale di appartenenza, le tappe della loro formazione e le strategie di realizzazione professionale e familiare. L’analisi evidenzia le numerose idiosincrasie della condizione femminile con cui le artiste italiane devono fare i conti durante la lunga fase di gestazione del neofemminismo. L’ambiguità insita nel loro percorso di donne e di artiste ne fa dei soggetti ancora ben inseriti nella società patriarcale del secondo dopoguerra, ma anche delle figure di rottura rispetto alle generazioni femminili precedenti.
La seconda parte della tesi introduce la nozione di opera «proto-feminist», attraverso cui si tenta di chiarire se e in che misura la produzione di neoavanguardia abbia anticipato temi e costanti espressive della feminist art degli anni Settanta. Infatti, pur in assenza di contatti diretti con le colleghe internazionali e di legami con i movimenti di emancipazione, la produzione delle artiste si differenzia da quella degli uomini in virtù di una prospettiva di genere più o meno marcata e dialoga con quella di artiste internazionali grossomodo coetanee ed esponenti dirette o indirette della feminist art. I casi di studio considerati, riconducibili a due aree tematiche di riferimento (la ricerca identitaria e l’interpretazione della realtà), rintracciano nella produzione italiana alcuni tòpoi della corrente feminist, quali la politicizzazione del privato, la contestazione degli stereotipi di genere, l’estetizzazione della ritualità domestica e la messa in discussione delle gerarchie sociali ed estetiche. In definitiva la posizione occupata dall’Italia nella storia dell’arte femminista si rivela significativa quanto singolare e apre a un più articolato dibattito sulle molteplici radici estetiche del movimento internazionale.

The aim of the present research is to provide a new interpretation of the work of Italian
women artists in the Sixties, establishing a comparison with the Feminist art of the
Seventies. The art of the Italian women artists is a very particular subject, which appears to
have been neglected for a long time by Italian experts, who have adopted a gender
perspective to investigate neo-avant-garde only from the early Nineties onwards.
This PhD thesis is divided in two parts. The first part outlines the portrait of a generation:
twelve Italian women artists born between 1930 and 1940 (Marina Apollonio, Dadamaino,
Giosetta Fioroni, Laura Grisi, Elisabetta Gut, Lucia Di Luciano, Lucia Marcucci, Cloti
Ricciardi, Ketty La Rocca, Grazia Varisco, Nanda Vigo and Simona Weller) who were
founders or exponents of neo-avant-garde groups and major art movements during the
Sixties, and are now recognized and celebrated as important artists. Therefore the research
looks from a sociological point of view at the social and cultural milieu, the stages of
educational careers and the strategies for professional and family success. Such an analysis
points out many inconsistencies that Italian women had to confront with throughout the long
period of emancipation preluding the advent of the Feminist movement. On this background
Italian women artists proved to act rather ambiguously, as while they were still well
integrated in a patriarchal society, they rejected more and more strongly the mind-set of the
previous female generations and brought forward feminist ideas.
The second part of the thesis introduces the notion of «proto-feminist» work, as a conceptual
tool to evaluate whether, how and when the women of the Sixties may have anticipated
forms and themes of the Feminist art. As a matter of fact, notwithstanding the scarcity of
Feminist collectives in Italy and contacts with the international scenario, the production of
the women artists differentiate itself from the men’s one by virtue of a more or less overt
gender quality, bearing also a direct or indirect resemblance with works by contemporary
Feminist artists from abroad. The Italian case studies, grouped in two thematic areas (The
search for identity and The interpretation of reality), reveal specific Feminist art’s features,
i.e. the politicization of the private life, the challenging of gender stereotypes, the
aestheticism of domestic roles and the questioning of social and aesthetic hierarchies. In
conclusion, Italy has played a significant and exceptional position in the Feminist art history;
a position which requires a more comprehensive debate on the aesthetic roots of the Feminist
movement.
Description: 
Dottorato di ricerca in Memoria e materia dell'opera d'arte attraverso i processi di produzione, storicizzazione, conservazione e musealizzazione
URI: http://hdl.handle.net/2067/3044
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