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Title: Validazione della Rete Ecologica Regionale del Lazio (REcoRd_Lazio ) attraverso il rilevamento di specie animali d’interesse europeo e conservazionistico
Other Titles: Validation of the Regional Ecological Network of Lazio (REcoRD_Lazio) through the detection of species of European interest and conservation
Authors: Bonavigo, Gianluca
Keywords: Rete Ecologica;Frammentazione;Corridoi ecologici;Fototrappole;Fauna Tuscia;Ecological Network;Fragmentation;Ecological corridors;Camera traps;BIO/05
Issue Date: 13-Jul-2015
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca. 26. ciclo
Abstract: 
Fin dagli anni ’70 del 900, la letteratura scientifica ha messo in evidenza come i frammenti di
ambienti naturali, isolati e di ridotte dimensioni, collocati in paesaggi trasformati dall’uomo, non
consentissero il mantenimento della vitalità di popolazioni e la persistenza nel tempo di comunità,
ecosistemi e processi ecologici. Al contrario, è stato evidenziato come tali frammenti dovessero
essere relativamente ampi e connessi tra di loro, in modo da permettere le funzioni essenziali al
mantenimento della diversità biologica in un determinato paesaggio di riferimento. Secondo queste
basi conoscitive, la conservazione di popolazioni, comunità ed ecosistemi non può limitarsi
all’istituzione di aree protette, specialmente se isolate o di piccole dimensioni, ma dovrebbe tener
conto dei processi ecologici (es., dispersione individuale) che interessano scale spaziali più ampie di
quelle relative alle singole aree protette. Il mantenimento di una continuità fisico-territoriale ed
ecologico-funzionale fra gli ambienti naturali è, pertanto, uno degli approcci prevalenti in quelle
strategie di conservazione che pongono come obbiettivo la mitigazione degli effetti della
frammentazione su popolazioni e comunità.
Un effetto della frammentazione è la diminuzione della connettività del paesaggio. Per
connettività si intende il grado di permeabilità (facilitazione o impedimento) del paesaggio ai
movimenti degli individui tra i diversi frammenti di habitat.
Il presente studio, partendo da una base conoscitiva come La Rete Ecologica Regionale del Lazio
(REcoRd_Lazio), si è prefissato l’obiettivo di portare un contributo alla validazione o, comunque,
alla valutazione dell'accuratezza delle conoscenze sulla reale distribuzione delle specie di meso- e
macromammiferi della fauna locale, con particolare attenzione agli ambiti di connessione (corridoi
ecologici) tra aree di particolare rilievo conservazionistico (aree centrali). Il monitoraggio dei mesoe
macromammiferi delle aree centrali e degli ambiti di connessione dell’area di studio è stato
effettuato mediante la tecnica del fototrappolaggio.
Le analisi sono state condotte su dati di presenza/assenza attraverso i modelli occupancy di
MacKenzie et al. (2002, 2003), basati su rilevamenti sequenziali che permettono di incorporare la
probabilità di cattura di una specie e quindi di tener conto del problema delle false assenze (quando
la specie è presente ma non avvistata, dipende dalla sua detectability). I modelli sono stati
selezionati seguendo l’information-theoretic approach, basato sul calcolo degli AIC (Akaike
Information Criteria).
L’intensità di utilizzo da parte della fauna delle strutture del paesaggio monitorate è stato
valutato in funzione del numero di catture fotografiche sullo sforzo di campionamento (Indice
d’Uso). In questo lavoro si è cercato di concentrare l’attenzione sulla funzionalità degli ambiti di
connessione e di valutare la funzione source delle aree centrali, cercando di estrapolare un modello
utile per il monitoraggio nel tempo delle popolazioni che utilizzano queste strutture del paesaggio.
Si è trattato di uno studio mai condotto in Italia, per certi versi pionieristico nel particolare contesto
di questo settore dell’Appennino centrale, caratterizzato dalla secolare presenza dell’uomo, i cui
risultati - seppur preliminari - sono utilizzabili come base per future più approfondite e dettagliate
indagini.
I dati raccolti sembrano nel complesso dimostrare che, nell’area oggetto di studio, per quanto
riguarda le specie di meso- e macromammiferi, la differenza tra le due strutture di paesaggio (aree
centrali e corridoi) è scarsa. Infatti, in base ai valori dell’Indice d’Uso (aree centrali IU = 0,61;
corridoi ecologici IU = 0,48), si nota una discrepanza leggermente sbilanciata verso le aree centrali
rispetto agli ambiti di connessione.
Questo risultato potrebbe indicare che i corridoi presi in esame sono percepiti come veri e propri
habitat (habitat corridor) che permettono comunque una continuità fra due patch di grandi
dimensioni , ma che vengono avvertiti da alcune delle specie studiate come un prolungamento
dell’habitat-area centrale. Viceversa, altre specie utilizzano questa struttura per risiedere e
riprodursi.

Since the 70s of the 20th century, the scientific literature has highlighted how scattered, small
fragments of natural environments included in landscapes impacted by human activity, did not
permit to maintain the vitality of populations and ensure the persistence over time of communities,
ecosystems and ecological processes. On the contrary, it has been shown that these fragments
should be relatively large and connected between each other to allow the essential functions for the
maintenance of biological diversity in a given landscape. According to this basic knowledge, the
conservation of populations, communities and ecosystems cannot be limited to the establishment of
isolated, small-sized protected areas but should account for those ecological processes (eg.,
individual dispersion) acting over larger spatial scales. Maintaining ecological and physical
continuity between natural environments is therefore crucial in those conservation strategies aiming
at mitigating the effects of fragmentation on populations and communities.
One effect of fragmentation is the decreased level of connectivity within the landscape, where
the term connectivity refers to the degree of permeability (facilitation or impediment) of the
landscape to the movement of individuals between the various fragments of habitats.
This study, by taking advantage of the Regional Ecological Network of Lazio (REcoRd_Lazio),
aimed at evaluate and validate the accuracy of state-of-the-art knowledge about the actual
distribution of medium- and large-mammals species pertaining to the local fauna, with special
attention to the connections (ecological corridors) between areas of remarkable importance for
conservation (core areas). Monitoring of medium- and large-mammals in the core areas and the
ecological corridors has been performed using the technique of camera trapping. The analyses were
conducted on presence/absence observations, by means of occupancy models based on sequential
observations that allow to incorporate the probability of capturing a species, and so to better account
for the problem of false absences (e.g. detectability). The models were selected following the
information theoretic approach, based on the calculation of the AIC (Akaike Information Criteria).
The frequency of usage of monitored landscape structures by the local fauna was evaluated
as a function of the number of cameras on the sampling effort (relative abundance index = IU).
In this work special attention was focused on the functionality of the ecological corridors to
evaluate the source function of the core areas, in order to extract a useful model for monitoring over
time the populations using such landscape structures.
This study can be considered a pioneer research in Italy, and in particular in the geographical
region of the central Apennines, characterized by a centennial presence of man, whose results –
although preliminary - can be used as a basis for further investigations.
The data collected in the study area show low differences between the two structures of
landscape (core areas and ecological corridors) for medium- and large-mammals species. Based on
the values of the relative abundance index (core areas IU = 0.61; ecological corridors IU = 0.48),
there is a slightly biased discrepancy towards the core areas rather than the ecological corridors.
This result may indicate that the ecological corridors surveyed are perceived as real habitat (habitat
corridor) that allow continuity between two large patches, but that are perceived by some of the
studied species as an extension of the habitat (core area). At the same time, other species use these
structures to live and for reproduction.
Description: 
Dottorato di ricerca in Ecologia forestale
URI: http://hdl.handle.net/2067/2913
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