Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2067/2827
Title: Gestione e attività di ricerca del Centro di Recupero del Sinis: implicazioni per la conservazione di Caretta caretta
Other Titles: Management and research activity of the Sinis Rescue Centre: implications for the conservation of Caretta caretta
Authors: Camedda, Andrea
Keywords: Specie protette;Tartarughe marine;Centro di recupero;Linee guida;Studio comportamentale;Rifiuti marini;Protected species;Sea turtles;Rescue centre;Guidelines;Behavioural study;Marine litter;BIO/07
Issue Date: 10-Jun-2014
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca. 26. ciclo
Abstract: 
Il lavoro è incentrato su aspetti di conservazione di Caretta caretta nell'area Centro - Occidentale del Mediterraneo, in particolare nella regione Sardegna, sviluppati in tematiche di carattere sia scientifico che gestionale. Molteplici sono i punti proposti dalla comunità scientifica che i Paesi mediterranei, attraverso la firma di convenzioni e direttive, si sono impegnati ad adottare per mitigare gli impatti e arrestare il declino delle popolazioni di questa specie, dichiarata "in pericolo di estinzione" dalla IUCN. In genere la pesca, la perturbazione degli habitat e l'inquinamento marino sono tra le principali cause di perdita di biodiversità e risultano quelle che, sia direttamente che indirettamente, creano i danni maggiori alle popolazioni di C. caretta. Proprio per questi motivi tali tematiche sono state considerate ed esaminate nel presente lavoro, hanno coinciso con gli obiettivi istitutivi del Centro di Recupero del Sinis (CReS), attraverso la cui attività è stato quindi possibile realizzare le azioni trattate.
La Rete Regionale, durante il progetto transfrontaliero GIONHA, si è impegnata attivamente nella realizzazione e pubblicazione delle Linee Guida Regionali, un documento condiviso da tutti gli Enti coinvolti, in cui sono state sintetizzate le procedure e i protocolli standardizzati a cui tutti gli operatori implicati nelle attività della Rete devono attenersi. Le Linee Guida permettono ai soggetti coinvolti di operare in maniera coordinata ed efficace durante gli interventi di salvaguardia e recupero, rappresentando un punto di riferimento per le operazioni di trasporto, per le modalità di ospedalizzazione e per le procedure di rilascio degli esemplari ritrovati. La realizzazione delle Linee Guida Regionali, in linea con quelle precedentemente redatte dal RAC/SPA, anticipano quelle pubblicate recentemente dal Ministero dell'Ambiente, e sono in perfetta sintonia con gli obiettivi di conservazione delle tartarughe marine in Mediterraneo suggerite dalla Convenzione di Barcellona.
Proprio il monitoraggio degli esemplari rilasciati ha rappresentato un importante punto da approfondire, in considerazione delle poche informazioni presenti nel panorama internazionale su questi aspetti, come in generale su quelli legati al comportamento di immersione. Con l'applicazione dei Time Depth Recorder (TDR), strumenti in grado di acquisire informazioni sul comportamento degli animali in continuo, è stato possibile studiarne l'attività per alcuni giorni attraverso l'analisi dei profili d'immersione. Delle diverse tipologie di immersioni descritte in letteratura, le immersioni a U, in cui l'animale permane sul fondo per un tempo prolungato, sono state considerate come indicatore per lo studio dell'attività. L'analisi dei profili ha fornito un quadro generale dello stato di salute degli esemplari rilasciati, attestando
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l'efficacia delle cure e della riabilitazione svolte al CReS. Inoltre, l'analisi di particolari immersioni a U (caratterizzate da movimenti oscillatori in prossimità del fondale, wiggles), denominate Activity U dives, hanno descritto l'esistenza di forme d'interazione delle tartarughe con il fondale, riconducibili alla ricerca di cibo, restituendoci informazioni di carattere ecologico su scala locale per quanto riguarda le abitudini alimentari di C. caretta. In particolare, considerando le profondità mediamente utilizzate dagli individui durante le immersioni è stato mostrato come esse ricadano proprio all'interno delle batimetrie costiere, specificatamente quelle del Golfo di Oristano comprese nei 25 metri di profondità, facendo presupporre un utilizzo dell'area, caratterizzata da un vasto posidonieto, a fini alimentari. Questa fase della tesi risulta in linea con gli obiettivi del Piano d'Azione del RAC/SPA (Action Plan) per lo studio e la definizione delle feeding areas di C. caretta, che hanno lo scopo di sottoporre a tutela queste aree così come già accaduto per quelle di nidificazione.
Gli esemplari recuperati lungo le coste della Sardegna dal CReS negli ultimi anni, sia vivi che morti, sono stati monitorati in relazione alla presenza di plastica all'interno del tratto gastro-intestinale. Il marine litter, come vengono definiti generalmente i rifiuti di origine antropica presenti in ambiente marino, è considerato uno dei maggiori fattori d'impatto per gli organismi, dal plancton ai grandi vertebrati, includendo quindi le tartarughe marine che possono ingerire le plastiche flottanti in colonna d'acqua scambiandole per cibo. Gli esemplari rinvenuti morti sono stati dissezionati in sala di necroscopia e l'intero tratto digerente, dall'esofago all'intestino è stato analizzato accuratamente, separando i resti alimentari dai materiali antropogenici. Le tartarughe recuperate in difficoltà ancora vive sono state monitorate in vasca di degenza ed il residuo fecale (fecal pellet) espulso è stato analizzato. Questa attività, si inserisce pienamente nell'ambito della Direttiva Quadro sulla Strategia Marina, è focalizzata proprio sul monitoraggio del "descrittore" 10 (marine litter) e la Sardegna, come area di studio, è compresa nella sottoregione "Mediterraneo Occidentale". Seguendo le Linee Guida Europee per il monitoraggio dell'interazione tra marine litter e biota, gli elementi plastici rinvenuti sono stati classificati e quantificati così che lo studio risultasse comparabile con quelli eseguiti nelle altre regioni Mediterranee. L'interazione degli esemplari monitorati (n=121) con il litter è stata caratterizzata dalla prevalenza di frammenti di plastica laminare (sheet) di colore chiaro, dato riconducibile all'abitudine delle tartarughe di scambiare le buste di plastica per meduse, di cui normalmente si cibano, a conferma della presenza di rifiuti potenzialmente dannosi anche nelle acque della Sardegna. Il monitoraggio dell'ingestione di plastica nelle tartarughe marine in Sardegna ha contribuito, da un lato, a testare l'efficacia di C. caretta come indicatore della presenza di litter nell'ambiente marino, dall'altro a fornire nuovi dati sull'interazione della specie con le plastiche. I
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risultati ottenuti mostrano come la frequenza d'ingestione di litter in Sardegna si la più bassa in Mediterraneo, attestando l'elevata qualità ambientale dell'area, in cui non sono mai stati riscontrati esemplari direttamente deceduti per l'ingestione di rifiuti marini.
L'intero lavoro ha concorso ad apportare un contributo significativo alla conservazione di C. caretta, aggiungendo, per la prima volta, informazioni e dati scientifici utili alla gestione e salvaguardia della specie e degli habitat frequentati in Sardegna, con una evidente ricaduta sulle popolazioni mediterranee.

The work dealt with conservation aspects of the endangered species Caretta caretta, in Sardinian Island (Central - Western Mediterranean Sea), expounding both scientific and management themes. There are several points proposed by the scientific community that the Mediterranean countries, through the signing of international conventions and directives, have pledged to mitigate the impacts and halt the decline of populations of C. caretta. Fishing, habitats perturbation and marine pollution are some of the main causes that, directly or indirectly, constitute the major threats for C. caretta population. These aspects have been considered and examined in the present work, which was carried out in collaboration with the Sinis Rescue Centre (CReS), that is part of the Sardinian Regional Network for the conservation of sea turtles. The Network, throughout the international project GIONHA, has been actively involved in the creation and publication of the Regional Guidelines, a document shared by all the organizations included, to which all operators implicated in the activities of the Network must adhere to. The Guidelines allow stakeholders to operate in a coordinated and effective way to the rescue actions and during animals recovery, representing a reference point for operations of transport, hospitalization and release of the specimens rescued. The implementation of the Regional Guidelines, in line with those previously prepared by RAC/SPA, anticipate those recently published by the Ministry of Environment, and are consistent with the objectives of conservation of sea turtles in the Mediterranean suggested by the Barcelona Convention.
An important point of the present study was the monitoring of released individuals and the analysis of their diving pattern, that permit to fill the lacking in the scientific literature about behavior of post-hospitalized animals. With the application of Time Depth Recorders (TDR), devices able to record and store information on animal behavior, it was possible to study the diving activity for a few days through the analysis of dive profiles. The U-type dives, in which the animal remains on the bottom for an extended time, were considered as indicator for the study of turtles activity. Analysis of dive profiles has provided an overview of the health state of the released individuals and attest the effectiveness of rehabilitation treatments carried out at CReS.
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Ecological information on a local scale about the feeding habits of C. caretta were collected with the analysis of particular U dives, called Activity U dives (characterized by wiggling movements near the bottom, "wiggles"). These diving patterns evidence the existence of interaction between sea turtles and the sea bottom, attributable to searching for food.
The average depths used by individuals during their dives was ascribable to the coastal bathymetry, specifically those of the Gulf of Oristano included in the 25 meters depth. This information highlighted the possible utilization of the area (characterized by a large Posidonia oceanica meadow) by sea turtles for foraging activities. This part of the thesis is in line with the objectives of the RAC/SPA Action Plan for the study and definition of the C. caretta feeding areas that deserve protection of as well as the nesting areas.
Both living and dead specimens recovered along the coasts of Sardinia by CReS in recent years were monitored for the presence of plastic in their gastro-intestinal tract. Marine litter is considered one of the major impact factors for organisms like plankton and large vertebrates, including sea turtles. C. caretta ingests plastic objects floating in water column mistaking them for food. The dead specimens were dissected in necropsy room and the entire digestive tract (esophagus, stomach and intestine) was carefully analyzed, separating food remains from anthropogenic materials. The injured turtles recovered at CReS were monitored in the rescue centre tanks and the expelled fecal residuals (fecal pellets) were analyzed.
This activity is fully embedded in the Marine Strategy Framework Directive because it is focused on the monitoring of the "descriptor" 10 (marine litter) in the sub-region "Western Mediterranean" (that include the study area of Sardinia). The plastic elements found were classified and quantified following the European Guidelines for the monitoring of the interaction between marine litter and biota, in order to make the study comparable with those performed in other Mediterranean regions.
The litter founded in the monitored specimens was characterized by the predominance of sheet plastic and light colored fragments. The reason is probably attributable to the habit of the turtles to mistake plastic bags for jellyfish, that are part of their diet, confirming the presence of potentially harmful waste also in the Sardinian waters.
The monitoring of plastic ingestion by sea turtles in Sardinia has contributed to test the efficacy of C. caretta as an indicator of the presence of litter in the marine environment and provided new data on the interaction of species with plastics.
The results show that the frequency of ingestion of litter in Sardinia is the lowest reported in the Mediterranean, attesting to the high environmental quality of the area, where no one specimen have never been observed died directly from ingestion of marine debris. The entire
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work has significantly contributed to the conservation of C. caretta adding, for the first time, data and information useful for the management and conservation of this species and of the habitats that it frequents in Sardinia, with an important effect on Mediterranean populations
Description: 
Dottorato di ricerca in Ecologia e gestione delle risorse biologiche
URI: http://hdl.handle.net/2067/2827
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