Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2067/2801
Title: Il 1684 e l'impresa di Buda. Racconto tratto da Giovanni Battista Chiarello.
Authors: Merlani, Giulio
Issue Date: 16-Jun-2016
Series/Report no.: Tesi di laurea 2.livello. LM 14.;
Abstract: 
Lo scenario politico-militare europeo nella seconda metà del Seicento, il secolo terribile che aveva rivoluzionato per sempre la storia del vecchio continente, si presenta precario ed esplosivo. La Guerra dei Trent'Anni, ultima delle guerre di religione, aveva visto fallire il progetto egemonico degli Asburgo per opera della Francia che, con Luigi XIV, diventava potenza dominante in Occidente: i trattati di Westfalia [1648] sancirono l'indebolimento definitivo del Sacro Romano Impero, irrimediabilmente frammentato al suo interno, furono inoltre riconfermate le clausole di Augusta e l'imperatore mantenne un'autorità più formale che sostanziale rispetto ai principi tedeschi.
La vittoria francese fu frutto della spregiudicata e risoluta azione politica del cardinale Armand Jean du Plessis de Richelieu [1585-1643] e del suo successore, l'omonimo Giulio Raimondo Mazarino [1602-1661] che pose le fondamenta per l'assolutismo del Re Sole. Luigi XIV, asceso al trono nel 1661, si pose sul medesimo percorso tracciato dai due abili primi ministri, adottando una politica rivolta al solo interesse nazionale, e quindi personale, senza curarsi dei mezzi necessari per il suo perseguimento, infatti il re cristianissimo non esitò ad allearsi con i principi protestanti o il sultano ottomano, a seconda delle necessità e con indifferenza verso qualsiasi ideale cristiano-europeo, soprattutto in funzione anti-imperiale, poiché intenzionato ad ottenere la corona del Sacro Romano Impero.
La politica aggressiva della Francia, a cavallo tra Seicento e Settecento, portò l'Europa in un vortice continuo di conflitti e solo con l'alleanza delle altre potenze si poté contenere l'espansionismo irrefrenabile di Luigi XIV capace di muovere guerra all'intero continente; la Spagna, dopo la pace dei Pirenei [1659] e la Guerra di Devoluzione, logorata dalla potenza militare francese e da continui disordini interni, dimostrò tutta la sua debolezza ed incontrovertibile decadenza, ricevendo il colpo definitivo quando, alla morte di Carlo II, si scatenò la guerra di successione spagnola.
Il Sacro Romano Impero, con la pace di Westfalia, vide ridursi ancor di più le sue forze e risorse: Ferdinando III d'Asburgo [1608-1657] non riuscì a costituire uno stato germanico coeso e solido sotto la guida asburgica, anzi ottenne esattamente l'effetto contrario, perché la Guerra dei Trent'Anni diede maggiore autonomia ai principi tedeschi e alle città libere, acuendo così la frammentazione interna all'Impero, ormai diventato una vera costellazione di entità politiche indipendenti. Perciò, nonostante sulla carta l'Impero fosse potente e vasto, in realtà era fragile, diviso e privo di una forte autorità centrale dal momento che l'Asburgo esercitava un potere limitato e formale.
A cavallo tra Europa occidentale ed orientale, questo vetusto colosso politico, da tempo ridotto ad un'ombra della sua gloria passata, non doveva guardarsi solo dalle mire espansionistiche della Francia ma anche dalla minaccia, mai debellata, dell'Impero Ottomano. Dopo Lepanto e la guerra di Cipro, la pressione turca contro i cristiani si era sensibilmente attenuata, soprattutto sui mari, anche grazie agli attacchi persiani che la Sublime Porta doveva fronteggiare ad oriente ma, già nel 1593, Murad III [1546-1595], succeduto al padre Salim II [1566-1574], riaprì le ostilità in Ungheria, teatro di guerra da secoli, avviando un conflitto, poi noto come “lunga guerra turca”, che non portò ad alcun cambiamento sostanziale nell'assetto geopolitico dell'area danubiano-balcanica e tanto l'imperatore quanto il sultano uscirono delusi e indeboliti dallo scontro.
Durante la guerra dei Trent'Anni, Costantinopoli avrebbe potuto approfittare della grave crisi in cui versava l'Europa per attaccarla ma lo Shah di Persia, ʽAbbas II [1633-1666], mosse contro il Turco impedendogli qualsiasi azione bellica di rilievo lungo i confini occidentali e strappandogli importanti possedimenti; l'ascesa al trono di Murad IV [1612-1640], nel 1623, diede nuova linfa all'impero ottomano, scacciando i Safavidi da molti dei territori occupati (Baghdad) e rafforzando l'autorità sultanale.
Nonostante scontri e schermaglie rimanessero all'ordine del giorno nelle sempre contese zone di confine ungheresi, Vienna non dovette più preoccuparsi seriamente dei Turchi, mantenendo uno stato di pace vigile, fino agli anni '60 del Seicento. Lo stesso non potè dire la Repubblica di Venezia che nel 1645, dopo un lungo periodo di tregua formale (dal 1573) venne assalita da un'imponente armata turca intenzionata a conquistare l'isola di Creta, anche nota come Candia, centro nevralgico delle rotte commerciali tra Levante, Africa settentrionale ed Europa meridionale nonché uno degli ultimi capisaldi di valore della Serenissima nel Mediterraneo orientale.
Questa offensiva aveva colto di sorpresa la Serenissima Repubblica di Venezia da tutti soprannominata il Leone di San Marco che, da tempo, si era assuefatto all'idea di una progressiva perdita dei suoi possedimenti marittimi, tuttavia il governo lagunare era risoluto a non cedere con facilità la piazzaforte seppur questa versasse in uno grave stato di decadimento, con fortificazioni obsolete e difese in rovina.
L'altro grande avversario storico della Porta in Europa, la Res Publica Polacca, regno vasto ma fragile, aveva rappresentato per secoli il baluardo nord-orientale della cristianità contro musulmani, ortodossi, protestanti e altri infedeli; il regno dei Sarmati europei si era indebolito per diversi conflitti sostenuti tra '500 e '600 e a causa di uno stato di continua belligeranza lungo i confini della Rzeczpospolita che ne aveva logorato le non già solide forze.
Le ostilità tra polacchi e ottomani si scatenarono con periodicità e brutalità nei primi tre decenni del Seicento, [1620-1621; 1633-1634] coinvolgendo spesso tartari e cosacchi, bellicose popolazioni nomadi che vivevano all'ombra rispettivamente di Istanbul e di Varsavia, ma si conclusero sempre con un nulla di fatto mantenendo stazionari i confini per entrambe le parti. Il grande sultano guerriero Murad IV, più attento alla lotta con i Persiani che con i cristiani, chiuse rapidamente lo scontro con la Rzeczpospolita nel 1634 ma, dopo la sua morte improvvisa, l'Impero Ottomano ripiombò in una seria crisi politica che lo distolse dalla Polonia, anch'essa minata da difficoltà interne e con i pericolosi vicini.
Il regno di Jan II Kazimierz [1609-1672] fu l'apice del disastro per la Confederazione polacco-lituana che, incapace di sedare la ribellione dei cosacchi zaporowi e travolta dalla Seconda Guerra del Nord, non solo perse l'egemonia nell'Europa nord-orientale a vantaggio della Svezia ma rischiò di scomparire dalle cartine geografiche sotto i colpi russo-svedesi, tanto che quel periodo passò alla storia del paese con il nome di potop (diluvio).
Description: 
Tesi di laurea di 2. livello. Corso di laurea magistrale in Filologia Moderna - Indirizzo filologico. A. a. 2015/2016. Relatore Prof. Gaetano Platania. Correlatrice Prof.ssa Francesca De Caprio.
URI: http://hdl.handle.net/2067/2801
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