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Title: Prime indagini sugli effetti della selvicoltura d’albero sulle dinamiche di crescita e di competizione delle specie sporadiche tutelate dall’ordinamento forestale toscano
Other Titles: First analysis about the effects of tree-oriented silviculture on growth and competition dynamics of sporadic tree species protected by forest law in Tuscany
Authors: Sansone, Dalila
Keywords: Selvicoltura d'albero;Speci sporadiche;Gestione forestale;Tree oriented silvicolture;Sporadic tree species;Forest management system;AGR/05
Issue Date: 28-May-2013
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca. 25. ciclo
Abstract: 
L’indagine svolta è stata finalizzata all’ampliamento delle conoscenze sull’ecologia e le
dinamiche di crescita e di competizione delle specie arboree sporadiche tutelate
dall’ordinamento forestale regionale toscano all’art. 12 (DPGR 48/R del 2003), recante il titolo
“Tutela della biodiversità”. Tali specie si caratterizzano per la debolezza competitiva nei
confronti delle specie dominati o sociali e per la tendenza alla rarefazione negli stadi evolutivi
più avanzati delle cenosi. La gestione forestale storica, inoltre, ha influito negativamente sulla
loro presenza, privilegiando un approccio di popolamento che ha sfavorito la diversificazione
specifica e ridotto le potenzialità di rinnovazione delle specie oggetto di indagine. L’interesse
per le specie sporadiche è legato principalmente al potenziale ecologico che le
contraddistingue, senza trascurare quello di valorizzazione economica dei singoli soggetti
appartenenti a specie con legnami di pregio, particolarmente apprezzati dal mercato. Non
essendo state tradizionalmente di interesse a scopo produttivo, non sono reperibili o sono molto
scarse, allo stato attuale, le informazioni in letteratura sulla selvicoltura e le esigenze ecologiche
di molte di esse.
Nel lavoro viene proposto un modello colturale basato sulla minimizzazione e la
razionalizzazione su basi ecologiche dell’intervento selvicolturale, definito di selvicoltura
d’albero, diffuso in centro Europa ma poco conosciuto in Italia. La differenza sostanziale con la
selvicoltura di tipo tradizionale è la concentrazione degli interventi su un numero limitato di
piante ritenute potenzialmente in grado di produrre assortimenti di pregio (piante obiettivo),
puntando a mantenere sostenuto e costante nel tempo l’incremento diametrico attraverso la
liberazione di spazio sufficiente per la crescita delle chiome (tagli di dètourage o crown release).
La tecnica è stata scelta in quanto ritenuta in grado di rispondere contemporaneamente alle
esigenze di tutela e di valorizzazione ecologica e produttiva delle specie sporadiche.
Sono stati realizzati 80 ettari di interventi dimostrativi basati su tale approccio, in due
comprensori forestali regionali con diverse caratteristiche vegetazionali e climatiche: (i) il
complesso delle Colline Metallifere (GR – area antiappenninica) con popolamenti cedui di
latifoglie caducifoglie a diverso stadio evolutivo ed (ii) il complesso Abetone - Melo (PT – area
appenninica) con popolamenti ad alto fusto di faggio a diverso stadio evolutivo ed ex cedui di
castagno in prolungato abbandono colturale. Il modello è stato adattato alle situazioni in esame
e in alcuni casi sono state proposte soluzioni di integrazione con la selvicoltura correntemente
applicata. Ai fini dell’indagine si è proceduto all’individuazione delle formazioni forestali
rappresentative per estensione, forma di governo e modalità di trattamento ed alla loro
caratterizzazione dendrometrica e strutturale per la definizione delle condizioni di crescita.
All’interno di queste formazioni sono state selezionate 362 piante obiettivo campione
appartenenti a dodici diverse specie sporadiche (ciavardello, sorbo domestico, sorbo degli
uccellatori, sorbo montano, acero campestre, acero di monte, acero riccio, acero trilobo,
agrifoglio, ciliegio, pero, maggiociondolo). Sul campione è stato avviato il monitoraggio (i) dei
parametri dendrometrici (in particolare di fusto e chioma), (ii) degli aspetti qualitativi riferiti al
tronco da lavoro potenziale, (iii) delle dimensioni della buca creata con il taglio e (iv) della
competizione a livello individuale stimata con il calcolo dell’indice di Hegyi.
Lo scopo è quello di procedere al monitoraggio di tutti i parametri di interesse, per un periodo
sufficientemente lungo a disporre di serie storiche di dati che consentano di mettere in
correlazione le caratteristiche dell’intervento alla risposta incrementale delle singole specie,
discriminando per tipologia vegetazionale e forma di governo. L’analisi a scala di popolamento,
invece, ha la finalità di valutare l’effetto degli interventi proposti su struttura e diversità, descritte
avvalendosi di un set di indici specifici (Richness, Shannon e Simpson per la diversità specifica;
Cox , Pielou, Clark-Evans (per la struttura orizzontale); Species Profile Index e Vertical Eveness
(per la struttura verticale) e i Neighbourhood Index Mingling, Contagion e Size differentiation).
I primi risultati hanno messo in evidenza come gli interventi incidano su diversità specifica e
struttura verticale a livello di popolamento, pur risultando deboli in termini di prelievo (eccetto
nei casi di intervento combinato selvicoltura d’albero e selvicoltura di tipo tradizionale).
L’intensità è invece forte a scala di singola pianta obiettivo, trattandosi di diradamenti localizzati
dall’alto finalizzati alla liberazione di spazio per la crescita della chioma. Allo stato attuale non è
possibile fornire informazioni sulle correlazioni tra dinamica incrementale e trattamento,
essendo trascorsi solo da uno a due anni dalla realizzazione materiale degli interventi.
Sui ritiene che l’impostazione del protocollo di monitoraggio, tanto delle condizioni ambientali
(analisi del popolamento) quanto delle dinamiche di crescita delle piante obiettivo campione, sia
un utile strumento ai fini gestionali, nell’ottica del crescente interesse per le specie in esame.
D’altra parte la realizzazione degli interventi proposti su superfici molto ampie, in contesti nei
quali la selvicoltura è un settore economico rilevante, può contribuire alla diffusione delle
conoscenze sulla selvicoltura d’albero e sulle potenzialità ecologiche e produttive delle
formazioni forestali regionali tra tutti i portatori di interesse.
Tale modello colturale, opportunamente adattato ai contesti di riferimento, favorisce la
diversificazione specifica (biodiversità) e produttiva (esigenze socio-economiche) dei
popolamenti, rispondendo al requisito cardine della gestione forestale, la sostenibilità. La
quantificazione e una definizione puntuale di tali effetti richiedono osservazioni sul lungo
periodo di cui il lavoro realizzato costituisce una ampia base di partenza.
Abstract

Aim of the work is to increase currently available knowledge on auto-ecology, growth and
competition dynamics of sporadic tree species. Species protected by Tuscany Forest Law on
the “custodial management of biodiversity” (art. 12, DPGR 48/R 2003) are being considered
here. These species are characterized by a weak competitive ability as compared with social,
dominant species and by a progressive disappearance in the final stages reached by the forest
coenosis. The customary, historically applied forest management, has not promoted and even
supported the presence of sporadic trees because based on the “stand approach”. Such
criterion does not increase compositional diversity because its main goal is the successful
tending and regeneration of main tree species only.
Attention paid nowadays to sporadic trees is due to biodiversity issues and to the inherent
species-specific ecological value, but it may be addressed too to a productive issue, many of
them growing valuable wood. Given the lack of concern for this purpose showed so far, large
knowledge gaps exist today both on the auto-ecology and silvicultural management of specific
diversity scattered into the main crop layer.
The work suggests the enforcement of a silvicultural model based on the criteria and methods
of tree-oriented silviculture, a well-known approach in Central Europe, rarely applied in Italy to
date. The main difference to traditional silvicultural practice is the implementation of
interventions only around the best phenotypes (target trees), aimed at tending, controlling and
speeding up their growth and getting in this way high quality timber, i.e. boles free of branches.
This technique foresees the removal of neighbouring trees in a way that crowns of selected
subjects are being allowed to growth freely. Care is devoted in the practice to balance cost of
intervention-economical revenue.
Demonstrative tree-oriented practices have been carried out on an area of 80 ha in two districts
different as for climate conditions and forest types: (i) the Colline Metallifere hilly area (southwestern
Tuscany): broadleaved forests aged differently and managed under the coppice with
standards system; (ii) the Abetone-Melo mountain area (north-western Tuscany, Apennine
range): beech evenaged forest aged differently and no more managed chestnut coppice forests.
The basic principles of tree-oriented silviculture have been adapted to the types concerned and,
in a few cases, this model has been integrated with traditional cultivation practices. Stands
representative as for tree species composition and management system were chosen and
described (mensurational and stand structure parameters) to define the general background
conditions of tree growth. In these stands 362 target trees of 12 different species were selected.
On this sample, monitoring was implemented according to the following contents: (i)
mensurational parameters (trunk and crown sizes); (ii) qualitative features (bole length free of
branches); (iii) gap sizes created by selective cuttings; (iv) level of inter-tree competition by the
Hegyi index.
Aim of monitoring layout is to check the variation of parameters of interest over time and verify
their relationships with the applied methods of silvicultural intervention. The most notable issue
seems to be the relationship dbh-crown growth with removal intensity. Stand structure analysis
showed to be helpful to defining tree removal effects on spatial arrangement and types of
diversity at the stand level. All these features were described by a set of specific indexes
(Richness, Shannon, Simpson (species diversity); Cox, Pielou, Clark-Evans (horizontal
structure); Species Profile Index, Vertical Evenness (vertical structure); Neighbourhood-Based
Indexes as for tree size, mingling and spatial arrangement.
First results show the effects on vertical stand structure and its diversity, even if the percentage
of removal at the stand level is very low (except where tree-oriented and traditional silviculture
are being practiced together). The intensity of spotty interventions is vice versa high, because of
the removal of competitors all around the target tree, i.e. of dominant trees. No information is
available about growth dynamics following practices implementation, since these have been
accomplished over the last two years.
We do think that the monitoring system defined at stand as well as at target tree level may be a
consistent and effective management tool, taking into account the increased attention devoted
to sporadic tree species. The demonstrative interventions were implemented into areas where
silviculture is a key economic sector. We suppose therefore this experience can contribute
spreading tree-oriented silviculture approach and increase the awareness of stakeholders about
the ecological and productive potential of regional forests.
Tailoring tree-oriented silviculture criteria to the specific quality of the intervention areas can
enhance biodiversity and increase the overall value of mass plus quality woody production. This
last issue can certificate the sustainability of the proposed silviculture as an optional forest
management system. The actual evaluation of tree-oriented silviculture effects on the dynamics
of stand structures and on the awaited enhanced biodiversity, requires anyway long-term
observations. In this perspective, the present work provides a basis and a starting point.
Description: 
Dottorato di ricerca in Scienze e tecnologie per la gestione forestale e ambientale
URI: http://hdl.handle.net/2067/2732
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