Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2067/2727
Title: Nullità parziale e poteri sostitutivi del giudice
Other Titles: Separability and substitutive powers of the judge
Authors: Nastri, Alessandro
Keywords: Nullità;Riequilibrio;IUS/01
Issue Date: 13-Jun-2013
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca 24. ciclo
Abstract: 
Molte nullità parziali di recente genesi normativa, spesso introdotte in attuazione di direttive comunitarie, si contraddistinguono per una disciplina difforme rispetto a quella stabilita dall’art. 1419 c.c., in quanto sfuggono all’alternativa “secca” tra conservazione della porzione negoziale residua e propagazione della nullità all’intero contratto.
Non è ormai raro imbattersi in trattamenti della nullità parziale affatto peculiari (la parziarietà necessaria, la sostituzione delle clausole invalide con regolamenti dettati da norme dispositive, la riconduzione del contratto ad equità da parte del giudice). In alcuni casi, poi, il legislatore omette di pronunciarsi circa la sorte della parte rimanente e la sostituzione delle clausole cassate, costringendo l’interprete ad indagare quale sia la disciplina applicabile.
Vi è da chiedersi, anzitutto, se le ragioni delle enunciate peculiarità disciplinari risiedano esclusivamente nella rinnovata dimensione funzionale assunta dalla nullità, sempre più frequentemente rivolta alla protezione del contraente debole, o se invece il tratto distintivo delle nuove nullità concerna anche il piano strutturale.
Invero la finalità protettiva non sembra costituire una chiave di lettura sufficiente rispetto al fenomeno del crescente ricorso a sostituzioni legali o giudiziali. Alla base delle nuove fattispecie di nullità parziale vi è molto spesso la disapprovazione di clausole inique o squilibrate, e più dettagliatamente il “divieto” di superare un certo limite quantitativo nella pattuizione di prezzi, interessi o termini: un limite, dunque, interno alla clausola, che talvolta viene prefissato in via diretta dalla disposizione di legge e talaltra viene determinato attraverso l’utilizzo di clausole generali.
È forse anche in questo connotato strutturale della nullità che albergano i motivi della predisposizione di meccanismi idonei a delimitare, ex ante o mediante l’opera concretizzatrice del giudice, i contorni oggettivi della nullità. In tal senso, pare lecito dubitare che il riequilibrio giudiziale del contratto parzialmente nullo costituisca una vera e propria forma di eterointegrazione del contratto; e discorrere di “poteri sostitutivi” in capo al giudice può apparire quantomeno fuorviante.
Le leggi che contemplano la riconduzione ad equità della clausola nulla non debbano considerarsi eccezionali, stante la varietà di disposizioni che prevedono il riequilibrio giudiziale di clausole nulle o, quantomeno, di contenuti negoziali disapprovati: nel codice civile spiccano gli artt. 1384 e 1526; nella legislazione speciale si rinvengono, sebbene con caratteristiche diverse, l’art. 44 d.lgs. 286/98, l’art. 13 l. 431/98 e l’art. 8
d.lgs. 170/04; la riconduzione ad equità era prevista anche nell’art. 7 d.lgs. 231/02, prima della sua recente modifica ad opera del d.lgs. 192/2012; nell’ambito della soft law si segnalano l’art. 3.2.7. dei Principi Unidroit e l’art. 4:109 dei Principles of European Contract Law.
Di certo le novità legislative non privano di validità il tradizionale assunto secondo cui l’equità non costituisce di per sé fonte di integrazione cogente del contratto. La prospettiva, tuttavia, muta quando specifiche norme sanciscono la nullità di alcune clausole in ragione della loro iniquità. In questi casi infatti l’equità, svolgendo un ruolo essenziale nella comminazione dell’invalidità negoziale, finisce sovente per assumere una funzione cruciale anche nel trattamento giuridico dell’invalidità stessa.
Sono queste, in sintesi, le ragioni che spingono a verificare se vi siano spazi per ammettere l’intervento giudiziale di riequilibrio del contratto parzialmente nullo anche in ipotesi nelle quali un tale intervento non è espressamente contemplato: si pensi agli artt. 6 e 9 l. 192/98, agli artt. 2 e 3 l. 287/90 e all’art. 34 d.lgs. 206/05, i quali riguardano, direttamente o indirettamente, fattispecie di nullità che mal si conciliano con l’applicazione dell’art. 1419 c.c..
Il solo argomento funzionale, tuttavia, non basta a legittimare la riconduzione ad equità del contratto, in difetto di un’esplicita previsione. Una volta assunto che vi sia una lacuna normativa si rende necessario il ricorso all’analogia, della quale però, nelle ipotesi sopra elencate, sembrano mancare gli altri presupposti: non vi è similarità rispetto ai casi di riequilibrio compiutamente regolati, e comunque risulterebbe problematica la puntuale individuazione della disciplina analogicamente applicabile, visto che l’intervento del giudice è regolato da ciascuna norma con sfumature differenti.
Non convince, d’altro canto, la prospettazione di un’analogia iuris, sulla base di un preteso principio generale secondo cui l’invalidità avrebbe sempre ad oggetto la sola parte di clausola che determina l’iniquità: l’assunto trova ampie smentite nel diritto positivo, segnatamente in quelle norme, come l’art. 1815 c.c., che ad una nullità per iniquità fanno conseguire l’invalidazione dell’intera clausola.
In conclusione, il vigente panorama normativo non consente di estendere in via interpretativa l’ambito applicativo della riconduzione ad equità del contratto parzialmente nullo.

In recent legislative history, many cases of separability often introduced in the implementation of EU directives are characterized by a discipline that is different to that established by art. 1419 of the Italian Civil Code. In fact, they escape the “blunt” alternative between conservation of the residual negotiating portion and extension of the invalidity to the whole contract.
It is not unusual, now, to come across some absolutely peculiar treatments of a partial nullity (the necessary partition, the replacement of invalid clauses with regulations dictated by provisions, the restoration of contractual equity by the court). In some cases, also, the legislator fails to rule on the fate of the remaining part and the replacement of annuled clauses, forcing the interpreter to investigate what the applicable discipline is. First of all, it makes one wonder whether the reasons for the said disciplinary peculiarities reside exclusively in the renewed functional dimension of the nullity, that is more and more frequently aimed at the protection of the weaker party, or whether the distinctive feature of the new nullity also affects the structural plan.
Indeed, the purpose of protection does not seem to be an interpretation compliant with the phenomenon of the increased use of legal or judicial replacements. The new cases of partial nullity are often based on the disapproval of unequal or unbalanced clauses - and more specifically, the "ban" to exceed a certain limit quantity in the prices, interests or terms agreement: a limit, therefore, that is within the clause, which is either prefixed directly from the provision of law or determined through the use of general clauses.
It is possibly even in this structural connotation of the nullity that the reasons lie for the establishment of mechanisms defining, ex ante or through the judge's work of actualization, the objective outlines of the nullity itself. To that effect, it seems doubtful that judicial balancing of the partially void contract is a genuine form of integration of the contract. Moreover, talking about "substitutive powers" of the court may appear somewhat misleading.
The laws providing restoration of equity for the void clause should not be considered exceptional, given the variety of provisions for judicial rebalancing of void clauses or, at least, of disapproved negotiation contents: Articles 1384 and 1526 stand out in the Italian Civil Code; within the special legislation are to be found, although with different features, Art. 44 Legislative Decree no. 286/98, Art. 13 l. 431/98 and Art. 8 Legislative Decree 170/04. Restoration of equity was also envisaged in Art. 7 Legislative Decree
no. 231/02, prior to its recent amendment by the Legislative Decree no. 192/2012. Soft law features Art. 3.2.7. of Unidroit Principles and Art. 4:109 of the Principles of European Contract Law.
Of course, legislative variations do not negate the validity of the traditional assumption that equity does not in itself constitute a source of binding integration of the contract. The perspective, however, changes when specific regulations enshrine the nullity of certain clauses because of their iniquity. In these cases, equity often assumes a key role also in the legal treatment of the invalidity, as it plays an essential role in the imposition of negotiation invalidity itself.
These are, in short, the reasons which impel to ascertain whether there is scope to allow judicial intervention to rebalance the partially void contract even in cases in which such an intervention is not expressly provided: Take the cases of Art. 6 and 9 L. 192/98, Art. 2 and 3 L. 287/90 and Art. 34 Legislative Decree no. 206/05, directly or indirectly concerning cases of nullity that do not accord with the application of Art. 1419 of the Italian Civil Code.
The sole functional topic, however, is not enough to legitimize the restoration of contractual equity in default of an explicit provision. Once assumed that there is a lacuna in the legislation, it becomes necessary to recourse to analogy - of which, however, in the cases listed above, the other preconditions seem to be missing: there is no similarity with respect to the fully regulated cases of rebalancing, and in any case it would be difficullt the punctually identify the analogously applicable discipline, given that the court's intervention is regulated by each norm with different nuances.
On the other hand, the prospect of a legal analogy is unconvincing, on the basis of an alleged general principle that invalidity would still cover only the part of the clause that determines the iniquity: the assumption is largely contradicted in positive law - in particular by those norms, such as Article 1815 of the Italian Civil Code, under which a nullity for iniquity results in the invalidation of the entire clause.
In fine, the existing regulatory panorama does not enable to extend the scope of equity restoration of a partially void contract through interpretation.
Description: 
Dottorato di ricerca in Diritto dei contratti pubblici e privati
URI: http://hdl.handle.net/2067/2727
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