Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2067/2720
Title: I codici e la cultura scientifica alla corte dei Papi tra fine 13. e primi decenni del 15. secolo, con particolare attenzione ai manoscritti miniati della Biblioteca papale di Avignone
Other Titles: The Manuscipts and the Scientific culture in the Papal Court between the End of the 13. and the First Decades of 15.century, with particular attention in the Illuminated Manuscripts of Avignon Popes' Library
Authors: Salvatelli, Luca
Keywords: Avignone;Corte papale;Manoscritti;Scienza medievale;Avignon;Papal court;Manuscripts;Medieval science;Illumination;L-ART/01
Issue Date: 19-Jun-2013
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca 25. ciclo
Abstract: 
Il progetto I codici e la cultura scientifica alla corte dei Papi tra fine XIII e primi decenni del XV secolo, con particolare attenzione ai manoscritti miniati della Biblioteca Papale di Avignone si articola in tre snodi principali, corrispondenti alle partizioni essenziali in cui è stato suddiviso il lavoro. Innanzitutto si è tratteggiata una panoramica della storia, delle caratteristiche e degli sviluppi degli inventari delle librariae pontificie tra 1295 e 1594, fonti e testimonianze essenziali da cui partire, per indagare la vastità degli interessi culturali, in particolare scientifici, della corte papale. Tale esame, oltre a permettere di delineare l’effettiva presenza e consistenza di codici scientifici alla corte dei pontefici tra XIII e XV secolo e di rintracciare e riconoscere un nucleo significativo di manoscritti, oggi conservati in diversi fondi di biblioteche europee (Biblioteca Apostolica Vaticana, Biblioteca Alessandrina, Bibliothèque Nationale de France, British Library, Biblioteca capitular di Toledo), a seguito della parziale dispersione e frammentazione della biblioteca papale, ha permesso di sottolineare, seguendo la prospettiva di lunga durata, le palesi divergenze esistenti in tale campo del sapere con il canone quattrocentesco redatto da Tommaso Parentucelli per la costituzione di una teorica biblioteca umanistica. Per sostanziare tale confronto si è fatto riferimento alla presenza degli item di natura scientifica elencati nei diversi inventari, inseriti in appendice. Quindi si è proposta una disamina della fortuna del pensiero scientifico all’interno della corte pontificia tra seconda metà del XIII e XIV secolo, prendendo in esame lo Studium di Viterbo, maggiore centro culturale del tempo in tale campo, e il pontificato di Bonifacio VIII (1297-1304), per giungere ai due casi peculiari, durante il papato avignonese, di Giovanni XXII (1316-1334) e Clemente VI (1342-1352), scelti non solo per la personale tensione verso le scienze esatte, ma anche per i riflessi risultanti nella loro azione politica: significativa in tal senso la bolla Super illius specula, promulgata nel 1326 da Giovanni XXII, e altrettanto rilevante l’intenso dibattito inerente la Visione beatifica sviluppatosi sotto il medesimo pontefice oppure alla questione sulla determinazione della data della Pasqua. Infine si è affrontato il nucleo dei codici scientifici miniati della biblioteca papale di Avignone. Da tale lavoro, basato principalmente sull’istituzione, ove possibile, di confronti con la coeva produzione liturgico-giuridica propria della curia pontificia, sulla quale fino a oggi si sono concentrati gli studi inerenti la miniatura avignonese, è emerso che tale gruppo di manoscritti è costituito in prevalenza da codici di studio, appartenuti probabilmente a membri della curia, entrati solo successivamente a far parte della collezione libraria papale, in virtù dello ius spolii, come recentemente dimostrato per il Borgh. 353 (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana). Solo alcuni manoscritti potrebbero ritenersi il frutto di una specifica commissione pontificia, come evidente dalle dediche presenti sia nel ms 81 della Biblioteca Alessandrina di Roma, contenente il Commento alla Physioniomia di Guglielmo di Myrica, sia nel ms lat. 7293 della Bibliothèque Nationale de France, copia acefala del De instrumento rivelatore di Levì Ben Gerson. Il carattere privato di tali manoscritti appare ancor più evidente qualora si passi all’analisi degli apparati decorativi, dove si constata in alcuni casi la totale o parziale assenza di pagine d’incipit riccamente miniate, di iniziali rubricate o filigranate quand’anche previste dall’ordinator. Accanto a considerazioni prettamente stilistiche si sono anche condotte riflessioni inerenti l’iconografia delle iniziali istoriate dal momento che spesso risultano essere caratterizzate da raffigurazioni del tutto estranee alla materia trattata all’interno delle opere di cui qualificano l’incipit. La presenza di soggetti quali ad esempio la Vergine in maestà, del Cristo in trono o della Sacra famiglia consueti in testi di contenuto religioso, si è legata alla volontà di rendere più appetibile a un pubblico non laico la materia profana trattata. Accanto a tale tesi, probabilmente risultato dell’esclusiva volontà del committente, non si può non proporre anche una lectio facilior di tale discrepanza tra testo ed immagine, che potrebbe forse trovare la sua ragion d’essere forse nel fatto che gli artisti, abituati a realizzare per la curia testi di carattere sacro, abbiano usato i medesimi modelli a loro disposizione anche nella decorazione di codici di natura del tutto profana, ricorrendo ad un repertorio di soggetti standardizzato, senza preoccuparsi di aggiornarlo a esigenze diverse e in particolare a quelle legate ai contenuti di opere quali la Physica o la Methapysica. Tale parte del lavoro è stata arricchita e supportata da schede catalografiche, composte da un’attenta analisi e descrizione codicologica, alla quale fa seguito una sezione storico-critica incentrata sulle vicende sia compositive sia collezionistiche di detti codici e sul loro attuale stato conservativo.

The project Codes and Scientific Culture at the Court of the Popes in Late Thirteenth Century and in the Early Decades of the Fifteenth Century, with Particular Attention to the Illuminated Manuscripts of the Papal Library of Avignon is divided into three main parts, corresponding to the essential partitions in which is partitioned the researching work. The first one is dedicated to an overview of the history, the characteristics and the developments of papal libraries inventories between 1295 and 1594. Its matter of fact that these ones are essential sources and testimonies for investigate the cultural interests, particularly the scientific one in the papal court. This examination, as well as allowing you to outline the actual presence and consistency of scientific codes in the court of the popes between the thirteenth and fifteenth century, tracking and recognizing a significant core of manuscripts, now preserved in various collections of European libraries (Biblioteca Apostolica Vaticana, Bibliotheca Alexandrina, Bibliothèque Nationale de France, British Library, Toledo Capitular Library), following the partial dispersion and fragmentation of the papal library, allowed to point out, following the long-term perspective, the obvious differences that exist in this field of knowledge with the canon century written by Thomas Parentucelli for the establishment of a theoretical humanistic library. This point has been substantiated by comparison of the items listed in the various scientific inventories, included in the book’s appendix. The second part of the volume concerned an examination of the fortune of scientific thought in the papal court in the second half of the thirteenth and fourteenth centuries, examining the Studium of Viterbo: the greater the cultural center of the time in this field; the pontificate of Boniface VIII (1297 -1304); and finally outlining two peculiar cases, during the Avignon papacy of John XXII (1316-1334) and Clement VI (1342-1352), chosen not only for the personal tension towards the exact sciences, but also for the reflections resulting in their political action: significant in this sense, the Super illius note, promulgated in 1326 by Pope John XXII, the intense debate regarding the Beatific Vision developed under the same pope or the question of determining the date of Easter. In the last section, we addressed the core of the scientific codes illuminated the papal library in Avignon. This work has based mainly on the establishment, where possible, comparisons with contemporary liturgical and legal production linked to the papal curia, on which up now it has focused studies. It was found that this group of manuscripts is mainly consisting of study codes, probably belonged to members of the Curia, which came only later to be part of the papal library collection, by virtue of jus spolii, as recently demonstrated, for example in the case of Borgh. 353 (Vatican City, Biblioteca Apostolica Vaticana). Only few manuscripts may be considered the result of a specific pontifical commission, as evident from the dedications both the ms 81 of the Alessandrina Library of Rome, containing a commentary on the Physioniomia of William of Myrica, or the ms lat. 7293 of the Bibliothèque Nationale de France, a Levi ben Gerson headless copy of the De instrumento rivelatore. The private nature of the manuscripts is even more evident when you analyze the decorative device. It is found in some cases the total or partial absence of pages of richly illuminated incipit, in other ones the absence of rubricated or pen worked initials even provided by ordinator. In addition to stylistic considerations it has also conducted reflections about historiated initials. They often turn out to be characterized by depictions completely unrelated to the topic within the works which qualify the opening words. The presence of subjects such as the Virgin in majesty, the enthroned Christ or the Holy Family usually present in texts of religious content, it is linked to the desire to make it more agreeable to a secular audience the profane matter treated in the books, so probably the exclusive will result of the client. However we can also propose a lectio facilior of this discrepancy between text and image. It could possible find its reason in the fact that artists, accustomed to achieve sacred texts for curia, they used the same models in the decoration of codes of secular nature, using a standardized repertoire of subjects, not bothering to upgrade it to the different needs of
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operas like Physica and Metaphysica. This last section has been enriched and supported by catalog entries, consisting of careful analysis and description codex, which is followed by a historical-critical section focused on the compositional
Description: 
Dottorato di ricerca in Memoria e materia dell'opera d'arte attraverso i processi di produzione , storicizzazione, conservazione, musealizzazione
URI: http://hdl.handle.net/2067/2720
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