Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2067/2513
Title: Collettivi d'artista in Italia negli anni Settanta. Alcune esperienze a confronto
Other Titles: Artistic groups in Seventies in Italy. Some experiences
Authors: Voso, Daniela
Keywords: Collettivi d'artista;Arte anni Settanta;Italia;Artist's Group;Seventies;Italy;Art;L-ART/03
Issue Date: 6-Apr-2011
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca. 22. ciclo
Abstract: 
Questa ricerca riguarda le esperienze condotte da alcuni collettivi d’artista apparsi sulla scena italiana negli anni Settanta.
Quello dei collettivi d’artista è stato un fenomeno ampio ed articolato che si è espresso in forme eterogenee, legate da un comune sentire rispetto ad una riflessione sul ruolo sociale dell’artista. Tuttavia questo non é uno studio sul vasto territorio dell’arte relazionale, ma sulla pratica di produzione artistica collettiva e condivisa, svolta all’interno di un processo di costruzione di autonomia e di produzione di discorso consapevole e indipendente.
In questo primo approccio organico sull’argomento, il fine è stato verificare l’esistenza di elementi comuni tra le esperienze selezionate, attraverso una ricostruzione storico-critica complessiva, per dare una definizione del fenomeno e proporne il recupero.
I collettivi individuati e selezionati sono stati suddivisi in due filoni, per assonanze linguistiche e formali. Da un lato Il Gruppo di Coordinamento (Roma, 1972-83), Zona non-profit art space (Firenze, 1974-85), il Laboratorio di Comunicazione Militante (Milano, 1976-78), il Collettivo Lavoro Uno (Milano, 1972-78) e il Centro Lavoro Arte (Milano, 1978-81), adottavano forme di sperimentazione linguistica a partire dai nuovi immaginari definiti dalle ultime avanguardie e dalla comunicazione mediatica, e sono ascrivibili ad un’area di ispirazione legata al movimento Fluxus. Dall’altro lato, lo Studio d’Arte il Moro (Firenze, 1971-87), il gruppo REC (Genova, 1975-81), e Verifica 8+1 (Mestre, 1978-2008) conducevano una ricerca fondata sul linguaggio visivo inteso in termini tradizionali, ispirandosi alle soluzioni dell’arte optical, geometrica e astratta.
Sentire comune dei collettivi era la relazione tra l’artista, il sistema di produzione culturale, artistico, visivo ed economico, e infine tra l’artista e la società. Questa necessità era diversamente interpretata, attraverso l’autogestione, la documentazione, l’organizzazione, l’appropriazione degli spazi urbani, la promozione e la divulgazione dei propri ambiti di appartenenza espressiva - arte astratta, oppure avanguardie artistiche recenti e operazioni concettuali - nei territori destinati all’arte e in quelli pubblici e più ampi.
La ricerca sui singoli casi si è tradotta in una panoramica complessiva del fenomeno sul territorio italiano, che ha tenuto conto del contesto europeo attraverso l’inclusione di due gruppi che sono intervenuti nel contesto italiano - il Grup de Treball (Barcellona) e il Collectif d’Art Sociologique (Parigi) - e delle vicende critiche ed espositive che nei decenni - dal 1960 a oggi - hanno introdotto, interpretato e riconosciuto questo fenomeno, riscontrando la necessità di un’adeguata sistematizzazione storica e conservativa, almeno nel panorama italiano.
Gli interrogativi e le prospettive di studio che si diramano da questa indagine e dall’aver disposto insieme i collettivi degli anni settanta, riconoscendogli un percorso unitario, sono molteplici e resta lo spazio per ulteriori approfondimenti sui singoli casi di studio e sulle ragioni della lacuna storiografica che li ha coinvolti.
A margine di questa premessa, da un punto di vista critico, l’interrogativo che si pone è il seguente: dove finisce l’attività artistica, quando la scelta di autonomia è una scelta ideologica e produce materiali scritti, testi, documenti, in un decennio in cui le frontiere linguistiche del fare arte sono state spazzate da quello precedente e i nuovi sconfinamenti si giocano sul piano dei territori?

This study is about some artistic’s groups experiences in Seventies within the Italian landscape.
Artistic groups and autorun spaces at large were a broad and heterogenous phenomenon, risen from an aesthetical culture involved with social and political thinking.
This first organic approach on topic wants to find common aspects between the different selected experiences, through an historical and critical line. The final aim is to define and get an historical view on this hidden side of italian art history in seventies.
Two different kind of groups has been picked out. The first ones inherited practises form Fluxus Movement: Il Gruppo di Coordinamento (Rome, 1972-83), Zona non-profit art space (Florence, 1974-85), Laboratorio di Comunicazione Militante (Milan, 1976-78), il Collettivo Lavoro Uno (Milan, 1972-78) and Centro Lavoro Arte (Milan, 1978-81). They used new languages stemmed from the new media. The second ones moved from abstracts and optical visual languages: Studio d’Arte il Moro (Florence, 1971-87), Gruppo REC (Genoa, 1975-81), and Verifica 8+1 (Mestre, Venice, 1978-2008).
The relationship between the “artist” and society, art system, cultural, economic and visual contests, was a common aspect of groups, which performed this need in different ways, for example: autorun spaces, self-documentation, self-organization, and also getting public urban and media spaces, climbing over artistic boundaries, or just hanging on their own research and production in autonomy.
This reaserch has got a view on European contest including two groups wich partecipated in Venice Biennal 37th, a Catalan one: Grup de Treball (Barcelona, 1973-75), and a French one: Collectif d’Art Sociologique (Parigi, 1974-77).
Moreover, the research included critical overview about Italian contest since 60’s until today regarding artistic groups, finding out the necessity of an appropriate historical and preserving organization about Italian situation.
This argumentation introduces new questions and studies perspective about Italian artistic’s groups in Seventies and let the space for new goals. One of this is about art’s boundaries, not just regarding languages, but territories.
Description: 
Dottorato di ricerca in Memoria e materia delle opere d'arte attraverso i processi di produzione, storicizzazione, conservazione e musealizzazione
URI: http://hdl.handle.net/2067/2513
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