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Title: La disciplina comunitaria degli appalti pubblici e le secondary policies
Other Titles: The European provisions on public procurements and the secondary policies
Authors: Morettini, Simona
Keywords: Appalto pubblico;Piccole e medie imprese;Forniture militari;Sviluppo sostenibile;Suistanaible public procurement;Linkages;Green public procurement;IUS/10
Issue Date: 5-Feb-2009
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca. 21. ciclo
Abstract: 
La Comunità europea ha cominciato ad interessarsi degli appalti nel 1971, con la
prima direttiva sui lavori pubblici, proprio a causa del notevole impatto che questi
avevano sul mercato unico.
Inizialmente, l’attenzione del legislatore comunitario era volta, in particolare, ad
introdurre in questo settore alcuni principi generali, quali quelli di libera concorrenza,
non discriminazione, parità di trattamento e trasparenza. La ragion d’essere della
politica degli appalti era, infatti, quella di creare a livello europeo le condizioni di
concorrenza necessarie affinché i contratti pubblici fossero attribuiti in modo non
discriminatorio e il denaro pubblico fosse utilizzato razionalmente attraverso la scelta
della migliore offerta presentata.
A tale scopo, tutte le direttive comunitarie, che si sono succedute dal 1971 in poi,
si sono preoccupate esclusivamente di dettare precise regole per quanto riguarda: la
definizione dell’oggetto dell’appalto, la selezione dei candidati e, in particolare,
l’aggiudicazione del contratto sulla base di criteri esclusivamente economici, obiettivi e
facilmente misurabili.
Per molti anni, dunque, la normativa comunitaria non ha previsto alcun
riferimento alla possibilità di integrare considerazioni di natura non economica nel
settore degli appalti pubblici, limitandosi alla trattazione degli aspetti tradizionalmente
più attinenti agli obiettivi del mercato interno.
Negli ultimi anni, tuttavia, con l’affermarsi a livello internazionale del concetto di
“sviluppo sostenibile”, le istituzioni comunitarie hanno gradualmente iniziato a
prendere in considerazione le istanze etiche ed ambientali, integrandole con le altre
politiche comuni.
È da questo fenomeno di integrazione che si è sviluppata, anche a livello europeo,
la pratica del Sustainable Public Procurement (SPP), ovvero la possibilità di introdurre
criteri sostenibili, quali appunto le valutazioni etico-sociali ed ambientali, in una delle
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politiche comunitarie più importanti tra quelle relative al mercato interno, ovvero quella
in materia di appalti pubblici.
In questa sede interessa, appunto, esaminare le origini e gli sviluppi degli
“Acquisti pubblici sostenibili” nel contesto dell’Unione europea.
In particolare, lo studio si propone di rispondere ai seguenti interrogativi: quali
conseguenze ha comportato l’introduzione di considerazioni di secondary policies nelle
procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici disciplinate dal diritto comunitario?;
Fino a che punto e in che modo le istituzioni dell’Unione sono riuscite a conciliare la
tutela dell’ambiente e la politica sociale con i principi generali di libera concorrenza,
trasparenza, imparzialità e non discriminazione, da sempre posti alla base della politica
comune degli appalti pubblici?
A tale fine, in primo luogo, si analizzerà, attraverso lo studio delle comunicazioni
della Commissione, della giurisprudenza della Corte di giustizia e degli interventi
normativi del legislatore comunitario, il dibattito istituzionale che si è sviluppato
nell’Unione europea in merito alla possibilità di integrare considerazioni di natura
ecologica e sociale nella disciplina degli appalti pubblici.
In terzo luogo, dopo aver effettuato una panoramica generale delle esperienze di
Sustainable Public Procurement attuate a livello internazionale, nazionale e locale, si
esamineranno le origini, i contenuti ed i benefici degli “Acquisti pubblici sostenibili”,
così come recentemente sottolineati anche dalla Commissione europea.
Infine, un’ultima riflessione sarà dedicata al modo con il quale la Comunità
europea ed i suoi Stati membri, in quanto parti del Government Procurement Agreement
(GPA), potranno continuare ad integrare considerazioni ambientali e sociali nella
disciplina degli appalti pubblici senza porsi in contrasto con le finalità strettamente
commerciali ed economiche perseguite dalla World Trade Organization (WTO).

The interest of the European community towards pubic procurements started in
1971 with the directive on public works, due to their serious impact on the unique
market.
At first, the attention of the community legislator was focused, in particular, on
the implementation in such sector of a number of general principles such as free
competition, non- discrimination, transparency and fair and equitable treatment. The
reason of the procurement policy was the creation at the European level of a number of
competitive conditions in order to award public contracts without discrimination and to
use public assets rationally through the choice of the best bid.
For such a purpose, all the European directives issued since 1971 have only
provided particular rules on the definition of the subject matter of procurements, the
selection procedures of bidders and , in particular, the award of the contract on the basis
of economic, objective and easy-to-measure criteria.
For many years, then, European legislation has not provided any reference to the
possibility of introducing elements of non-economic nature in the sector of public
procurements, limiting the analysis to the aspects traditionally connected to the
objectives of the internal market.
Anyhow, during the last years, as the concept of “ sustainable development” was
becoming popular, the community institutions have gradually started to consider the
ethical and environmental issues, combining them with the other common policies.
From such combination has derived, also at the European level, the policy named
Sustainable Public Procurement (SPP), that is the possibility to implement sustainable
criteria such as ethical, social and environmental evaluations in one of the main
community policies among those of the internal market: this is the public procurements
policy.
We hereby analyze the origins and development of the “Sustainable Public
Procurement” within the European Union.
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The study aims to responding to the following questions: what are the
consequences of the implementation of some issues belonging to secondary policies in
the public procurements regulated by European law? To which extent and how the EU
institutions have succeeded in the combination of environment protection and social
policy to the general principles of free competition, transparency, non discrimination
that have always been at the grounds of the common policy of public procurements?
Through the communications of the Commission, the cases of the Court of Justice
and the European provisions, we will firstly examine the institutional debate held at the
community level regarding the possibility to implement environmental and social issues
in the public procurements legislation. Secondly, after having summarized the
Sustainable Public Procurement experience carried out at the international, domestic
and local level, we will analyze the origins, the contents and the benefits of the
“Sustainable Public procurements” as recently outlined by the European Commission.
At the end, we will describe how the European Community and its Member
States, as parties in the Government Procurement Agreement (GPA), will be constantly
implementing social and environmental issues in the legislation of public procurements
avoiding any conflict with the economic and trading goals pursued by the World Trade
Organization (WTO).
Description: 
Dottorato di ricerca in Diritto dei contratti pubblici e privati
URI: http://hdl.handle.net/2067/1121
Rights: If not otherwise stated, this document is distributed by the Tuscia University Open Archive under a Creative Commons 2.0 Attribution - Noncommercial - Noderivs License (http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/)
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