Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2067/1008
Title: Carmelo Bene: un lottatore contro il suo tempo
Other Titles: Carmelo Bene: one fighter against his time
Authors: Oppedisano, Francesca Rachele
Keywords: Documenti d'archivio;Artefice;Macchina attoriale;Carmelo Bene;Eroe strutturalista;Archival documents;Artificer;Actorial Machine;Structuralist hero;L-ART/03
Issue Date: 26-Apr-2007
Publisher: Università degli studi della Tuscia - Viterbo
Series/Report no.: Tesi di dottorato di ricerca. 19. ciclo
Abstract: 
La nostra Tesi analizza gli ultimi venti anni del lavoro di Carmelo Bene, cominciando dalla fine, o meglio, a qualche mese di distanza dal giorno della sua morte, da quando la gestione materiale e immateriale del lascito testamentario comincia farsi problematica.
La carriera di Carmelo Bene è stata a più riprese annunciata dalla critica, nel senso profondo di una serie di rinascite, come poetica, registica, o più generalmente ed erroneamente, autoriale. L’assunto da cui parte la nostra tesi verte essenzialmente su un viraggio fondamentale del punto di vista storico entro il quale Carmelo Bene è stato fino ad ora costretto. Abbiano riconsiderato la sua attività sotto il segno unitario di un’opera d’arte, un’opera d’arte la cui caratteristica fondamentale è quella di insistere a non volersi ridurre al campo che maggiormente ci interessa: la storia dell’arte. Tuttavia, dal momento in cui il pensiero critico dell’arte del XX secolo ha definitivamente asservito il prodotto artistico all’atto critico dell’artista che lo ha generato, contribuendo all’ emancipazione dell’arte dalla storia, ma soprattutto dalla storia della critica d’arte, abbiamo ovviato a questa rinuncia trovando conforto nel pensiero di tre artisti, assiduamente frequentati da Bene , che hanno lavorato all’interno di questo orizzonte critico: Alberto Savinio, Giorgio De Chirico e Marcel Duchamp.
L’eterogeneità che caratterizza l’arte di Carmelo Bene, di volta in volta incarquali il film, il video, il teatro e la di-scruttura di scena o poetica,rsi allo stesso livello del prodotto artistico emerso dnata in diversi “supporti” quali il film, il video, il teatro, indica l’impossibilità di ridurre l’attività dell’artista ad uno solo di questi supporti e obbliga lo studioso ad assumere una posizione estremamente pericolosa. Guardare “fuori campo”, nel senso cinematografico del termine, ridefinendo o ampliando i limiti linguistici entro cui di volta in volta si è incarnata la ricerca di Bene e’ di fatto la posizione più auspicabile rispetto all’oggetto della nostra analisi. All’interno di questa “topica” abbiamo cercato, in un senso più ampio, di affrontare le recenti problematiche nate dalla morte dell’artista: come preservare il lascito artistico di un autore che ha sempre rifiutato per principio l’idea d’una conservazione a futura memoria della sua arte nominando erede di tutti i suoi Beni una Fonazione chiamata l’Immemoriale?
La prima parte della Tesi analizza i fattori storici e culturali dai quali Carmelo Bene ha tratto le sue prime risorse di senso. Muovendo dall’assunto fondamentale che rifiuta l’idea di un soggetto oggetto, abbiamo rinunciato al nome proprio del nostro artista, al tracciato biografico della sua vita e alla cronologia delle sue opere: Carmelo Bene, riprendendo Deleuze, si è chiuso nell’acronimo delle sue iniziali, CB, e l’uomo assieme al suo prodotto è divenuto Macchina, inorganica e innominabile. Abbiamo quindi sostenuto l’impossibilità di raccontare, di riferire, questa Macchina, focalizzando il nostro discorso sull’origine epistemologica della Macchina CB, rintracciabile, a nostro avviso, in alcune parti dell’Ulisse di Joyce, uno dei capolavori indiscussi della letteratura a venire, sul quale CB ha sostato da subito e per tutta la vita. L’ineluttabile modalità del visibile e dell’udibile sono le due modalità attraverso cui CB scongiura il caso del commento, annunciando un’aporia di fondo che coinvolgerà in futuro diversi piani della cosiddetta Macchina CB: le immagini prodotte non rappresentano il testo, le immagini prodotte e il testo emesso sono piuttosto il sintomo di un vacillamento del senso, di ciò che viene percepito come una sorta di corrisposta inadeguatezza. All’interno di questo vacillamento opera una Macchina a più riprese caratterizzata come scellerata, attoriale e antropologica. A queste condizioni a priori dell’esser Macchina, traendo spunto da Duchamp e Gilles Deleuze, crediamo se ne debbano aggiungere altre tre: l’esser Celibe, Eroica e Strutturalista. . A causa del suo modus operandi, la nostra Macchina è essenzialmente una Macchina strutturalista, laddove per struttura s’intende una costruzione complessa volta a de-costruire strutturando la materia di cui si compone. L’idea, quindi, che la nostra Macchina sia principalmente eroica è dovuta ad un farsi nel disfarsi di un soggetto sacrificale. L’eroe strutturalista è un concetto che ci giunge ancora una volta da Deleuze, con una differenza fondamentale: nel nostro caso se l’eroe è Macchina, il sacrificio umano si è già consumato prima che esso abbia dato forma col sangue ad una rivolta, di fatto, la nostra Macchina è essa stessa una Macchina Rivoltosa.
Nella seconda parte della Tesi, sulla base dei manoscritti e dei documenti d’Archivio, abbiamo analizzato e rintracciato le alleanze teoriche di CB con alcuni dei più importanti artisti e pensatori del passato: E.M. Cioran, Gilles Deleuze, Martin Heidegger, James Joyce, Friedrich Nietzsche, Arthur Schopenhauer, Max Stirner e soprattutto Sigmund Freud e Jacques Lacan. A tal proposito abbiamo riconsiderato l’idea di Macchina Desiderante, che origina dell’Anti-Edipo di Felix Guattari e Gilles Deleuze (Cfr. L’Anti-Œdipe, 1972), dal punto di vista lacaniano. Lontano dall’essere una Macchina desiderante CB è prossimo all’idea di una Macchina Celibe e Androgina nel senso offerto dall’interpretazione del Grande Vetro di Duchamp (Cfr. La Mariée mise à nu par ses célibataires, même, 1915-23).
In conclusione abbiamo trattato il difficile rapporto di CB con le Istituzioni, ponendo l’accento sull’importanza data dalla nostra Macchina al riconoscimento istituzionale, in quanto una delle fonti del suo regolare funzionamento, volendo restare fondamentalmente e apertamente in conflitto con esso.
In Appendice abbiamo riportato la trascrizione dei Quattro Momenti su Tutto il Nulla, una sorta di opera testamentaria nella quale l’artista ha sintetizzato in video il suo pensiero teorico e artistico.
Tutta la critica su Carmelo Bene, a vari livelli, non ha mai smesso di rintracciare le alleanze teoriche ed artistiche che hanno influenzato la sua arte. Confortati dai soli materiali d’archivio, noi abbiamo cercato di ignorare deliberatamente, senza mai trascurala, tutta la critica su CB con CB e dopo CB. Ci siamo imprudentemente voluti addentrare nei luoghi più complessi del suo pensiero. Ne abbiamo voluto rintracciare le origini senza più il conforto, nel limite del possibile, di quelle voci autorevoli la cui esclusività è destinata a permanere nel tempo, almeno fino a quando uno sguardo consapevole non giunga ad illuminare valicandolo tutto il pensiero critico racchiuso nelle opere di uno dei più grandi artefici del nostro tempo.

Our thesis is focused on the last part of the Carmelo Bene activity, from his death in 2002 back to the past twenty years.
The Carmelo Bene carrier has several times being announced by the critics, announced in the deep sense of a series of rebirths, under different points of views: considering his activity as an actor, a philosopher, a poet, a writer, a director, or, more generally and erroneously, as an author. We intend to reconsider his activity under a new light comprehensive of the art history including, above all, the XX Century art critical thinking as the product of the artist though himself. At this regard, three artists show the importance of the critical thought born from the creativity to be considered at the same level of the artistic product aroused from the same acts: Giorgio De Chirico, Alberto Savinio and Marcel Duchamp. We have to specify that the heterogeneity that leads Carmelo Bene into different fields means the impossibility to reduce his activity to only one of these fields and the possibility to look “off screen”, the most desirable result for a research work. His being “Off screen”, in the cinematographic language, leads us in a difficult position: do we have to come in or out? Do we have to put attention to what is happening outside the limit of the image? Sound – word – image are the staff of which the art of Carmelo Bene is made.
We mean the Voice, the Word and the iconographic density of the Image produced by Carmelo Bene, such as films and performances. Around these tree terms we tried to discuss the recent problematic come out from the death of the author: how to preserve the artistic legacy of such polyhedral and complex subject that refused in principle the idea of a memory preservation naming his Foundation “Immemoriale”?
The first part of the thesis analyzes the historical and cultural factors from which Bene moves and the substantial reasons of an impossible historical contextualization of his art. Moving from the assumption of an essential concept that refuses the idea of a subject as an object, we start rejecting the name of our treatment: Carmelo Bene became CB, more precisely, the Inorganic un-nameable CB Machine. We then analyze the possibility to tell, to refer on this Machine, and focus our dissertation on the epistemological origin of the CB Machine findable in some parts of the James Joyce Ulysses, one of the masterpieces that CB has attended at the very beginning of his life till the end. The “ineluctable modality of the visible” and “audible” are two modalities through which Carmelo Bene passes through the comment, announcing a deep gap that will involve in the future the different plans of the so called CB Machine: the images are not rapresentig the text, the images produced and the text emitted are the symthom of the vacuity of the sens, something perceipt as a reciprocal insufficiency. A Machine called at different times by the critic Wicked Machine, Actorial Machine, and anthropological Machine. We believe and argue that two more characteristics should be added to the previous ones in order to show in a better light the Carmelo Bene activity as an artist: the Bachelor and the Heroical Machines. These two terms, as we’ll see further on, have to be understood from the point of view of Marcel Duchamp’s art and Gilles Deleuze’s thinking.
Due to his modus operandi, our Machine is essentially structuralist. The idea of a Structuralist Hero comes out from Deleuze lending us one more adjective for our Machine. But, in our case, assuming our hero as a Machine, the sacrifice is already being consumed before having given form to the revolution. The Machine is a Rebel Machine itself.
In the second and third parts of the thesis, on account of the archival documents and manuscripts we analyze more deeply the theoretical alliance of CB with some of most important thinker ad artists of the past: E.M. Cioran, Gilles Deleuze, Martin Heidegger, James Joyce, Friedrich Nietzsche, Arthur Schopenhauer, Max Stirner, and, above all, Jacques Lacan and Sigmund Freud. At this regard we try to reconsider the idea of a desiring Machine which belongs to Deleuze-Guattari (Cfr. Anti-Œdipus, 1972) from the point of view of the CB study on Jacques Lacan Seminaries and Scripts. Far from the idea of a desiring Machine, CB is closer to the idea of a Bachelor and Androgynous Machine in the sense of Marcel Duchamp’s Grand Verre (Cfr. La Mariée mise à nu par ses célibataires, même, 1915-23).
As example of the complexity of the modus operandi of our Machine, we show how an idea inspired from the lectures of Lacan becomes a creative act, which inform the performance entitled Hommelette for Hamlet. Finally we conclude our tour reporting the difficult relationship between CB and the Institution marking how important was for him to be recognize and supported by the Institution in the last part of his activity, though remaining out of the Institution.
In Appendix we report the Four Moments on All Nothing which is a sort of testament that the artist has decided to leave in video, a summa of his theoretical and artistic thought.
The entire critic on Carmelo Bene has never stopped retracing the theoretical and artistic alliances which have informed his art. Only with the support of the archival materials, we have intentionally tried to ignore, without never disregard it, all the critic produced on CB, together with and after CB. We wanted to go imprudently deep into that places within his thought, retracing their origin, without the comfort of those authoritative voices whose exclusivity, yet for a long time, is destined to overstay till a courageous act of rethinking will be able to overstep all the art and the critical thinking enclosed in one of the most important Artificer of our time.
Description: 
Dottorato di ricerca in Memoria e materia delle opere d'arte attraverso i processi di produzione, storicizzazione, conservazione, musealizzazione
URI: http://hdl.handle.net/2067/1008
Rights: If not otherwise stated, this document is distributed by the Tuscia University Open Archive under a Creative Commons 2.0 Attribution - Noncommercial - Noderivs License (http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/)
Appears in Collections:Archivio delle tesi di dottorato di ricerca

Files in This Item:
File Description SizeFormat
froppedisano_tesid.pdf21.95 MBAdobe PDFView/Open
Show full item record

Page view(s)

1
Last Week
1
Last month
0
checked on Oct 28, 2020

Download(s)

16
checked on Oct 28, 2020

Google ScholarTM

Check


This item is licensed under a Creative Commons License Creative Commons