Schermo, linea, superficie. Cecilia Mangini e l’astrazione analitica
Author(s)
Di Girolamo, Lucia
Date Issued
2021
Type
article
Volume
20
Issue
4
Journal
Abstract
La cineasta pugliese Cecilia Mangini è stata una figura emblematica nel panorama italiano del cinema delle donne, interprete di un’idea di film documentario nata nel rigore formale dell’estetica cinematografica. Legata a Pier Paolo Pasolini da sodalizio artistico, si ispira al romanzo Ragazzi di vita (1955) per la sua prima pellicola: Ignoti alla città (1958), racconto della marginalizzazione sociale dei ragazzi di borgata. È un ritratto di Roma distante dalla precettistica convenzionale del cinema non-fiction, che negli anni Cinquanta promuove la ricostruzione post-bellica. Nel 1960, in pieno “miracolo economico”, Mangini compie un ulteriore scatto di ricerca formale e gira Stendalì, in cui ferma un’immagine di donna che va sparendo: quella della lamentatrice funebre. Con Essere donne (1965) racconterà con lucida visione i cambiamenti della condizione femminile in atto nel paese. Ma prima l’estrema sperimentazione di Stendalì fissa le poche dimensioni dell’esistenza in cui, al Sud, il femminile può esprimersi. L’astrazione, strumento di analisi dello sguardo, fa di quel corpo femminile un nodo simbolico, un necessario punto di passaggio tra passato e presente.
Subjects
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Name
[Catanese & Di Girolamo] 4.1. Schermo, linea, superficie. Cecilia Mangini e l’astrazione analitica - Arabeschi.pdf
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