Analisi dei processi di intensificazione nelle produzioni agricole: il caso della conversione da colture annuali a pluriennali nel nord del Lazio
Author(s)
Monfeli, Giorgio
Date Issued
September 18, 2023
Type
Doctoral Thesis
Abstract
In questo lavoro vengono analizzate le implicazioni derivanti dal passaggio dai seminativi, sempre meno redditizi a causa del calo dei prezzi, al nocciolo e ad altre colture pluriennali quali vite e actinidia. Nel corso di un decennio (2008-2018) si è registrato un aumento significativo delle superfici a nocciolo, soprattutto nel Lazio e particolarmente nella provincia di Viterbo. L’incremento è stato da 18.914 a 23.966 ettari (+26,7%) (ISTAT, 2019). La crescita di noccioleti è legata all’aumento della domanda di nocciole unita alla scarsa redditività delle altre colture tradizionali. L’aumento della domanda ha generato un aumento del prezzo. Tale aumento è imputabile alla forte spinta dell'industria di trasformazione verso l'incremento della produzione interna di nocciole, cercando di soddisfare la crescente domanda di prodotti dolciari e di ridurre la dipendenza storica dal mercato turco. L’espansione della domanda si è coniugata con la necessità, da parte di molti agricoltori, di ripensare alle coltivazioni tradizionali nelle aziende agricole, che di recente mostrano importanti problematiche relative alla loro redditività. Pertanto, le imprese agricole hanno avviato un processo di sostituzione da seminativi a basso reddito con colture più intensive in grado di raggiungere livelli ragionevoli di remunerazione per i fattori produttivi utilizzati. Tuttavia, questa espansione della produzione di nocciole ha creato un acceso dibattito. Il punto focale del dibattito ruota intorno alle implicazioni ambientali di questa tendenza; che genera, secondo l’opinione pubblica, un'intensificazione della produzione. Ciò è dovuto all'ipotesi che le colture pluriennali presentano un impatto maggiore di quelle annuali (a causa della necessità di input produttivi in quantità maggiore rispetto ai seminativi con rotazione) e alla semplificazione degli ecosistemi a causa della diffusione di una singola coltura.
In questo quadro, la nostra analisi si concentra sulla valutazione economica e ambientale della sostituzione di un seminativo tradizionale (grano duro) con colture arboree più intensive come actinidia e vite, che possono rappresentare una valida alternativa alla nocciola, sia da un punto di vista economico che ambientale, nell'area di studio. Nel contesto più ampio della letteratura sulla valutazione dell’impatto economico/ambientale delle produzioni agricole e dei processi di conversione da colture annuali a colture pluriennali. Questo per rispondere all’esigenza dell’opinione pubblica e dei politici di capire se il processo di conversione in atto sia sostenibile da un punto di vista economico e ambientale.
L’analisi economica è basata su dati ISTAT, ISMEA, camera di commercio e interviste a esperti del settore e agricoltori direttamente coinvolti nel processo di conversione. L’analisi ambientale ha lo scopo di creare le basi per l’applicazione delle norme ISO 14040 e 14044 relative al Life Cycle Assessment (LCA) e nello specifico fa riferimento alle quantità di input ammessi dal disciplinare di lotta integrata della Regione Lazio. I potenziali trade-off sono ricercati utilizzando indicatori
economici e ambientali. Quelli di natura economica comprendono un’analisi reddituale, con orizzonte temporale di 35 anni, in cui si analizzano i budget colturali relativi all'intero ciclo di vita degli investimenti, al fine di costruire un confronto tra colture utilizzando il break even point, VAN, l’annualità equivalente, il TIR e un’analisi patrimoniale ideata sul confronto tra i Valori Agricoli Medi (VAM). L’analisi ambientale fa riferimento alle quantità attraverso la ricerca di indicatori di misurazione e comparazione di utilizzo degli input nel processo produttivo in campo, tra le quattro colture oggetto di analisi. L’analisi di impatto dei prodotti fitosanitari è costruita con il metodo di valutazione di impatto potenziale specifico ReCiPe Midpoint E (Huijbregts et al 2016).
Questo contributo si aggiunge alle precedenti analisi sull'impatto dell'intensificazione sostenibile della produzione agricola scoprendo potenziali trade-off tra obiettivi economici e ambientali. In generale, a livello reddituale, le colture arboree considerate, ad eccezione della vite, consentono il raggiungimento di un livello di reddito più elevato rispetto al seminativo annuale (grano duro). Il nocciolo resta la coltura più interessante al riguardo anche perché richiede costi di investimento inferiori rispetto alle altre colture perenni considerate. I risultati suggeriscono che l'aumento del nocciolo è pienamente giustificato da un punto di vista economico e mostrano che il passaggio alle colture perenni provoca un moderato aumento della potenziale pressione sull'ambiente. Questo soprattutto per la vite per quanto riguarda l’utilizzo di prodotti fitosanitari e, meno, per l’actinidia e il nocciolo rispetto al grano duro. Dal punto di vista dell’utilizzo di acqua l’actinidia risulta essere la coltura più impattante, seguita dal nocciolo. Dato il processo di cambiamento climatico, che mediamente ha esacerbato i periodi di siccità, nella vite si riscontra un utilizzo moderato di acqua, volto soltanto al fabbisogno irriguo di soccorso durante i periodi di forte siccità, mentre il grano duro non utilizza acqua per irrigazione nel processo produttivo. Per quanto riguarda l’utilizzo di gasolio agricolo agevolato, il nocciolo risulta essere la coltura a maggior impatto seguita da actinidia, vite e grano duro, a cui vengono assegnati meno litri dato il ciclo colturale limitato durante l’annata agraria. Riguardo l’utilizzo di fertilizzanti (unità di azoto) i risultati ci suggeriscono che nel processo produttivo il grano duro impiega più unità di azoto, seguito da actinidia. Il nocciolo e la vite impiegano mediamente meno unità di azoto ettaro per la produzione.
Infine, possiamo affermare che il nocciolo, genera un potenziale aumento della pressione sull'ambiente se confrontato con il grano duro, per alcuni aspetti, come l'uso di acqua e di prodotti fitosanitari. Tuttavia, la pressione esercitata sull'ambiente non appare superiore rispetto alle altre colture arboree considerate, almeno per quanto riguarda l'uso degli input analizzati nel presente studio.
This study focuses on the implications due the shift deriving from arable land, which has experienced declining prices in recent years, to hazelnut and other perennials crops such as grape and kiwifruit. For a decade (2008-2018), there was a significant increase in hazelnut surfaces, especially in Lazio and particularly in the Viterbo area. The increase was from 18,914 to 23,966 hectares (+26.7%) (ISTAT, 2019). Growing interest in hazelnut production is mainly a consequence of the rise in the demand by the transformation industry, willing to expand confectionary products’ supply and contemporarily trying to reduce the historical dependence on the Turkish market. This is also due to the low profitability of arable crop in northern Lazio.
Demand expansion has been combined with the need on many farmers to rethink traditional crops on farms, which have recently faced significant profitability challenges. As a result, farmers are replacing low-income arable crops with more intensive crops capable of providing reasonable remuneration levels for the inputs used. However, the expansion of hazelnut production has sparked an intense debate regarding its environmental implications. This is due to the widespread skepticism, according to public opinion, associated with the intensification of agricultural production in northern Lazio. Following the assumption that orchard crops have a much greater impact than annual crops (due to the need for more productive inputs than arable crops) and to the simplification of ecosystems due to a monoculture.
Our analysis focuses on the economic and environmental implications of substituting traditional arable crops (durum wheat) with more intensive perennial crops, comparing hazelnut with kiwifruit and grape., which can represent two comparable alternatives to hazelnut. The study aims to address the concerns of public opinion and policymakers regarding the sustainability of the ongoing conversion process from an economic and environmental perspective. Economic analysis is based on ISTAT, ISMEA, Italian chamber of commerce data and interviews with industry experts and farmers. The environmental analysis seeks to establish a foundation for applying the ISO 14040 and 14044 standards related to Life Cycle Assessment (LCA), specifically referring to the quantities of input allowed by the integrated pest management specification of the Lazio Region. Economic indicators include income analysis with a 35-year time horizon, analysing crop budgets related to the entire life cycle of investments to compare crops using the break-even point, NPV, equivalent annuity, IRR, and asset analysis based on the comparison between Average Agricultural Values. The environmental analysis examines the quantities of input used in the production process in the field among the four crops being analysed. The impact analysis of plant protection products is constructed using the specific potential impact assessment method ReCiPe Midpoint E (Huijbregts et al. 2016).
This study contributes to previous analyses on the impact of sustainable intensification of agricultural production by revealing potential trade-offs between economic and environmental objectives. The economic analysis demonstrates that the three perennial crops can enhance farm profitability, with hazelnut being the most attractive option due to its lower investment costs. Durum wheat, on the other hand, is characterised by a negative profit margin. The results indicate that the increase in hazelnut production is economically justified and that the transition to perennial crops leads to a moderate environmental impact, particularly for grape and, to a lesser extent, for kiwifruit and hazelnut in terms of plant protection indicators. In terms of water use, kiwifruit appears to be the most impactful crop, followed by hazelnut. Due to climate change-induced droughts, grape require only moderate water for emergency irrigation, while durum wheat does not use water for irrigation in its production process. A comparison of agricultural fuel usage shows that hazelnut has the most significant impact, followed by kiwifruit, grape, and durum wheat. The assessment of fertiliser use (nitrogen units) suggests that durum wheat production requires more nitrogen units per hectare, followed by kiwifruit, while hazelnut and grape use fewer units of nitrogen per hectare.
In conclusion, hazelnut orchards generate potential environmental increases compared to durum wheat in some aspects, such as water and plant protection products. However, the pressure compared to other tree crops considered does not appear to be higher with respect to the indicators used in this study.
Additional information
Dottorato di ricerca in Economia management e metodi quantitativi
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