Lo straniero nella giurisprudenza costituzionale: tra cittadinanza e territorialità
Author(s)
Date Issued
2017
Type
article
Issue
1
Start Page
41
End Page
72
Journal
Abstract
Come tutelare i diritti dei migranti senza compromettere la capacità dello Stato di controllare le proprie frontiere e selezionare gli stranieri con i quali condividere la ricchezza nazionale? Come tenere insieme, cioè, il particolarismo dei percorsi di autodeterminazione nazionale con l’universalismo dei diritti umani? Posti di fronte a questo problema, gli ordinamenti liberal-democratici faticano a trovare un punto di equilibrio. La logica democratica imporrebbe di assecondare la volontà maggioritaria del demos, che prende forma attraverso le leggi. Tuttavia, quella volontà tende inevitabilmente a privilegiare gli interessi distributivi dei cittadini, minacciando la tenuta dei diritti fondamentali dei migranti. La logica liberale agisce in senso contrario, giacché esige dallo Stato una eguale protezione delle libertà individuali (siano esse del cittadino o dello straniero), ma, così facendo, allenta quei vincoli comunitari di coesione e solidarietà di cui si sostanzia l’idea di nazione. Questa dialettica tra le due anime, democratica e liberale, degli ordinamenti occidentali contemporanei si riflette anche sul piano costituzionale, dando luogo ad approcci contrapposti – qui qualificati come «paradigma della cittadinanza» e «paradigma della territorialità» – che attraversano e destabilizzano la giurisprudenza costituzionale italiana in materia di immigrazione.
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