L'acqua in Paraguay. Tra vita, morte e possibile rinascita.
Author(s)
Date Issued
2024
Type
article
Volume
22
Start Page
175
End Page
185
Journal
Abstract
Il Paraguay, tagliato in due dal fiume omonimo e delimitato a est dal Paraná, nel corso dei
secoli ha stabilito con questi giganti della Natura un rapporto conflittuale e indissolubile. Via
di accesso per i conquistatori e gli immigrati europei, scenario di cruenti scontri commerciali e
politici, strada dolorosa verso l’esilio per gli oppositori dei vari regimi, fonte di sostentamento
e di speculazione, causa di distruzione durante le ricorrenti esondazioni, queste imponenti
acque hanno scandito la vita e lo sviluppo del Paese. Ma la loro presenza non è stata sufficiente
a compensare, in alcune aree, i frequenti periodi di siccità, capaci di incidere anche sui conflitti
bellici, come accadde in quella che viene ricordata come la “guerra della sete”, combattuta
negli anni 1932 - 1935 contro la Bolivia, per la difesa della vasta regione del Chaco. Tutto ciò
è presente nella narrazione di molti scrittori paraguayani, come notò Jean Andreu in un saggio
su Augusto Roa Bastos in cui afferma: «hablar del hombre y el río en la obra de un escritor
paraguayo es hablar de una evidencia, casi una tautología». Per dare alcuni esempi della di versa interpretazione del tema, abbiamo estrapolato alcuni passi da racconti, romanzi e poesie
dei più noti interpreti delle lettere paraguayane. Sono stati analizzati: di Augusto Roa Bastos,
Carpincheros che apre la raccolta El trueno entre las hojas (1953) e due capitoli del romanzo
Hijo de hombre (1960); La seca tratto da La seca y otros cuentos (1986) e Se lo llevaron las aguas
del volume Por el ojo de la cerradura (1993) entrambi di Renée Ferrer; il romanzo Imágenes sin
tierra di José-Luis Appleyard (1991); El motivo, incluso in Fantasmario. Cuentos de la Guerra
del Chaco (2015) scritto da Javier Viveros. Infine, sono state scelte alcune poesie di: Eloy Fariña
Núñez, autore di Canto secular (1911); Victorino Abente y Lago che celebrò le meraviglie delle
cascate del Guairá; e Elvio Romero, il cantore della terra, della natura, dell’esilio.
