La mediazione scolastica e didattica. Il docente protagonista della formazione
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Date Issued
2017
Type
bookPart
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121
End Page
152
Journal
Abstract
“Mediare” è un termine polisemico, con una pluralità di significati specifici, come dimostra la molteplicità di aggettivazioni che contraddistinguono la mediazione in ambito pedagogico; si parla, infatti, di mediazione educativa, cognitiva, intersoggettiva e interculturale.
In primo luogo è opportuno distinguere fra mediazione educativa, che indica l’insieme delle azioni pertinenti all’intervento educativo, e mediazione pedagogica, che si riferisce invece alla
riflessione teorica e teoretica da condurre sull’azione stessa. La mediazione è, pertanto, una delle “dimensioni strutturali del sapere pedagogico” (Cambi, 1995). La pedagogia è un sapere antinomico, cioè percorso da coppie di contrari non rimovibili, quali ad esempio teoria/prassi, presente/futuro, individuo/società, ed è per questo che necessita di una continua opera di mediazione (Frabboni & Pinto Minerva, 2003). Pertanto, con “mediazione” si potrebbe intendere accompagnare le parti in un processo di cambiamento dalla dimensione emotivo-affettiva-relazionale a quella cognitiva razionale. In tal senso, la mediazione può essere considerata come
«un processo, il più delle volte formale, con il quale un terzo neutrale tenta, mediante scambi fra le parti, di permettere a queste ultime di confrontare i loro punti di vista e cercare, con il suo aiuto, una soluzione al conflitto che le oppone»
