Repository logo
Log In(current)
  1. Home
  2. Unitus Open Access
  3. Tesi di Dottorato di Ricerca
  4. Archivio delle tesi di dottorato di ricerca
  5. Roma 1985-1995: le radici di un nuovo corso identitario attraverso la disamina dell’attività degli spazi espositivi e delle riviste

Roma 1985-1995: le radici di un nuovo corso identitario attraverso la disamina dell’attività degli spazi espositivi e delle riviste

Author(s)
Antonacci, Simona
Date Issued
November 27, 2015
Type
Doctoral Thesis
Abstract
La tesi di dottorato indaga la situazione dell’arte a Roma tra gli anni Ottanta e Novanta, con lo scopo di cogliere, attraverso la disamina dell’attività degli spazi espositivi e delle riviste, l’affermarsi di un nuovo corso identitario che investe tanto la produzione artistica e critica, così come il sistema dell’arte. Nato a margine delle esperienze dei primi anni Ottanta, il nuovo corso prende forma nella seconda metà del decennio e arriva a piena maturazione negli anni Novanta. Nell’Introduzione della tesi si delineano motivazioni, presupposti storiografici e articolazione dello studio. I primi due capitoli sono strutturati in modo cronologico e ricostruiscono la storia espositiva a Roma a partire dalle sue premesse nella prima metà degli anni Ottanta per poi seguirne gli sviluppi nel periodo compreso tra 1985 il 1995 e guardare ancora oltre. I due capitoli sono introdotti da una ricognizione sulle coordinate artistiche e critiche affrontate attraverso l’analisi delle principali rassegne nazionali internazionali: l’imprescindibilità dell’esperienza della Transavanguardia, l’emergere di fenomeni come Nuovi Nuovi, supportati da Renato Barilli e Pittura colta, fino a mostre come AnniOttanta e Nuove trame dell’arte; nella seconda metà del decennio la centralità della scena milanese e la “diversa tradizione” tratteggiata da Levi, nonché le attività propedeutiche del Castello di Volpaia, fino a mostre come AnniNovanta e Una scena emergente. Vengono poi analizzate grandi rassegne internazionali come Biennale di Venezia e della Documenta di Kassel. Nel primo capitolo si entra nel merito della storia espositiva delle gallerie romane, a partire da una ricognizione sui nomi storici, come La Salita diretta da Gian Tomaso Liverani, La Tartaruga diretta da Plino de Martiis, l’esperienza dell’Attico, animata dalla figura eccentrica di Fabio Sargentini, il successo internazionale di Gian Enzo Sperone, l’evoluzione delle gallerie del Tridente; alla centralità delle ricerche neo-espressioniste si contrappongono le scelte concettuali di Primo Piano, diretta da Maria Colao, e Ugo Ferranti. Dalla fine degli anni Settanta nascono diversi spazi autogestiti dagli artisti come Sant’Agata dei Goti, gli Ateliers dell’ex Pasitificio Cerere, e il Centro Studi di Psicologia dell’arte Jartrakor. Qui, intorno a Sergio Lombardo, prende forma l’esperienza dell’Eventualismo. Nel secondo capitolo si analizzano le attività di spazi attivi nella seconda metà degli anni Ottanta e nei Novanta: tra gli spazi pubblici si segnalano le mostre del Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università “La Sapienza” e Molteplici culture al Museo del Folklore, nonché le attività degli Istituti stranieri a Roma. Sono soprattutto gli spazi privati a garantire le funzioni di ricerca e scandaglio del presente, come dimostra la lunga attività di realtà come la galleria Pieroni, poi trasformatasi in Zerynthia, o Sala 1, mentre La Nuova Pesa di Simona Marchini si concentra sulla promozione della scena romana. Su un versante differente si pone il contributo di alcune realtà che, spesso attraverso ipotesi anti-sistemiche o anti-convenzionali, tracciano percorsi sperimentali, come Lascala, Lascala c/o Il desiderio preso per la coda e Alice di Domenico Nardone, che promuove il gruppo di Piombino e quella di Paolo Vitolo, in cui viene realizzata la mostra Medialismo. All’inizio degli anni Novanta, si sviluppano le attività longeve della galleria Valentina Moncada, e di Stefania Miscetti, cui si aggiungono le iniziative di gallerie medie e piccole (Galleria Nova, Il Campo, Lidia Carrieri, Edicola Notte, Pino Casagrande, Bonomo, Borzi, Eralov). Una rinnovata attenzione da parte delle istituzioni pubbliche si riscontra nella seconda metà degli anni novanta, in coincidenza con la nascita di nuove fondazioni e realtà dislocate nelle periferie (S.A.L.E.S., Fondazione Volume!, Opera Paese, Opera Stabile, Autori Messa, Magazzino) e l’avvio di grandi progetti museali come MACRO e MAXXI. Il capitolo 3 è dedicato all’esplorazione delle riviste d’arte contemporanea pubblicate a Roma tra il 1985 e il 1995, spazi della scrittura critica che, al pari dei luoghi espositivi, si sono fatti interpreti di uno specifico orientamento culturale nella Roma di quegli anni. Introdotte da una breve disamina sui principali periodici coevi, “891”, “Arte Argomenti”, “Sottotraccia”, “Opening”, “La società lunare”, “Arte e Critica”, “Centoerbe”, vengono indagate a partire dai riferimenti offerti dalle interviste contente negli Apparati. Le Conclusioni si propongono di tirare le fila della disamina effettuata, proponendo possibili percorsi di senso attraverso il panorama composito analizzato, e sono seguite da una selezione di Immagini delle mostre analizzate e dagli Apparati. Questi ultimi ospitano le interviste rivolte, a partire dal 2012, a redattori e critici legati ai diversi progetti editoriali: Alberto Vannetti, Domenico Scudero, Roberto Lambarelli, Andrea Fogli, Jacopo Benci, Carla Subrizi, Stefano Chiodi, Massimo Carboni.
The aim of this doctoral thesis is to examine the situation of art in Rome between the Eighties and Nineties in order to understand, through the close examination of the activities of exhibition venues and reviews, the emergence of a path to the building of a new identity that overtook both the products of art and art criticism as well as the contemporary art system. Born at the margins of the experiences of the early Eighties, this new path took shape in the second half of the decade and reached its height in the Nineties. The Introduction to the thesis provides an outline of the causes of this phenomenon and its historiographical premises as well as how the research was organized. The first two chapters have been arranged in chronological order and reconstruct the history of the exhibitions in Rome from its beginnings in the first half of the Eighties and through to the developments that took place between 1985 and 1995 and even further ahead. These two chapters start by examining the key points of reference in art and art criticism through the analysis of the main international and national exhibitions: from the instrumental experience of Transavantgarde; the emergence of movements such as Nuovi-nuovi, backed by Renato Barilli; and Pittura Colta, with Maurizio Calvesi, to exhibitions such as AnniOttanta and Nuove trame dell’arte. In the second half of the decade the central importance of the Milan scene and Una Diversa Tradizione laid down by Corrado Levi are examined as well as the preliminary activities of Castello di Volpaia, up to exhibitions such as AnniNovanta and Una scena emergente. Subsequently, the important international exhibitions such us Biennale di Venezia and Documenta di Kassel are analyzed. The first chapter addresses the exhibition history of the galleries in Rome, starting with an examination of historic venues: from La Salita, directed by Gian Tomaso Liverani; La Tartaruga, directed by de Plino De Martiis; the experience of L’Attico, directed by the eccentric Fabio Sargentini; the international success of Gian Enzo Sperone; and the evolution of the Tridente galleries. The central importance of Neo-expressionist studies are offset by the conceptual choices of Primo Piano, direct by Maria Colao, and the gallery Ugo Ferranti. Starting at the end of the Seventies many venues managed directly by the artists were founded, such as Sant’Agata dei Goti, the Ateliers of the ex-Pasitificio Cerere, and Centro Studi di Psicologia dell’Arte Jartrakor. Here, the experience of Eventualismo began to take shape around Sergio Lombardo. Chapter 2 analyzes the activities of the venues active in the second half of the Eighties and in the Nineties. Public venues are discussed, such as the exhibitions of the Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università “La Sapienza” and the exhibition entitled Molteplici Culture as well as the activities of the foreign institutes in Rome. Private venues especially ensured that research was carried out and that the present was explored, as evidenced by the long-standing activities of venues such as the Pieroni Gallery, which later became Zerynthia, or Sala 1, whereas La Nuova Pesa, directed by Simona Marchini, focused on promoting the Rome scene. On the other hand, there are also the contributions of some venues that, often through anti-system or anticonvention hypothesis, marked out experimental pathways, such as Nardone’s Lascala, Lascala c/o Il Desiderio preso per la coda and Alice Gallery, which promoted the Piombino Group and the Paolo Vitolo Gallery, which hosted the exhibition entitled Medialismo. At the beginning of the Nineties the long-lasting activities of the Valentina Moncada Gallery and the Stefania Miscetti Gallery developed, and were joined by the initiatives of medium- to small-sized galleries (Galleria Nova, Il Campo, Lidia Carrieri, Edicola Notte, Pino Casagrande, Bonomo, Borzi, Eralov). The renewed interest of public institutions may be seen in the second half of the Nineties, at the same time as the establishing of new foundations and venues (S.A.L.E.S., Fondazione Volume!, Opera Paese, Opera Stabile, Autori Messa, Magazzino) scattered throughout the suburbs and the launch of large museum projects, such us MACRO and MAXXI. Chapter 3 is dedicated to exploring the contemporary art reviews published in Rome from 1985 to 1995, venues for criticism that, like exhibition venues, were interpreters of a specific cultural orientation in the Rome in those years. Introduced by a close examination of the main periodicals that came out at the same time, “891”, “Arte Argomenti”, “Sottotraccia”, “Opening”, “La società lunare”, “Arte e Critica”, “Centoerbe” are all examined starting from the information provided by the interviews in the critical commentary. The aim of the Conclusions is to bring together the threads of the study and offer possible interpretations through the overall panorama analyzed. The conclusions are followed by a selection of images of the exhibitions. The latter contain the interviews, staring in 2012, of journalists and critics connected to the various different editorial projects: Alberto Vannetti, Domenico Scudero, Roberto Lambarelli, Andrea Fogli, Jacopo Benci, Carla Subrizi, Stefano Chiodi, Massimo Carboni.
Additional information
Dottorato di ricerca in Memoria e Materia dell’opera d’arte attraverso i processi di produzione, storicizzazione, conservazione, musealizzazione
Subjects

L-ART/03

Handle
http://hdl.handle.net/2067/50300
File(s)
Thumbnail Image
Name

santonacci_tesid.pdf

Size

4.13 MB

Format

Adobe PDF

Checksum (MD5)

e3c064de6eb282d34e34a8bba36c9d29

Metrics

Built with DSpace-CRIS software - Extension maintained and optimized by 4Science

  • Accessibility settings
  • Privacy policy
  • End User Agreement
  • Send Feedback
Repository logo COAR Notify