Rieti Città delle acque: evoluzione del tessuto urbano tra archeologia, geologia e rischi sismici
Author(s)
Date Issued
2023
Type
article
Volume
110
Start Page
281
End Page
292
Abstract
Rieti è detta “Città delle acque” per il fiume Velino, per le vicine sorgenti e per la rete di canali artificiali ora sotterranei. A nord è scomparso il Cantaro, utilizzato per scopi difensivi, per fornire acqua potabile e per dare forza idraulica ai mulini. Sono scomparsi anche il ramo del Velino noto come Voto dei Santi e le “cavatelle” del borgo. L’intensa urbanizzazione ha eliminato il dislivello che
marcava la ripida scarpata di erosione fuviale a Sud della rupe reatina. Le arcate del viadotto romano, su cui passava la via Salaria, sono visibili nei sotterranei dei palazzi di via Roma e costituiscono parte dello scenario della “Rieti sotterranea”. La rupe di Rieti è costituita da depositi carbonatici continentali (calcareous tufa) quindi il suo sottosuolo è ricco di cavità naturali, di origine carsica, talvolta modificate dall’azione antropica. Queste cavità si intersecano con
i resti di cunicoli o con le opere idrauliche di epoca romana e successiva e potrebbero costituire un fattore di rischio, per gli eventuali fenomeni di sprofondamento (sinkhole), amplificato anche dalla elevata sismicità dell’area. Permane inoltre il pericolo di inondazioni in alcuni settori dell’area
urbana e nella piana.
