La funzione regolatrice del diritto di fronte all’attività ordinatrice dell’algoritmo. Sicurezza giuridica e Intelligenza Artificiale
Author(s)
Capasso, Claudia
Date Issued
November 28, 2025
Type
Doctoral Thesis
Abstract
La ricerca si è occupata di indagare le tensioni strutturali tra sicurezza, tecnologia e Stato di diritto esacerbate dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale, concentrandosi in particolare sulla tendenza ordinatrice degli algoritmi e sulle implicazioni costituzionali derivanti dal loro impiego, segnatamente nell’ambito della sicurezza. L’analisi muove dalla constatazione che la rivoluzione algoritmica, lungi dall’essere una mera evoluzione del digitale, abbia determinato un mutamento paradigmatico dell’ordinamento giuridico contemporaneo, incidendo profondamente sulla nozione di neutralità tecnologica e ridefinendo i confini tra potere pubblico, mercato e libertà individuali. L’algoritmo, da strumento passivo e riflessivo, diviene attore decisionale, dotato di capacità di selezione, filtraggio e ordinamento dei contenuti secondo criteri opachi e non sempre verificabili. Tale mutamento, se da un lato amplifica le possibilità di tutela della sicurezza e di contrasto alla criminalità, dall’altro solleva interrogativi circa la compatibilità dei sistemi automatizzati con i principi cardine del costituzionalismo democratico, in particolare con le garanzie di legalità, trasparenza, proporzionalità e controllo democratico. L’episodio di Christchurch del 2019, in cui un attentato terroristico fu trasmesso in diretta sui social network, ha costituito un embrionale punto di partenza per riflettere sul ruolo delle piattaforme digitali, corredate dai propri algoritmi, quali nuovi spazi di potere normativo e mediatico. La diffusione virale della violenza in tempo reale ha reso evidente la capacità dei sistemi algoritmici di amplificare la portata di eventi traumatici, trasformandoli in fenomeni globali e conferendo loro una dimensione simbolica e politica. Da qui emerge la centralità della questione algoritmica quale nodo giuridico e costituzionale: la delega crescente di funzioni regolative a soggetti privati – le grandi piattaforme tecnologiche – che esercitano poteri di moderazione e di enforcement tradizionalmente riservati allo Stato, in ambienti privati che assumono funzioni pubblicistiche, pone il problema di un deficit di legittimazione democratica.
La riflessione in oggetto esplora dunque il difficile bilanciamento tra esigenze di sicurezza e tutela dei diritti fondamentali, sottolineando come la minaccia terroristica e l’innovazione tecnologica, pur nella loro diversità, condividano un tratto di profonda instabilità e imprevedibilità. Entrambe costringono l’ordinamento giuridico, per sua natura statico e garantista, a confrontarsi con dinamiche fluide e mutabili, ponendo in tensione la certezza del diritto con la rapidità dell’evoluzione sociale e tecnologica. Da un lato, il terrorismo agisce come fattore di rottura dell’ordine democratico, esercitando una pressione coercitiva sullo Stato di diritto e inducendolo, spesso, a misure eccezionali che rischiano di compromettere le libertà che si intendono proteggere; dall’altro, la pervasività dell’IA nel settore della sicurezza rafforza questa pressione, poiché introduce una dimensione di controllo automatizzato potenzialmente capace di incidere sulla libertà personale, sulla presunzione di innocenza e sulla stessa struttura delle garanzie processuali. Particolare attenzione è riservata all’impiego dei sistemi algoritmici nel comparto della sicurezza pubblica e delle attività di polizia predittiva. In tali ambiti, la tensione tra efficienza operativa e tutela delle garanzie costituzionali assume un rilievo paradigmatico in quanto la logica ordinatrice dell’IA, orientata alla previsione e all’ottimizzazione, si scontra con la logica regolatrice del diritto, fondata sulla fattispecie, sulla presunzione di innocenza e sull’irrinunciabile riconoscimento della dignità individuale. L’algoritmo tende a eliminare l’eccezione e a normalizzare la devianza, sostituendo la pluralità delle situazioni umane con un’omogeneità computazionale che può tradursi in discriminazione sistemica o in decisioni arbitrarie; il diritto, invece, riconosce e tutela le minoranze, accettando il costo dell’inefficienza come prezzo necessario per garantire giustizia sostanziale. È in questo bilanciamento, concettualmente antitetico alla razionalità algoritmica, che risiede la forza del costituzionalismo democratico e la sua capacità di resistere alla tentazione tecnocratica.
La ricerca sottolinea altresì come la razionalità algoritmica, per quanto efficace sul piano predittivo, non possa sostituire la dimensione intenzionale dell’agire umano. La c.d. “inefficienza fisiologica” del diritto – ossia la sua lentezza, la sua apertura alla pluralità, la sua propensione al bilanciamento – costituisce un presidio essenziale contro l’omologazione algoritmica e il rischio di una dittatura della maggioranza statistica. L’essere umano, con le sue imperfezioni e i suoi limiti, rimane il centro della costruzione giuridica, il punto di equilibrio tra l’esigenza di ordine e quella di libertà. L’IA, dunque, può e deve essere impiegata come strumento di progresso e di supporto decisionale, ma non come sostituto della volontà politica e della responsabilità giuridica.
Sul piano metodologico, la ricerca ha adottato un approccio selettivo e interdisciplinare, privilegiando l’analisi dei nodi strutturali della disciplina piuttosto che la catalogazione esaustiva di modelli o casi tecnici. Tale scelta risponde alla natura intrinsecamente dinamica dell’IA, la cui evoluzione rende rapidamente obsoleti i riferimenti empirici, e mira invece a individuare i principi più stabili e le costanti concettuali utili a orientare l’interpretazione giuridica nel lungo periodo. In questo senso, il diritto è chiamato a sviluppare una grammatica normativa capace di interagire con la rapidità del cambiamento tecnologico senza sacrificare la propria funzione garantista. La dimensione giuridica dell’IA non può del resto essere ridotta né a un problema di mera compliance né a un dibattito etico astratto, ma costituisce un terreno di ridefinizione del rapporto tra individuo, potere e conoscenza. Gli algoritmi, infatti, non si limitano a eseguire ordini: essi interpretano, apprendono e decidono, incidendo sulla distribuzione del potere informativo e, conseguentemente, su quello politico. In tale prospettiva, la questione della trasparenza algoritmica assume rilievo costituzionale, poiché la possibilità di comprendere e contestare le decisioni automatizzate è condizione essenziale per l’effettività del principio democratico e per la tutela della dignità della persona.
La riflessione giunge quindi alla necessità di concepire l’Intelligenza Artificiale come oggetto di una nuova stagione del costituzionalismo, nella quale il diritto deve riaffermare la propria funzione ordinatrice e protettiva, evitando tanto la deriva tecnocratica quanto l’arretramento conservatore. L’IA non ricopre il ruolo di un nemico da contenere, ma un ambiente da governare attraverso regole chiare, proporzionate e orientate ai valori fondamentali. L’obiettivo non dovrebbe dunque essere l’opposizione netta al progresso, ma tracciarne la via secondo un disegno compatibile con i principi di libertà, eguaglianza e giustizia che fondano la democrazia costituzionale.
In conclusione, l’algoritmo rappresenta una sfida e al tempo stesso un’opportunità per il diritto costituzionale contemporaneo. La sfida consiste nel preservare la centralità dell’essere umano in un contesto in cui le decisioni vengono sempre più delegate a sistemi automatizzati; l’opportunità risiede nella possibilità di rinnovare le categorie giuridiche e di ridefinire il rapporto tra potere e libertà alla luce della trasformazione digitale. Il futuro del costituzionalismo dipenderà dalla capacità di integrare la razionalità algoritmica senza rinunciare alla razionalità costituzionalmente orientata che caratterizza l’agire umano.
The research investigates the structural tensions among security, technology, and the rule of law, exacerbated by the advent of Artificial Intelligence, focusing in particular on the ordering tendency of algorithms and the constitutional implications arising from their use, especially in the field of security. The analysis begins from the premise that the algorithmic revolution, far from representing a mere evolution of digital technologies, has produced a paradigmatic transformation of the contemporary legal order, profoundly affecting the notion of technological neutrality and redefining the boundaries between public power, the market, and individual liberties. The algorithm, once a passive and reflective tool, becomes a decision-making actor endowed with the capacity to select, filter, and order content according to opaque and not always verifiable criteria. This shift, while enhancing the possibilities for security protection and crime prevention, simultaneously raises questions about the compatibility of automated systems with the core principles of democratic constitutionalism, particularly legality, transparency, proportionality and democratic oversight. The 2019 Christchurch attack, broadcast live on social media, represents an embryonic starting point for reflecting on the role of digital platforms – equipped with their own algorithms – as new spaces of normative and media power. The viral dissemination of violence in real time exposed the ability of algorithmic systems to amplify traumatic events, transforming them into global phenomena and endowing them with symbolic and political significance. From here emerges the centrality of the algorithmic issue as a constitutional and legal one: the growing delegation of regulatory functions to private entities – large technology platforms – which exercise powers of moderation and enforcement traditionally reserved to the State, within private environments assuming public functions, poses the problem of a deficit of democratic legitimacy.
The research therefore explores the delicate balance between security needs and the protection of fundamental rights, emphasising how terrorist threat and technological innovation, though distinct, share a profound instability and unpredictability. Both force the legal order – by nature static and rights-protective – to confront fluid and mutable dynamics, placing legal certainty in tension with the rapidity of social and technological evolution. On the one hand, terrorism acts as a disruptive factor vis-à-vis democratic order, exerting coercive pressure on the rule of law and often inducing exceptional measures that risk compromising the very liberties intended to be safeguarded; on the other, the pervasiveness of AI in the security sector reinforces this pressure, introducing a dimension of automated control capable of affecting personal liberty, the presumption of innocence, and the structure of procedural guarantees. Particular attention is given to the use of algorithmic systems in public security and predictive policing. In these fields, the tension between operational efficiency and constitutional guarantees becomes paradigmatic: the ordering logic of AI, oriented toward prediction and optimisation, clashes with the regulatory logic of Law, grounded in legal typification, the presumption of innocence and the
indispensable recognition of human dignity. The algorithm tends to eliminate exceptions and normalise deviance, replacing the plurality of human situations with computational homogeneity that may result in systemic discrimination or arbitrary decisions; Law, conversely, recognises and protects minorities, accepting the cost of inefficiency as the necessary price for substantive justice. It is in this balance – conceptually antithetical to algorithmic rationality – that the strength of democratic constitutionalism lies, along with its capacity to resist technocratic temptation.
The research also underscores that algorithmic rationality, however effective in predictive terms, cannot replace the intentional dimension of human action. The so-called “physiological inefficiency” of Law – its slowness, openness to plurality, and propensity for balancing – constitutes an essential safeguard against algorithmic homogenisation and the risk of a dictatorship of the statistical majority. The human being, with imperfections and limits, remains the centre of legal construction, the point of equilibrium between order and liberty. AI may and must be used as a tool for progress and decision-support, but not as a substitute for political will or legal responsibility.
Methodologically, the research adopts a selective and interdisciplinary approach, privileging the analysis of structural nodes rather than the exhaustive cataloguing of technical models or cases. This choice reflects the inherently dynamic nature of AI, whose evolution rapidly renders empirical references obsolete, and instead aims to identify more stable principles and conceptual constants capable of guiding legal interpretation in the long term. In this sense, the Law is called to develop a normative grammar able to interact with the speed of technological change without sacrificing its protective function. The legal dimension of AI cannot be reduced to mere compliance issues or abstract ethical debates; it is a terrain for redefining the relationship among the individual, power, and knowledge. Algorithms do not merely execute orders: they interpret, learn, and decide, shaping the distribution of informational – and consequently political – power. In this perspective, algorithmic transparency acquires constitutional relevance, as the ability to understand and contest automated decisions is essential for the effectiveness of the democratic principle and the protection of human dignity.
The analysis thus leads to the need to conceive Artificial Intelligence as the object of a new season of constitutionalism, in which the law must reaffirm its ordering and protective function, avoiding both technocratic drift and conservative retrenchment. AI is not an enemy to be contained, but an environment to be governed through clear, proportionate rules oriented to fundamental values. The aim should not be a rigid opposition to progress, but rather guiding its trajectory in a manner compatible with the principles of liberty, equality and justice that ground constitutional democracy. In conclusion, the algorithm represents both a challenge and an opportunity for contemporary constitutional law: a challenge in preserving the centrality of the human being amid increasing delegation of decisions to automated systems, and an opportunity to renew legal categories and redefine the relationship between power and liberty in light of digital transformation. The future of constitutionalism will depend on the capacity to integrate algorithmic rationality without renouncing the constitutionally-oriented rationality that characterises human action.
Additional information
Dottorato di ricerca in Società in mutamento: politiche, diritti e sicurezza
Tesi di dottorato. 38. ciclo
Tesi di dottorato. 38. ciclo
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