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L’incognita del volto. La rappresentazione della figura umana nella preistoria

Author(s)
Di Nocera, Gian Maria  
Date Issued
2022
Type
bookPart
Volume
13
Start Page
123
End Page
141
Abstract
Le più antiche testimonianze della figura umana documentate nel paleolitico superiore, risultano prive dei lineamenti del volto. La figura umana in questo periodo è rappresentata raramente e quando presente, quasi sempre si tratta di figure femminili. I lineamenti di genere nel corpo risultano riconoscibili, ma il viso è volutamente non rappresentato. Queste società ad economia di caccia-raccolta costituite da piccole comunità con una vita mobile, mostrano un grande rispetto per la natura da cui dipende tutta la loro vita. Questo legame viene espresso in modo straordinario nelle pitture messe in luce in numerose grotte europee L'uomo paleolitico era decisamente capace di delineare i dettagli del volto, tale abilità è dimostrata dalla realizzazione di numerosi animali selvatici densi di particolari. Non tracciare il volto quindi era un fatto decisamente voluto. Le numerose cosiddette “veneri” paleolitiche sottolineano non tanto una generica divinità della fertilità, quanto piuttosto una specifica entità legata alla procreazione, un evento impossibile da motivare dai primi Homo sapiens, se non attraverso un intervento extraterreno e quindi impossibile da rappresentare. Questo fenomeno viene ereditato anche dalle prime società agricole del vicino oriente, quando l'economia agricola non è ancora del tutto consolidata. L’introduzione del fenomeno del culto dei crani e della loro modellazione, costituisce un elemento di novità. Questa attenzione rivolta al cranio di alcuni defunti, sottolinea come le prime società agricole fossero debitrici rispetto ai propri antenati in relazione all’uso della terra per la coltivazione e l’allevamento. La nuova economia porta cambiamenti importanti anche nella sfera ideologica e religiosa. In questo periodo inizia anche l'uso delle maschere. Con la nascita delle prime leadership, dei primi capi nelle società prive di scrittura alcune immagini di divinità vengono antropomorfizzare, ma questa volta le forme del volto assumono sempre più una connotazione umanizzata.
Additional information
L’articolo costituisce l’esito editoriale di un contributo presentato al convegno a cura di Maria Raffaella Menna e Simona Rinaldi svoltosi presso l’Università della Tuscia a Viterbo il 12-13-maggio 2021 dal titolo: “De-figurare. Iconofobie e iconoclastie a Bisanzio e altrove”.
Handle
http://hdl.handle.net/2067/48988
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