La "vaghezza del vedere". Aretino ecfraste e il caso delle agiografie
Author(s)
Date Issued
2019
Type
article
Volume
8
Start Page
49
End Page
76
ISSN
1127-249X
Journal
Abstract
Le tre agiografie concepite da Aretino tra il 1539 e il 1543, a conclusione dell’esperienza di riscrittura del sacro che era stata inaugurata dalle parafrasi bibliche, offrono un punto di vista privilegiato per osservare gli esiti di un’ecfrasi che influenza direttamente lo stile e il lessico tecnico della nuova critica d’arte, a partire dalla proposta di Vasari. Forte di un consolidato credito di connoisseur conquistato sul campo e certificato dai primi due libri delle Lettere, Pietro può ora permettersi di coinvolgere i massimi artisti della stagione rinascimentale nella sua opera di amplificatio della fonte agiografica, mettendoli a parte di un gioco emulativo che esalta il giudizio estetico del letterato dall’antico al moderno. Ne deriva un autoproclamato ruolo di mediazione fra corti e botteghe che legittima anche l’impegno pubblicistico a favore del compare Tiziano. È lui, secondo Aretino, il sommo maestro alla pari con Michelangelo con cui condividere il progetto di una nuova poetica del sacro alla vigilia del Concilio di Trento.
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Name
AMArc_8_2019_Marini(1).pdf
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