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\caps\f25\cf1\cgrid {LA CRISI ITALIANA}{\caps0\fs20 
\par }\pard \s47\qc\sa2381\sl-280\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright {\page 1.\line Le origini della crisi
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Quella che stiamo vivendo \'e8 una crisi grave e sconcertante. Molti pensavano che l\rquote 
Italia stava uscendo da un periodo oscuro, dominato da numerosi sintomi di degenerazione, fra cui una dilagante corruzione, per entrare in tempi brevi in una fase di miglioramento politico e sociale. Finora di questo miglioramento non c\rquote \'e8
 alcuna indicazione, anzi, pare che sia in atto un grave peggioramento: aumenta giorno per giorno il numero di coloro che si vanno convincendo che siamo caduti dalla padella nella brace (con diversi elementi positivi a favore della padella).
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Lo svolgimento ha preso avvio poco meno di tre anni fa dalle inchieste aperte da alcuni giudici di Milano sulle cos\'ec dette tangenti \endash  che sarebbe pi\'f9
 corretto definire secanti, come mi faceva notare un amico matematico \endash ; le inchieste, oramai passate alla storia col nome di Tangentopoli, sono tuttora in corso.
\par Per cercare di comprendere quel che sta accadendo in un modo non superficiale dobbiamo cercare di andare oltre gli eventi contingenti e di considerare la crisi in atto adottando una prospettiva pi\'f9 ampia. A questo scopo possiamo 
prendere le mosse dalla concezione di Adamo Smith, il quale, prima di essere un economista, era un filosofo.
\par Secondo Smith, per cercare di comprendere l\rquote evoluzione di una determinata societ\'e0 conviene studiare tre aspetti: cultura, istituzioni ed economia. Interpretando Smith, possiamo dire che la cultura comprende l\rquote istruzione, l\rquote 
etica, le abitudini, le idee e le ideologie prevalenti nella societ\'e0. Le istituzioni comprendono le forme organizzative e l\rquote assetto giuridico della societ\'e0 sia nella sfera del diritto pubblico che in quella del diritto privato. L\rquote 
economia in senso proprio comprende le risorse naturali e la posizione geografica e riguarda la produzione e il commercio dei beni e le relazioni che si stabiliscono fra gli uomini nelle attivit\'e0 produtti
ve e commerciali. I tre aspetti vanno visti unitariamente; cos\'ec, la crescita della produzione e degli scambi \'e8 fortemente condizionata, anche se non puntualmente determinata, dall\rquote evoluzione della cultura e delle istituzioni.
\par In questo periodo in Italia stiamo vivendo una crisi multipla: ideologico-politica, istituzionale ed economica.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {La crisi ideologico-politica
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Durante il secolo che ora volge al termine l\rquote intera umanit\'e0, in un modo o nell\rquote altro, ha vissuto uno dei drammi pi\'f9
 terribili della storia moderna. Al centro di questo dramma troviamo il marxismo, che ha contribuito alla nascita dell\rquote Unione Sovietica e in certi paesi, per reazione, alla comparsa di regimi fascisti. Soprattutto dopo la seconda guerra mondiale l
\rquote Unione Sovietica, sulla base della dottrina dell\rquote imperialismo di derivazione marxista, si \'e8 contrapposta a paesi retti da sistemi liberaldemocratici.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Il conflitto fra i paesi guida dei due blocchi, Usa e Urss, non era solo ideologico: era anche istituzionale ed economico. Ed \'e8
 essenzialmente sul piano economico che si \'e8 concluso, nel modo che tutti conoscono: la data simbolica \'e8 quella in cui \'e8 stato a
bbattuto il muro di Berlino. Sebbene la Cina per ora non abbia cambiato il sistema politico, ha certamente cambiato il sistema economico, che non pu\'f2 essere pi\'f9
 definito come un sistema a pianificazione centralizzata. I mutamenti che stanno avendo luogo nel mondo dopo la caduta del muro di Berlino sono enormi. Il conflitto aveva condotto l\rquote umanit\'e0 assai vicino all\rquote olocausto nucleare ed aveva da
to origine a una divisione in due grandi zone d\rquote influenza di tutti i continenti, eccettuata l\rquote Oceania.
\par I confini di queste due zone non sono rimasti stabili nel tempo; tutt\rquote altro. Fra i cambiamenti pi\'f9 significativi, attuati o tentati, ricordo quelli avvenuti in Arabia (Yemen del Sud), in Africa (Mozambico e Angola), nell\rquote 
America centrale e meridionale (Cuba, Nicaragua, Cile). In tutti i paesi appena nominati larghe parti delle popolazioni hanno spinto o favorito i cambiamenti che portavano verso la sfera d\rquote 
influenza sovietica. Era la speranza di cospicui miglioramenti economici che spingeva in tale direzione quelle persone, che di norma facevano parte dei \ldblquote dannati della terra\rdblquote 
. Ma i cambiamenti hanno gravemente deluso le aspettative: venuta meno la tutela sovietica le popolazioni di quei paesi si sono trovate, se possibile, perfino peggio di prima. Per l\rquote 
America latina non pochi intellettuali di sinistra sostenevano che gli interventi che il governo degli Stati Uniti attuava per contrastare o impedire l\rquote avv
ento al potere di partiti filocomunisti andavano attribuiti ai disegni reazionari e antipopolari di quel governo. Nella realt\'e0 gli interventi, non di rado durissimi, erano dovuti alla preoccupazione \endash  se si vuole, all\rquote angoscia \endash 
 che l\rquote avvento al potere di partiti filocomunisti potesse aprire la porta all\rquote influenza o addirittura al controllo dell\rquote Unione Sovietica, come del resto era accaduto a Cuba.
\par La verit\'e0 \'e8 che la cosiddetta guerra fredda \'e8 stata combattuta senza esclusione di colpi. Ciascuno dei due contendenti usava anche l\rquote arma dei finanziamenti dei partiti amici. Come di recente \'e8
 risultato evidente, i finanziamenti erano clandestini; e ci\'f2 non poteva non alimentare pratiche di corruzione. Questo \'e8 accaduto in tutti o quasi tutti i paesi dell\rquote Alleanza atlantica; ma \'e8
 accaduto in forme particolarmente accentuate nei paesi, come l\rquote Italia e la Grecia, in cui pi\'f9 forti erano i partiti collegati con l\rquote Unione Sovietica. I comunisti dovevano restare fuori dal potere a tutti i costi, anche a costo \endash 
 era questo il modo di vedere dei servizi segreti, impropriamente detti deviati, stranieri e italiani \endash  di promuovere stragi e assassinii. (La degenerazione dei servizi segreti, per forza d\rquote inerzia, \'e8 sopravvissuta alla spinta che l
\rquote aveva determinata.)
\par All\rquote interno della politica italiana s\rquote era creato un complesso politico-mafioso-terroristico: all\rquote 
origine troviamo la strategia anticomunista, anche se in seguito le motivazioni si sono ampliate e complicate. Le azioni volte a scongiurare l\rquote ingresso dei comunisti nell\rquote area del potere si intensificarono quando sembr\'f2 profilarsi un
\rquote intesa tra i due nemici storici, Democrazia cristiana e Partito comunista. La corruzione alligna in tutti i paesi e in tutti i tempi; e l\rquote Italia, per quel che \'e8 dato sapere, non ha mai fatto eccezione. Non c\rquote \'e8 dubbio, per\'f2
, che negli ultimi due decenni la corruzione in Italia ha avuto un\rquote accelerazione impressionante. L\rquote ipotesi pi\'f9 probabile \'e8 che l\rquote avvio di tale processo abbia avuto una motivazione essenzialmente politica \endash 
 i finanziamenti clandestini servivano soprattutto ai partiti dei due schieramenti \endash .Una volta avviato, tuttavia, il processo si \'e8 autoalimentato e quella motivazione politica ha perduto d\rquote importanza, anche se \'e8
 venuta meno solo dopo la caduta del muro di Berlino. Sono invece aumentate d\rquote importanza, da un lato, l\rquote esigenza di finanziare apparati di partito ormai pletorici e, dall\rquote altro, la spinta verso l\rquote 
arricchimento personale di un crescente numero di dirigenti politici e d\rquote intermediari.
\par Diversi intellettuali ed alcuni uomini politici hanno riconosciuto la connessione fra azione anticomunista e corruzione; tuttavia, ben di rado hanno fatto riferimento all\rquote altra linea, pi\'f9
 feroce, della stessa azione: stragi, assassinii ed uso politico delle organizzazioni criminali, come la mafia. Qualcuno si \'e8 spinto fino al punto di giustificare una tale condotta, con l\rquote 
argomento che una condotta pulita avrebbe consentito ai comunisti di prendere il potere. Una tale giustificazione non \'e8 ammissibile non solo e non tanto perch\'e9 quel rischio in Italia non \'e8 mai stato veramente grande, quanto perch\'e9
 non possiamo, per amore della vita, perdere le ragioni di vivere \endash  \'e8 la splendida regola etico-politica che Giovenale esprime nella sua ottava satira e che vale per tutti, anche per i pi\'f9 convinti anticomunisti.
\par Oggi diversi giudici stanno facendo esplodere una serie di scandali: stanno mettendo sotto i riflettori un gigantesco letamaio, nel quale si sono rotolati per anni, come se fosse un prato grazioso, molti uomini politici e molti uomini di affari. Occorre n
otare che quando, diversi anni fa, alcuni giudici hanno cercato di perseguire quegli uomini politici che si distinguevano nella corruzione e in altre attivit\'e0 criminose, sono stati rapidamente bloccati da quei personaggi, un tempo potenti; altri 
giudici hanno attuato una sorta di autocensura per il timore che il partito filosovietico menasse scandalo e in tal modo traesse vantaggio politico. I valori etici, si \'e8 detto, dormivano; si deve aggiungere che il sonno era profondo perch\'e9
 era stato somministrato un potente sonnifero. Il fatto che da un certo punto in poi, specialmente dopo che erano venuti meno i finanziamenti dell\rquote Unione Sovietica, lo stesso Partito comunista sia entrato nel giro della corruzione \endash 
 nel giro delle cosiddette tangenti \endash  non \'e8 affatto in contrasto con la diagnosi ora abbozzata. 
\par \'c8 bene che sia chiaro: non intendo attribuire l\rquote estendersi della corruzione soltanto e neppure prevalentemente alla guerra fredda. Il Giappone, paese che non ha avuto nel suo interno un forte partito comunista, ma dove la corruzione \'e8
 stata e a quanto pare \'e8 tuttora ampia, dimostra che una tale diagnosi sarebbe monca (l\rquote unica analogia sta forse nel lungo predominio di un solo partito). Intendo tuttavia affermare che la guerra fredda ha contribuito ad 
aggravare in misura rilevante le spinte degenerative: a differenza del Giappone, la stessa assenza, per molti anni, del ricambio politico \'e8 imputabile alla guerra fredda. Sono poi da considerare la personalit\'e0
, totalmente amorale, di certi uomini politici ed il consumismo, che ha favorito le tendenze e le tentazioni al rapido arricchimento.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Tare antiche e recenti della societ\'e0 italiana
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Lo sviluppo del capitalismo in Italia \'e8 stato tardivo. I paesi ritardatari, nella fase iniziale, sono costretti a concent
rare le loro risorse sulle grandi infrastrutture \endash  che comprendono le ferrovie \endash  e sulle industrie pesanti, come la siderurgia (la quale riceve un particolare impulso se il governo attribuisce un\rquote elevata priorit\'e0
 agli armamenti). Ma infrastrutture e indus
tria pesante in un paese ritardatario, per definizione economicamente molto arretrato, con pochi imprenditori moderni e con un mercato molto ristretto, esigono un robusto intervento pubblico. Di qui due caratteristiche del capitalismo italiano, come anche
 d
i quello di diversi altri paesi ritardatari. La prima consiste in una spaccatura fra poche grandi imprese moderne direttamente o indirettamente sostenute dallo Stato, e piccole imprese, che restano a lungo di tipo tradizionale e sono quindi assai poco din
amiche; la seconda caratteristica \'e8
 data dalla commistione tra pubblico e privato in economia con i connessi gravi rischi di abusi e corruzione. In Italia la spaccatura fra grandi e piccole imprese e la commistione tra pubblico e privato divennero ancora pi\'f9
 accentuate durante la prima guerra mondiale, per via delle commesse militari, e poi nelle vicende che seguirono la crisi del 1929, che costrinse il governo a compiere numerosi salvataggi di grandi banche e grandi imprese.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Sotto l\rquote aspetto civile, occorre tener ben presente che sino al 1912 in Italia c\rquote era, bens\'ec, una libert\'e0
 politica degna di considerazione, ma la democrazia era assai circoscritta. Aveva diritto al voto poco pi\'f9 di un decimo della popolazione. Nel 1913 il suffragio divenne pi\'f9 ampio \endash  il 
diritto di voto fu esteso a circa un quinto della popolazione, che era tuttavia pur sempre una minoranza \endash 
.In quel tempo la stragrande maggioranza degli italiani era analfabeta o semi-analfabeta. Dopo due anni venne la guerra e poi il fascismo.Pertanto, nel nostro paese la democrazia \'e8 un fenomeno relativamente recente.
\par Tutto questo ha favorito una situazione di non partecipazione o di separatezza tra classe politica e popolazione. Fino alla prima guerra mondiale tale separatezza non foment\'f2, come era possibile, una diffusa corruzione nella vita politica ai pi\'f9
 alti livelli poich\'e9 in quel tempo di regola \endash  ma non sono rare le eccezioni \endash  si dedicavano alla politica membri di cospicue famiglie borghesi o dell\rquote aristocrazia terriera, tutte persone che non pen
savano certo alla politica come mezzo per migliorare le loro condizioni economiche o addirittura per arricchirsi. Diversamente stavano le cose al livello politico locale, soprattutto nel Mezzogiorno, come il meridionale Gaetano Salvemini mise spietatament
e in evidenza in scritti famosi, ed in certe porzioni dell\rquote economia, specialmente l\'e0 dove aveva luogo la commistione cui ho accennato. In politica, almeno al vertice, gli standard morali erano relativamente buoni. 
\par Con la prima guerra mondiale, soprattutto attraverso i gradi intermedi dell\rquote 
esercito, e subito dopo la guerra, entrano tumultuosamente sulla scena sociale e politica schiere di persone appartenenti alla media e piccola borghesia (specialmente piccola borghesia impiegatizia), schiere gi\'e0 in espansi
one e la cui crescita riceve un vigoroso impulso dalla guerra. Qui non sono rari purtroppo gli individui famelici e di moralit\'e0 scadente \endash  la fame si rivolge non solo verso il danaro, ma anche verso il potere e l\rquote influenza sociale 
\endash ; per affermarsi, questi individui vanno sia a destra che a sinistra, e sia all\rquote estrema destra che all\rquote estrema sinistra. Le violente lotte sociali nel primo dopoguerra, l\rquote angoscia per il bolscevismo, l\rquote 
ascesa del fascismo sono da considerare in questo quadro.
\par La separatezza fra popolazione e classe politica diventa acuta con la dittatura fascista e la corruzione si estende soprattutto fra gli alti gerarchi. Diviene tuttavia galoppante dopo la seconda guerra mondiale e specialmente negli ultimi vent\rquote 
anni. Come in ogni paese che perde una guerra, la sconfitta che conclude la seconda guerra mondiale rappresenta un trauma grave per l\rquote intera societ\'e0. Nel nostro paese il trauma \'e8
 stato gravissimo non solo per le sofferenze di ogni genere ma anche per l\rquote impressionante contrasto fra retorica militaresca e imperialistica e penosa realt\'e0, un contrasto messo a nudo prima dall\rquote 
assai infelice campagna di Grecia e poi dalla tragica spedizione in Russia. Il trauma non \'e8 stato ancora superato ed \'e8 rimasta, almeno in parte, quella scarsa fiducia i
n se stessi che spinge molti italiani ad atteggiamenti spietatamente autocritici, che stupiscono non pochi stranieri. Finita la guerra nel modo tragico e vergognoso che ben conosciamo \endash 
 la catastrofe non fu solo militare, ma anche politica e morale \endash  numerosi giovani si rivolsero al Partito comunista, che usciva da quella spaventosa esperienza con grande prestigio grazie alle persecuzioni sub\'ec
te e grazie alla Resistenza, che li aveva visti fra i pi\'f9 impegnati. Quei giovani, come molti altri, che si rivolgevano ad altri partiti avevano l\rquote ansia di rinnovare radicalmente una societ\'e0
 di cui la guerra aveva rivelato tare gravissime. Al tempo stesso, tutti coloro che aborrivano i comunisti e coloro che ad essi sembravano alleati o affini, si rivolgevano in gran par
te verso la Democrazia cristiana che, grazie soprattutto al capillare sostegno anche organizzativo della Chiesa cattolica, si presentava come il \ldblquote baluardo contro il comunismo\rdblquote .
\par Lo scontro di cui ho parlato va visto in un tale contesto.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {La crisi economica e finanziaria
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Fra le tre aree di Smith \endash  cultura, istituzioni, economia \endash 
 non sussistono paratie stagne; e gli stessi problemi economici che oggi affliggono il nostro paese sono in vari modi collegati con la crisi ideologico-politica e con la crisi istituzionale. L\rquote incubo del nostro paese e della classe politica \'e8
 costituito dall\rquote enorme debito pubblico; esso rappresenta anche il principale ostacolo al nostro pieno ingresso in Europa. Il debito pubblico ha raggiunto le dimensioni che conosciamo anche per 
effetto dei prezzi pagati per fini di stabilizzazione sociale e politica. Lo stato sociale s\rquote inseriva in una tendenza comune a tutti i paesi industrializzati; ma in Italia esso ha assunto i connotati assistenziali e clientelari che conosciamo 
\endash  sia rispetto agli utenti sia nell\rquote ambito dei pletorici apparati che lo amministrano \endash  perch\'e9 nella pratica politica i fattori cui accennavo hanno avuto un peso di rilievo.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {
Al fabbisogno finanziario derivante dai disavanzi di bilancio lo Stato fa fronte con la vendita di titoli pubblici: non occorre aderire alla teoria monetarista per riconoscere che disavanzi sistematicamente finanziati con la stampa di biglietti aggravano 
l\rquote inflazione. Difatti, oramai da tempo i governi evitano di seguire questa strada. Anno per anno per\'f2
 il disavanzo tende a crescere a causa del crescente onere per interessi, salvo che non si attuino adeguati tagli di spesa o non si accrescano i tributi \endash  due vie politicamente assai difficili da percorrere \endash . Se, com\rquote \'e8
 accaduto in Italia da parecchi anni, il disavanzo complessivo aumenta ed aumenta il volume dei titoli da vendere, il tasso dell\rquote interesse subisce una spinta verso l\rquote 
alto, per convincere i risparmiatori a cedere allo Stato una parte cospicua dei loro risparmi. Il volume dei titoli da vendere \'e8 dunque il primo determinante del tasso dell\rquote interesse. Il secondo determinante \'e8 costituito dall\rquote intensit
\'e0 della pressione inflazionistica. Un terzo determinante \'e8 di carattere internazionale: per sostenere la quotazione della lira rispetto alle altre monete e contrastare l\rquote inflazione importata occorre mantenere l\rquote 
interesse ad un livello tale da scoraggiare l\rquote esodo di capitali e, se occorre, da attirare capitali dall\rquote estero. Cosicch\'e9, se nei paesi con cui abbiamo relazioni commerciali e finanziarie l\rquote 
interesse tende a flettere, una tale flessione imprime una spinta verso il basso anche all\rquote interesse interno, com\rquote \'e8 accaduto fino a pochi mesi fa. Tuttavia, se cresce la massa dei titoli da vendere, \'e8
 ben difficile che possa aver luogo una significativa riduzione dell\rquote 
interesse. Ora, un interesse relativamente alto ha conseguenze negative sia sugli investimenti pubblici che su quelli privati. Sui primi un alto interesse ha conseguenze negative poich\'e9, quando la massa dei titoli da vendere \'e8 grande e cresce
nte, il gravoso onere per interessi induce il governo a comprimere tutte le spese che politicamente possono essere compresse, a cominciare dalle spese per investimenti. Quanto al settore privato, un alto interesse decurta i profitti netti e in questo modo
 frena gli investimenti. Ma gli investimenti rappresentano la molla principale dello sviluppo: bassi investimenti comportano uno sviluppo basso o nullo. Proprio per questo motivo un aumento dell\rquote interesse a breve a volte \'e8
 usato dalla banca centrale per indurre sindacati e associazioni padronali a contenere gli aumenti dei salari.
\par In tutti i paesi industrializzati dal 1989 e fino all\rquote autunno del 1993 le economie si sono dibattute in una situazione vicina al ristagno e la schiera dei disoccupati \'e8 decisamente aumentata. Dall\rquote autunno del 1993 si \'e8
 profilata una ripresa economica internazionale, che ha ridotto in misura sensibile la quota dei disoccupati negli Stati Uniti, dove la ripresa \'e8 stata netta, mentre l\rquote ha ridotta molto poco in Europa e, in particolare
, in Italia. Bisogna osservare che la disoccupazione pu\'f2 aumentare anche quando la produzione non diminuisce, per effetto dell\rquote aumento della produttivit\'e0, che procede quasi senza interruzione anche quando c\rquote \'e8
 ristagno. Bisogna anche osservare che un certo ammontare di disoccupati \'e8 fisiologico, giacch\'e9
 si ricollega al tempo occorrente, per i giovani, per cercare un impiego e, per tutti, per cambiare lavoro. La disoccupazione raggiunge e supera livelli patologici quando il tempo per la ricerca e il cambiamen
to diviene molto lungo. In questo dopoguerra si \'e8 notato che la disoccupazione fisiologica \endash  o \ldblquote di attrito\rdblquote  \endash  che permane anche in condizioni di sostenuta espansione, \'e8 andata crescendo, essenzialmente perch\'e9
, con l\rquote aumento del livello medio d\rquote istruzione e col miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, coloro che desiderano trovare o cambiare occupazione sono in grado di attendere pi\'f9 a lungo. Quando c\rquote \'e8
 ristagno cresce la divergenza fra lavori desiderati e lavori disponibili; e poich\'e9 ben difficilmente un laureato o un diplomato accetter\'e0 un posto di lavapiatti o di facchino nei mercati generali, la disoccupazione non potr\'e0 non aumentare. N\'e9
 giova affermare che la disoccupazione non esisterebbe se tutti fossero disposti ad accettare qualsiasi lavoro, giacch\'e9 la divergenza cui ho accennato denuncia un problema genuino. Problemi di tal genere sono frequenti soprattutto nel Mezzogiorno d
\rquote Italia.
\par Pi\'f9 in generale, occorre osservare che da circa vent\rquote anni la velocit\'e0 della crescita \'e8 diminuita in tutti i paesi industrializzati (in Italia il saggio di aumento annuale medio del prodotto lordo \'e8
 sceso dal 5,5% al 2,5%): effetto, questo, di diversi fattori, tra cui \'e8 da ricordare la sempre pi\'f9 vigorosa concorrenza mossa, in modo diretto o indiretto, da un numero crescente di paesi del Terzo mondo, sia in certe produzioni di base, come l
\rquote acciaio e la chimica, sia in diverse produzioni di beni di consumo, come i prodotti tessili e le calzature. Per i paesi industrializzati la via maestra per contrastare gli effetti negativi di tale concorrenza \'e8
 di accelerare la crescita delle produzioni ad alta tecnologia, ci\'f2 che comporta un\rquote intensificazione degli sforzi per la ricerca. In questo campo l\rquote Italia \'e8 in grave ritardo. 
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Stato e mercato
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Oggi hanno luogo vivaci discussioni sulla contrapposizione fra Stato e mercato; ma le difficolt\'e0
 hanno riguardato sia i paesi che si sono posti sulla via della privatizzazione sia paesi decisamente statalisti, come l\rquote Italia. Il problema della riduzione dell\rquote area pubblica a favo
re di quella privata appare al centro della crisi ideologica e degli scontri politici del nostro tempo. La questione sembra particolarmente importante nel nostro paese, dove l\rquote area pubblica \'e8 fra le pi\'f9 estese dei paesi industrializzati 
\endash  mettendo da parte, beninteso, i paesi che facevano parte del socialismo reale, nei quali la questione si pone in termini profondamente diversi.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Quando si mettono in risalto i vantaggi del mercato in contrasto con l\rquote azione pubblica nella vita economica generalmente si fa r
iferimento a quella rete sistematica di scambi in cui sia la domanda che l\rquote 
offerta fanno capo a tanti soggetti privati ed i prezzi si formano in modo spontaneo e impersonale; in altre parole, si fa riferimento ad un mercato in concorrenza bilaterale. Non \'e8 di questo genere un mercato in cui l\rquote offerta ovvero la domanda 
\'e8 controllata da un soggetto solo, sia esso privato o pubblico, ovvero quello in cui \'e8 lo Stato che controlla il prezzo. Tenendo conto di tali restrizioni, non possono essere considerati come 
mercati che si autoregolano ed in cui il prezzo dipende impersonalmente dall\rquote azione di tanti e tanti soggetti:
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {- il mercato del lavoro, la cui forma si approssima al monopolio bilaterale e nel quale, per di pi\'f9, in certi paesi, come il nostro, \'e8 rilevante l\rquote 
intervento pubblico;
\par - il mercato delle aree fabbricabili, dove l\rquote offerta \'e8 fortemente condizionata dall\rquote autorit\'e0 pubblica;
\par - il mercato delle opere pubbliche, in cui \'e8 la domanda ad essere condizionata dall\rquote autorit\'e0 pubblica;
\par - il mercato di beni e servizi che presuppongono concessioni da parte di autorit\'e0 pubbliche, come ad esempio i telefoni, le acque minerali, le emittenti televisive e radiofoniche;
\par - il mercato dei beni prodotti in regime di monopolio naturale, come l\rquote energia elettrica;
\par - i mercati di diversi prodotti industriali, come le armi e i prodotti farmaceutici, richiesti in misura significativa da organismi pubblici;
\par - i mercati di molti prodotti agricoli, i cui prezzi sono in qualche modo regolati dall\rquote autorit\'e0 pubblica, anche per effetto di accordi internazionali, come quelli del Mercato comune europeo.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {I mercati del credito sono condizionati non solo dalla banca centrale, che \'e8 un organismo pubblico, ma, pi\'f9 fondamentalmente, dall\rquote autorit\'e0
 pubblica, che spesso controlla, attraverso pacchetti azionari di maggioranza, numerosi istituti di credito. Analogamente, sono controllate dall\rquote autorit\'e0 pubblica diverse grandi imprese industriali, societ\'e0
 di assicurazione, di trasporto, di comunicazione. La scuola, la ricerca, la sanit\'e0 sono attivit\'e0 in misura pi\'f9 o meno ampia \endash  spesso molto ampia \endash  gestite o controllate da autorit\'e0
 pubbliche. A conti fatti, sembra che il mercato operi pienamente solo nell\rquote area, pur vasta, delle piccole imprese e nell\rquote area delle medie e grandi imprese nei settori 
aperti alla concorrenza internazionale, anche se, in queste come in altre aree, sono relativamente frequenti i dazi, i sussidi per interessi e i trasferimenti in conto capitale a favore delle imprese che a rigore alterano il libero gioco del mercato.

\par \'c8 dunque lo Stato e non il mercato che oggi domina la vita economica? Per l\rquote 
economia italiana, la risposta sembra affermativa. Ma in una certa misura la domanda si pone anche per gli Stati Uniti, la roccaforte del capitalismo. In effetti, se le spese pubbliche in Italia rappresentano quasi la met\'e0 del reddito nazionale 
\endash  una quota solo limitatamente pi\'f9 alta che negli altri paesi europei \endash , negli Stati Uniti la quota, tutt\rquote altro che modesta, \'e8 di circa il 35%; in quel paese \'e8 molto minore l\rquote incidenza delle spese sociali, mentre \'e8
 maggiore quella delle spese militari \endash  in quel paese ha tuttora gran peso politico, oltre che economico, il cos\'ec detto complesso militare-industriale \endash . \'c8 indubbio per\'f2 che, nell\rquote ambito dei paesi industrializzati, da noi l
\rquote intervento pubblico sia fra i pi\'f9 estesi. Perch\'e9? Le ragioni sono diverse. Ho gi\'e0
 osservato che il capitalismo moderno in Italia ha cominciato a svilupparsi con ritardo ed ha avuto bisogno fin da principio di interventi pubblici particolarmente robusti. Altri interventi
, come quelli che portarono alla creazione delle acciaierie di Terni o alla costruzione di certi rami ferroviari, sono stati motivati, pi\'f9
 che da ragioni economiche, da esigenze strategiche e militari. La statizzazione di diverse grandi banche e di grandi
 imprese industriali ha ricevuto un forte impulso dalla crisi economica che ebbe inizio nel 1929, che stava provocando fallimenti a catena. Per bloccare un tale fenomeno, che dava origine ad un aumento enorme della disoccupazione, lo Stato \'e8
 intervenuto ed ha salvato numerose grandi imprese e grandi banche. Il dichiarato intento era di restituire quelle imprese all\rquote 
iniziativa privata appena possibile. Ma per decenni sono state operate privatizzazioni solo in via eccezionale. Anzi, sono stati compiuti nuovi 
salvataggi e non pochi industriali e banchieri privati hanno sollecitato nuove statizzazioni. Abbiamo poi avuto due casi \endash  petrolio ed elettricit\'e0 \endash  in cui l\rquote intervento pubblico \'e8 stato compiuto perch\'e9
 si trattava di settori strategici per lo sviluppo economico. Infine, in Italia l\rquote allargamento dell\rquote intervento pubblico \'e8
 stato favorito da correnti dottrinarie diverse, come la dottrina sociale cristiana, il keynesismo, il corporativismo, il marxismo.
\par \'c8 necessario mettere bene in chiaro che le spinte provenienti dall\rquote economia o dalle ideologie sono state utilizzate dai partiti \endash  da tutti o da quasi tutti i partiti, di destra, di centro o di sinistra \endash 
 nel loro stesso interesse: dal momento che i partiti avevano occupato lo Stato, la statizzazione ha significato controllo esercitato dai partiti sulle imprese e sulle banche statizzate, con vantaggi di potere e con vantaggi economici.
\par Anche in Italia si \'e8 profilato un movimento contro l\rquote intervento dello Stato e in favore delle privatizzazioni e del \ldblquote mercato\rdblquote . Le resistenze sono grandi. Sotto l\rquote aspetto dell\rquote 
interesse generale le privatizzazioni sono da noi pi\'f9 che giustificate, giacch\'e9 l\rquote allargamento dell\rquote area statale nel nostro paese \'e8 andato ben oltre i limiti fisiologici, comunque intesi. Le motivazioni addotte 
a favore delle privatizzazioni sono tre: 1) l\rquote esigenza di una maggiore efficienza; 2) la possibilit\'e0 di ricavare cospicui mezzi finanziari dalla vendita di imprese pubbliche; 3) l\rquote 
esigenza di porre fine agli abusi di ogni genere perpetrati dai partiti nell\rquote area statale. La prima motivazione ha una base incerta (quasi tutte le imprese pubbliche sono organizzate nella forma di societ\'e0 per azioni); la seconda motivazione pu
\'f2 avere un certo peso; ma \'e8 la terza la motivazione di maggior rilievo.
\par La reazione all\rquote intervento pubblico ed a favore del \ldblquote mercato\rdblquote  significa cambiamento e non abolizione delle regole. Il mercato non \'e8 assenza di regole, come alcuni sembrano ritenere, non \'e8
 un vuoto, riempito solo dalle azioni dei singoli che sono mossi dal loro tornaconto. Il mercato \'e8 un complesso prodotto giuridico e istituzionale, frutto di un\rquote 
evoluzione plurisecolare: sistemi di contratti, tipi e forme di imprese pubbliche e private, di istituzioni e di organismi pubblici addetti al controllo ed alla vigilanza su operazioni complesse, come quelle svolte da intermediari finanziari e da societ
\'e0 per azioni, condizionano, racchiudono ed anzi costituiscono il mercato.
\par Come nel caso del mercato, anche nel caso del liberismo oggi circolano, in Italia e fuori, concetti gravemente erronei.
\par Il liberismo ha tre significati, che in parte si sovrappongono, ma non coincidono. In primo luogo, il liberismo si contrappone al protezionismo e significa libert\'e0 del commercio internazionale. In secondo luogo, significa massimo spazio asseg
nato ai mercati in libera concorrenza, con l\rquote eliminazione delle posizioni di monopolio, l\'e0 dove ci\'f2 \'e8 possibile, e con l\rquote introduzione di controlli di vario genere per le posizioni di tipo monopolistico, di cui ho dato esempi pi\'f9
 sopra; infine, il liberismo si contrappone allo statalismo, ossia all\rquote \ldblquote eccesso\rdblquote  dell\rquote intervento pubblico in economia.
\par Due riflessioni sul terzo significato di liberismo. Prima riflessione: il grado d\rquote intervento pubblico, comunque misurato (per esempio: percentuale delle spese pubbliche sul prodotto nazionale, estensione della propriet\'e0 pubblica di unit\'e0
 produttive), varia nel tempo e nei paesi. Di regola, dopo la seconda guerra mondiale \'e8 cresciuto in tutti o quasi tutti i paesi industrializzati, almeno se come misura si usa la quota delle spese pubbliche.
\par Io sostengo che in Italia l\rquote intervento pubblico \'e8 andato troppo avanti, non solo per motivi legati all\rquote evoluzione economica, ma anche e, negli ultimi tre decenni, soprattutto per motivi di stabilizzazione sociale e politica. 
\par Seconda riflessione. Adamo Smith, che molti considerano il profeta del liberismo, era, in realt\'e0
, decisamente in favore del liberismo nel commercio internazionale, era, di nuovo, in favore dei mercati in concorrenza, ma era decisamente contrario ad ogni forma di monopolio; era certamente contrario ad estendere l\rquote intervento pubblico nell
\rquote economia, ma in questa direzione non si spingeva affatto cos\'ec lontano come sembrano ritenere molti suoi sedicenti seguaci. Mi limito a ricordare che le funzioni che Smith asseg
na allo Stato sono tre, non due: oltre la difesa e la giustizia, fra quelle funzioni include la costruzione di quelle opere pubbliche e la creazione di quelle istituzioni, specialmente nell\rquote area dell\rquote istruzione, che non sono \endash 
 o non sono sufficientemente \endash  profittevoli per i privati, mentre sono vantaggiose \ldblquote per una grande societ\'e0\rdblquote .
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb454\sa283\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Mutamenti della struttura sociale
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Conviene riflettere sui dati delle due tabelle che seguono: i dati possono dare una prima idea delle profonde trasformazioni sub\'ecte dalla str
uttura economico-sociale del nostro paese dopo la fine della guerra.
\par }\pard\plain \s53\qj\sb369\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\brdrb\brdrs\brdrw15 \adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Tab. 1. }{\b Categorie economiche}{ (composizione percentuale)
\par }\pard\plain \s51\qj\sb34\sl-200\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {\tab \tab \tab 1951 \tab 1971 \tab 1983 \tab 1993
\par }\pard \s51\qj\sb34\sl-216\slmult0\keep\widctlpar\tqc\tx2551\tqc\tx3118\tqc\tx3685\tqc\tx4252\adjustright {1. Agricoltura \tab 43 \tab 18 \tab 13 \tab \~9
\par 2. Industria e artigianato \tab 35 \tab 42 \tab 35 \tab 32
\par 3. Servizi \tab 15 \tab 30 \tab 36\tab 41
\par }\pard \s51\qj\sb34\sl-216\slmult0\keep\widctlpar\brdrb\brdrs\brdrw15 \tqc\tx2551\tqc\tx3118\tqc\tx3685\tqc\tx4252\adjustright {4. Pubblica amministrazione \tab \~7 \tab 10 \tab 16 \tab 18
\par }\pard \s51\qj\sb510\sl-200\slmult0\keep\widctlpar\brdrb\brdrs\brdrw15 \adjustright {Tab. 2. }{\b Classi e categorie sociali }{(composizione percentuale)
\par }\pard \s51\qj\sb113\sa113\sl-200\slmult0\keep\widctlpar\brdrb\brdrs\brdrw15 \tqc\tx2551\tqc\tx3118\tqc\tx3685\tqc\tx4252\adjustright {\tab 1951 \tab 1971 \tab 1983 \tab 1993
\par }\pard \s51\qj\sb34\sl-200\slmult0\keep\widctlpar\tqc\tx2551\tqc\tx3118\tqc\tx3685\tqc\tx4252\adjustright {1. \ldblquote Borghesia\rdblquote \tab \~2 \tab \~3 \tab \~3 \tab \~3
\par 2. Classi medie urbane \tab 26 \tab 38 \tab 46 \tab 52
\par di cui:
\par impiegati privati \tab \~5 \tab \~9 \tab 10 \tab 11
\par impiegati pubblici \tab \~8\tab 11 \tab 16 \tab 18
\par artigiani \tab \~5 \tab \~5\tab \~6 \tab \~6
\par commercianti \tab \~6 \tab \~8 \tab \~9 \tab 11
\par 3. Contadini proprietari \tab 31 \tab 12 \tab \~8 \tab \~6
\par 4. Classe operaia \tab 41 \tab 47 \tab 43 \tab 39
\par di cui:
\par salariati agricoli \tab 12 \tab \~6 \tab \~4 \tab \~3
\par operai dell\rquote industria \tab 23 \tab 31 \tab 28 \tab 25
\par }\pard \s51\qj\sb34\sl-200\slmult0\keep\widctlpar\brdrb\brdrs\brdrw15 \tqc\tx2551\tqc\tx3118\tqc\tx3685\tqc\tx4252\adjustright {commercio, trasporti e servizi \tab \~6 \tab 10 \tab 11 \tab 11
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {
\par }\pard\plain \s53\qj\fi227\sb255\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Sotto l\rquote aspetto delle categorie economiche, in questo dopoguerra le trasformazioni pi\'f9 rilevanti sono avvenute in agricoltura (l\rquote 
esodo agrario \'e8 stato gigantesco) e nei servizi \endash  ormai l\rquote occupazione nei servizi privati e pubblici rappresenta il 60% della popolazione attiva \endash . Dal punto di vista delle classi e delle categorie sociali, \'e8
 fortemente cresciuta la piccola borghesia impiegatizia e sono cresciuti i commercianti \endash  circa il doppio \endash , mentre la \ldblquote classe operaia\rdblquote , dopo essere aumentata, nei primi venti anni, dal 41 al 47%, \'e8
 poi diminuita ed ora non arriva al 40%.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Queste profonde trasformazioni sono avvenute in un contesto di rapido sviluppo economico, il pi\'f9 rapido mai avvenuto nella nostra storia: dal 1951 il re
ddito totale \'e8 aumentato di ben cinque volte, quello individuale, di quattro volte. In via di larga massima, contrariamente a quanto molti credono, ci\'f2 \'e8 avvenuto tanto nel Centro-Nord quanto nel Sud, con l\rquote 
avvertenza che il divario economico fra le due grandi circoscrizioni, misurato in termini di reddito individuale, che nel 1951 era pari a circa il 46% ed era sceso al 35 nel 1975 per effetto delle massicce migrazioni dal Sud al Nord, \'e8
 risalito alla quota del 1951 negli ultimi anni.
\par Queste quantit\'e0 dicono poco, tuttavia, del divario sociale e civile fra Sud e Centro-Nord, che pu\'f2
 essere variamente misurato: ad esempio, usando i dati riguardanti le persone o i lavoratori con diversi titoli di studio, o la delinquenza minorile, o altri. Quanto alla crescita culturale dell\rquote intera societ\'e0, in generale si pu\'f2
 forse affermare che essa procede ad una velocit\'e0 pi\'f9 bassa della crescita strettamente economica: in certi periodi pu\'f2 procedere addirittura in direzione opposta.
\par Le trasformazioni nella struttura sociale hanno accentuato la frammentazione delle posizioni politiche; in particolare, man mano che diminuisce il peso della cos\'ec
 detta classe operaia e, in particolare, di quella che fa capo alle grandi imprese, si modificano il profilo della sinistra e il cara
ttere del sindacato. Insieme con un discreto benessere economico, si sono diffusi atteggiamenti di tipo conservatore fra i ceti pi\'f9
 diversi. Ma le posizioni politiche di questo tipo cambiano radicalmente sia nelle diverse epoche storiche sia, in tempi brevi, secondo gli interessi economici dei gruppi pi\'f9 influenti \endash 
 proprietari terrieri, grandi industriali, piccoli imprenditori dell\rquote industria e dei servizi \endash . Cos\'ec l\rquote orizzonte politico, che \'e8 a lungo termine nel caso dei proprietari terrieri, \'e8 breve o brevi
ssimo nel caso dei gruppi di ceti medi e, pertanto, comporta una forte fluidit\'e0
, con repentini mutamenti sulle aggregazioni sociali, politiche e sindacali; tali mutamenti, oggi, vengono esasperati dalla crisi ideologico-politica in atto e dalla caduta del comunismo reale.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {La fluidit\'e0 della situazione politica
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {La crisi in atto nel nostro paese ha dato luogo ad una fluidit\'e0 e mutevolezza della vita politica quali ben raramente erano state osservate in passato. Oggi non \'e8 pi
\'f9 chiaro dov\rquote \'e8 la destra e dove la sinistra. L\rquote intero quadro politico \'e8 in via di radicale trasformazione. Le classi medie, che hanno sempre avuto il dono dell\rquote ubiquit\'e0
 politica e culturale, oggi, dopo il sostenuto sviluppo economico, si sono ulteriormente allargate e sono divenute ancora pi\'f9 eterogenee e mobili che in passato. La frammentazione delle classi medie, gi\'e0 notevole sul piano politico, \'e8 ancora pi
\'f9 accentuata sul piano sindacale. La classe operaia, costituita dai lavoratori salariati, \'e8 ulteriormente diminuita. La parte della classe operaia che fa capo alle grandi imprese \'e8
 tuttora relativamente omogenea; ma le grandi imprese oggi sperimentano difficolt\'e0 nettamente pi\'f9 gravi di quelle in cui si dibattono le imprese di minori dimensioni. Il quadro sociale \'e8 oggi reso pi\'f9 complesso 
dalla presenza di una non trascurabile schiera d\rquote immigrati extra-comunitari, che sono disposti a svolgere quei lavori poco gradevoli che i lavoratori italiani, anche quelli del Mezzogiorno, non sono pi\'f9
 disposti a svolgere. Fra coloro che avversano un\rquote ulteriore restrizione dei flussi d\rquote immigrazione ci sono persone che paventano le difficolt\'e0 economiche conseguenti a tale restrizione; essi tuttavia sottovalutano le capacit\'e0
 di adattamento del sistema economico (progresso tecnico, ulteriore meccanizzazione di certe operazioni, ristrutturazioni produttive, aumento delle importazioni di certi prodotti). A coloro che sono addirittura a favore di un allargamento dell\rquote 
immigrazione in nome di ideali umanitari, si deve far notare che il modo per aiutare il Terzo mondo e particolarmente certi paesi africani non \'e8 questo, ma sta nel predisporre, d\rquote 
accordo con altri paesi europei, progetti di sviluppo scolastico ed educativo (ci\'f2 che, fra l\rquote altro, pu\'f2 contribuire alla flessione della natalit\'e0) e adeguati programmi di ass
istenza tecnica e organizzativa nel campo della produzione, a cominciare dall\rquote agricoltura. 
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Le prospettive
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Se le prospettive immediate sono caratterizzate da grande fluidit\'e0
, per le prospettive non immediate dobbiamo riconoscere che siamo entrati in una crisi gravissima, da cui tuttavia possiamo uscire in tempi non lunghi, anche se non brevi, e possiamo avviarci a divenire un paese veramente e pienamente civile. Ci\'f2 potr
\'e0 accadere se sapremo introdurre alcune riforme essenziali, non solo nei sistemi elettorali, ma anche nella organizzazione della pubblica amministrazione, della sanit\'e0, della scuola, dell\rquote Universit\'e0, della ricerca. Chi studia l\rquote 
evoluzione della societ\'e0 inglese nel secolo scorso pu\'f2 trarre motivi di conforto, pur tenendo conto che le condizioni di quella societ\'e0 erano profondamente diverse da quelle della societ\'e0
 italiana di oggi: la pubblica amministrazione, che era inefficiente e non marginalmente corrotta, dopo alcune importanti riforme cambi\'f2 e miglior\'f2 in misura molto notevole. In effetti, di motivi di conforto oggi abbiamo grande bisogno, giacch\'e9
 il momento che stiamo vivendo (dicembre 1994) \'e8 a dir poco atroce.
\par }\pard\plain \s47\qc\sa2381\sl-280\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \caps\f25\cf1\cgrid { \page 2.\line BISOGNA FARE I CONTI CON MARX
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Le responsabilit\'e0 di Marx
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {La crisi ideologico-politica cui ho fatto cenno \'e8
 sboccata nella crisi delle istituzioni. La crisi ha colpito in primo luogo il marxismo e i partiti che si richiamavano a quella dottrina. Paradossalmente, tuttavia, in modo indiretto ha colpito anche i par
titi antimarxisti e anticomunisti, che hanno visto ridurre in modo non esiguo il consenso popolare e intellettuale e venir meno il cemento che li univa e il sostegno internazionale; lo stesso appoggio della Chiesa \'e8 divenuto molto pi\'f9
 critico e molto pi\'f9 differenziato. Con Marx bisogna fare i conti non solo e non tanto per motivi culturali, che possono interessare solo una minoranza di intellettuali. I conti con Marx vanno fatti anche per comprendere l\rquote 
assai infelice situazione in cui oggi viviamo. Non possiamo non chiederci: come mai nella campagna elettorale Silvio Berlusconi ha potuto usare il tema dell\rquote 
anticomunismo con un non trascurabile successo, come pare? Eppure dopo la caduta del muro di Berlino il comunismo non dovrebbe far pi\'f9 paura n\'e9 sul piano internazionale n\'e9 su quello interno; per di pi\'f9, dopo un lungo 
e drammatico dibattito ed una dolorosa scissione, il Partito comunista italiano ha cambiato nome, obiettivi e simbolo (al 90%).
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Evidentemente, esistono ancora, soprattutto in certi strati della piccola borghesia, alcuni riflessi condizionati. Il grande tra
uma nazionale, mai pienamente superato, fu quello del 1921-22, quando il pericolo del comunismo, reso incombente dalla vittoria dei bolscevichi in Russia, semin\'f2 panico e orrore in una cospicua fetta della societ\'e0
 italiana e non soltanto per via degli interessi economici minacciati. Se non si tiene conto di quel panico e di quell\rquote orrore non si pu\'f2 comprendere l\rquote ascesa del fascismo al potere.
\par In Europa dopo la prima guerra mondiale e nell\rquote America latina dopo la seconda guerra, la paura del comunismo ha contribuito alla nascita e all\rquote 
affermazione dei fascismi, alle condiscendenze dei conservatori inglesi verso Hitler e a quelle dei nordamericani verso le dittature militari latinoamericane (attenzione: ha contribuito non vuol dire che ha determinato). In Euro
pa, dopo la prima guerra mondiale e poi durante la seconda, per combattere quel fascismo che avevano contribuito a far sorgere, molti comunisti hanno affrontato pericoli, prigione, torture, sacrifici di ogni genere.
\par Le atrocit\'e0 commesse dai comunisti per i
mpadronirsi del potere e poi quelle perpetrate nei paesi in cui erano riusciti ad instaurare la dittatura possono rendere comprensibili le reazioni anticomuniste, ma non possono in alcun modo giustificare i mezzi adoperati quando si tratti di mezzi barbar
i o tali da imbarbarire la vita sociale. Se si pone mente al fine si pu\'f2 sostenere che il senatore americano Joseph McCarthy aveva ragione; si deve per\'f2 subito aggiungere che erano radicalmente sbagliati i mezzi, cosicch\'e9
 la condanna morale e politica del m
accartismo fu pienamente giustificata. Quando, in Italia, dopo la prima guerra mondiale ebbe luogo quella reazione antibolscevica che fu ampiamente utilizzata dal Partito fascista furono pochi, ma non pochissimi, fra coloro che avevano una profonda avvers
ione per il bolscevismo, gli uomini, come Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini ed Ernesto Rossi, che non si fecero travolgere dalla paura neppure nei momenti pi\'f9
 difficili e tennero duro. Oggi, dopo la tragedia della seconda guerra mondiale scatenata dal p
rincipale allievo e imitatore di Mussolini, appare evidente che ebbero ragione coloro che tennero duro, anche se in quel momento vennero battuti. In breve, non si pu\'f2 combattere una barbarie con un\rquote 
altra barbarie: i Gulag e Auschwitz si equivalgono.
\par Dobbiamo chiederci: qual \'e8 la responsabilit\'e0 di Marx in queste tragedie?
\par Sono molti gli intellettuali che tendono a minimizzare le responsabilit\'e0 di quegli altri intellettuali che non si limitano a sforzarsi di conoscere il mondo, ma si propongono di cambiarlo. Ora, non c\rquote \'e8 dubbio che nel gran crogiolo dell
\rquote evoluzione storica, gli intellettuali di un qualche rilievo sono in qualche misura responsabili: poco o molto, secondo i casi. Con le sue sdegnate denunce, che avevano affascinato molti, con le sue tesi sul
la socializzazione dei mezzi di produzione, sulla necessit\'e0 di un \ldblquote piano generale\rdblquote  una volta socializzati i mezzi di produzione, sulla dittatura del proletariato (tesi che \'e8
 servita per giustificare tremende dittature, non solo nell\rquote Unione Sovietica), coi s
uoi incitamenti a usare il terrorismo, con la sua morale rivoluzionaria, con le sue grandiose analisi storiche ed economiche, poi sviluppate da diversi seguaci, segnatamente da Lenin, Marx ha una responsabilit\'e0 innegabilmente rilevante nell\rquote 
evoluzione intellettuale e politica dell\rquote Unione Sovietica e, via via, negli altri paesi in cui il marxismo ha svolto un ruolo di rilievo. Le grandiose analisi storiche ed economiche rappresentano uno straordinario merito intellettuale di Marx 
\endash  torner\'f2 su questo punto \endash ; al tempo stesso costituiscono (non \'e8 un paradosso) una circostanza che aggrava le sue responsabilit\'e0 sotto l\rquote aspetto etico-politico. 
\par Dobbiamo dunque distinguere il Marx rivoluzionario dal Marx economista: il primo si \'e8 assunto responsabilit\'e0 tremende nei suoi sforzi volti a \ldblquote cambiare il mondo\rdblquote ; il secondo pu\'f2
 aiutare a comprenderlo. In due parole: il primo Marx va esecrato, il secondo va studiato; dal momento che non ci troviamo di fronte al fondatore di una religione, ma a un pensatore, la distinzione e la separazione sono del tutto legittime.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Cominciamo col Marx rivoluzionario.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Di violenza, di frode, di inganni al mondo ce ne sono sempre stati e, io temo, ce ne saranno sempre. Gli intellettuali che teorizzano l\rquote opportunit\'e0
 ed anzi la necessit\'e0 di ricorrere a violenza, a frode e a inganno si assumono la responsabilit\'e0 di giustificare e quindi di aggravare ed estendere queste atroci tendenze insite nell\rquote uomo. Marx, \'e8 stato detto, si \'e8
 assunto senza esitazione quella responsabilit\'e0 per un fine nobile: per il riscatto degli oppressi del nostro tempo \endash  i lavoratori salariati \endash . Ma il raggiungimento del fine \'e8 estremamente incerto e problematico \endash  la realt\'e0
 dei paesi dove la dottrina di Marx si \'e8 affermata mostra che il progetto \'e8 miseramente e tragicamente fallito \endash 
. Applicando quei terribili insegnamenti nel perseguire quel fine la somma delle violenze, delle frodi e degli inganni cresce: questo \'e8 matematico, questo \'e8 accaduto. Il fine non \'e8 stato raggiunto: al contrario.
\par Mi \'e8 stato obiettato: considera la Rivoluzione francese: anche in quella serie di eventi tragici vi furono, in abbondanza, violenze, frodi e inganni; ma non per questo la Rivoluzione francese \'e8 da condannare. \'c8
 vero. Ma sfido chiunque a individuare un solo intellettuale in qualche modo paragonabile a Marx che nel periodo preparatorio abbia teorizzato l\rquote opportunit\'e0 di usare anche i mezzi pi\'f9
 barbari per perseguire quel fine. Dobbiamo tenere ben presente che il marxismo fondava le sue basi teoriche sulla lotta di classe e, connessamente, sull\rquote odio di classe; non solo la violenza, compresa la violenza terroristica, ma anche la frode e l
\rquote inganno erano del tutto leciti ed anzi raccomandabili per far trionfare la causa del proletariato e cambiare il corso della storia. Nelle opere indirizzate agli
 intellettuali Marx ha parlato ripetutamente di lotta di classe, ha parlato di miseria crescente e di crescente abiezione dei proletari in regime capitalistico. Non ha esplicitamente parlato di odio di classe e dei mezzi da usare per il trionfo del prolet
ariato. Tuttavia, coloro che hanno studiato a tavolino le principali opere di Marx e, a maggior ragione, coloro che non le hanno studiate, ma sono stati attratti dalle sue violente denunce dei vizi della societ\'e0
 capitalistica, di rado si sono resi conto del
le tremende implicazioni delle sue idee. Coloro che sono passati dalla teoria alla prassi sono stati indotti o costretti dalle circostanze a rendersi ben conto di quelle implicazioni. Del resto, Marx le aveva rese esplicite in lettere e in indirizzi rivol
ti al primo nucleo del Partito comunista tedesco. Per togliere di mezzo ogni dubbio \'e8 utile qualche citazione.
\par \ldblquote }{\i Vae victis!}{ Noi non abbiamo riguardi; noi non ne attendiamo da voi. Quando sar\'e0 il nostro turno non abbelliremo il terrore\rdblquote .
\par Lo sdegno di Marx contro le nefandezze del capitalismo, che in passato aveva esercitato un notevole fascino su tanti e tanti giovani, era strumentale, giacch\'e9 egli non esitava a raccomandare ogni sorta di nefandezze per combatterlo: \ldblquote 
Agite gesuiticamente, buttate alle ortiche la germanica probit\'e0, onest\'e0, integrit\'e0. In un partito si deve appoggiare tutto ci\'f2 che aiuta ad avanzare, senza farsi noiosi scrupoli morali\rdblquote . 
\par Marx scrive a Engels, riferendosi a una tesi esposta in un articolo sull\rquote India destinato all\rquote \ldblquote Herald Tribune\rdblquote , del quale per un breve periodo fu collaboratore, una tesi di cui non era sicuro ma che, ci\'f2
 nonostante, voleva esporre, dato che (il commento \'e8 mio) un profeta non poteva ignorare una questione cos\'ec grave come l\rquote \ldblquote insurrezione indiana\rdblquote  \endash  questo era il titolo dell\rquote articolo \endash 
. Scrive dunque a Engels: \ldblquote \'c8 possibile che io ci faccia una figuraccia. Tuttavia possiamo sempre cavarcela con un po\rquote  di dialettica. Naturalmente ho tenute le mie considerazioni su un tono tale che avr\'f2
 ragione anche in caso contrario\rdblquote .
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Marx: le tesi erronee\line e le tesi analiticamente feconde 
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Stando cos\'ec le cose, possiamo fidarci di Marx come analista della societ\'e0
 e, in particolare, come economista? Ritengo che, per sceverare le tesi erronee da quelle valide e analiticamente feconde, si pu\'f2 adottare il seguente criterio: quanto pi\'f9
 direttamente le tesi di Marx riguardano il suo programma rivoluzionario, tanto pi\'f9 bisogna diffidarne, mentre le tesi pi\'f9 lontane da quel programma, ossia le tesi strettamente analitiche, vanno considerate, 
pur sempre con occhio critico, ma con minore sospetto.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Le principali tesi erronee sul piano interpretativo sono due: la tesi della tendenza alla proletarizzazione delle societ\'e0 capitalistiche e la tesi dell\rquote 
immiserimento della classe operaia. Queste tesi si articolano in cinque proposizioni: 1) \ldblquote Tutta la societ\'e0 si scinde sempre pi\'f9 in due vasti campi nemici, in due classi ostili l\rquote una all\rquote altra\rdblquote ; 2) \ldblquote L
\rquote operaio moderno, invece di elevarsi col progresso dell\rquote industria, cade sempre pi\'f9 in basso, al disotto delle stesse condizioni della propria classe. L\rquote operaio si trasforma in un povero e il pauperismo tende ad aumentare assai pi
\'f9 rapidamente dell\rquote aumento della popolazione e della ricchezza\rdblquote ; 3) \ldblquote L\rquote antico ceto medio rovina e cade nel proletariato\rdblquote ; 4) \ldblquote Il moto proletario \'e8 il moto autonomo dell\rquote 
immensa maggioranza della popolazione in favore dell\rquote immensa maggioranza\rdblquote ; 5) \ldblquote Nei paesi dove la civilt\'e0 moderna si \'e8 sviluppata si \'e8 formata una piccola borghesia nuova. Essa oscilla tra il proletariato e la borghesia.
 Senonch\'e9 i suoi componenti vengono continuamente ricacciati nel proletariato per effetto della concorrenza\rdblquote . (Sono tutte citazioni tratte dal }{\i Manifesto del Partito comunista}{, che \'e8 appunto concepito, non come un\rquote 
analisi, ma come una presentazione sintetica di tesi fondamentali.)
\par Tutte le tesi ora richiamate appaiono come errori madornali, solo molto limitatamente giustificabili facendo riferimento al tempo in cui furono scritte.
\par }\pard \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\tx4920\adjustright {Una tesi che si presenta come analitica e per certi aspetti lo \'e8, ma che deve esser vista come strumentale rispetto al programma rivoluzionario, \'e8
 la tesi del valore-lavoro, che mirava a fornire una interpretazione \ldblquote scientifica\rdblquote  dello sfruttamento \endash  in realt\'e0, un concetto etico \endash . Dopo dibattiti durati oltre un secolo, \'e8 stato dimostrato \endash 
 paradossalmente da un economista per nulla ostile a Marx \endash  che la teoria del valore-lavoro non \'e8 sostenibile. Sulla tomba di questa teoria possono essere scritti, come epitaffio, due righi che si trovano nell\rquote indice analitico di }{\i 
Produzione di merci a mezzo di merci}{ di Piero Sraffa: \ldblquote Il valore \'e8 proporzionale al costo in lavoro quando i profitti sono zero\rdblquote .
\par }\pard \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright {Altre tesi di Marx, che possono essere considerate indipendentemente dal suo programma rivoluzionario, appaiono analiticamente feconde. Ricordo quattro tesi di questo tipo.
\par }\pard\plain \s46\qj\fi-255\li255\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\tx255\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {1)\tab Se la tesi della inevitabile proletarizzazione inerente alle moderne societ\'e0 capitalistiche \'e8 radicalmente sbagliata, non \'e8
 invece sbagliata, ma anzi \'e8 utile, l\rquote analisi riguardante i movimenti delle molteplici classi sociali che Marx svolge nelle sue opere storiche (la dicotomia \endash  proletari e capitalisti \endash  va considerata in prospettiva, non come realt
\'e0 gi\'e0 in atto).
\par 2)\tab \'c8 feconda la tesi secondo la quale il movimento del sistema economico va studiato considerando due settor
i (una dicotomia che anticipa quella keynesiana fra consumi e investimenti) e distinguendo fra riproduzione semplice e riproduzione su scala allargata \endash  il movimento in cui si suppone che il sovrappi\'f9 sia almeno in parte investito.
\par 3)\tab \'c8 particolarmente feconda la tesi secondo cui il processo di accumulazione capitalistica \'e8 spinto dalle innovazioni e ha carattere ciclico. Qui non vanno lesinati i riconoscimenti all\rquote 
intuizione fondamentale di Marx. Si deve tuttavia osservare che egli si limita a enunciare la tesi, ma non si addentra nell\rquote analisi.
\par 4)\tab \'c8 importante la tesi secondo cui la creazione di moneta bancaria ha un ruolo essenziale nell\rquote accumulazione ciclica.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Oltre le tesi di questo genere, che vanno approfondite e utilizzate, c\rquote \'e8 un\rquote idea fondamentale, che a rigore non \'e8
 originale, ma che Marx per primo presenta in termini precisi e metodologicamente rilevanti: \'e8 \endash  come afferma Joseph Schumpeter in }{\i Capitalismo, socialismo e democrazia}{ (cap. III) \endash  \ldblquote l\rquote 
idea di una teoria del processo economico cos\'ec com\rquote esso si svolge, per impulso interno, nel tempo storico, un processo che in ogni momento produce una situazione che da sola determina la successiva. In tal modo, l\rquote 
autore di tante concezioni errate \'e8 stato anche il primo a visualizzare quella che perfino oggi \'e8
 ancora la teoria economica del futuro, per la quale andiamo lentamente e faticosamente accumulando mattoni e calce, dati statistici ed equazioni funzionali\rdblquote . \'c8 agevole rendersi conto che questa \'e8
 la stessa idea che sottende il recente approccio dinamico definito \ldblquote path dependence\rdblquote  (\ldblquote dipendenza dal percorso precedente\rdblquote ). In ultima analisi, l\rquote approccio della \ldblquote path dependence\rdblquote 
 tende verso una sorta di \ldblquote histoire raisonn\'e9e\rdblquote , che costituisce il ponte fra la teoria economica e la storia.
\par Questo duplice giudizio \endash  favorevole per il Marx economista, drasticamente negativo per il Marx rivoluzionario \endash  pu\'f2 apparire contraddittorio. Ho cercato di chiarire perch\'e9 non lo \'e8
. Sul progetto rivoluzionario di Marx, tuttavia, permane un quesito fondamentale, che ho gi\'e0 proposto altrove e che qui ripropongo.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Marx e i comunisti
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {
Molti di coloro che durante e subito dopo la seconda guerra mondiale hanno sentito la forte attrazione esercitata dal comunismo e dal Partito comunista e spesso hanno operato in quel partito con gravi sacrifici, chiedono oggi che vengano comprese le ragio
ni delle loro scelte considerando il momento storico in cui venivano fatte. \'c8 una richiesta giusta: anche chi scrive sent\'ec fortemente quell\rquote attrazione e, se non ne fu travolto, lo dovette all\rquote influenza 
di diverse persone di grande statura morale, non comuniste ma neppure violentemente anticomuniste \endash  il violento anticomunismo avrebbe potuto avere l\rquote effetto opposto per quella tendenza anticonformistica frequente fra i giovani.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Dobbiamo dunque liquidare tutto quanto \'e8 stato compiuto nel nome di Marx \endash  ecco il quesito \endash ; dobbiamo negare o rinnegare la passione, l\rquote 
impegno e i gravi sacrifici? Tutto da buttar via sul terreno dell\rquote azione?
\par Io dico di no. In certi paesi, fra cui \'e8 l\rquote Italia, i comunisti hanno di fatto accantonato da lungo tempo il progetto rivoluzionario e hanno dato rilevanti contributi all\rquote evoluzione democratica della societ\'e0 in cui hanno operato. \'c8
 anche vero, per\'f2, che se molti di quei comunisti avessero conosciuto il contenuto di quelle \ldblquote confidenze\rdblquote 
 di Marx, di cui ho citato solo alcuni esempi, avrebbero abbandonato il partito o avrebbero preteso un cambiamento radicale del nome e della linea politica, come solo di recente \'e8 accaduto. Si pu\'f2 obiettare: non c\rquote 
era alcun bisogno di conoscere quelle \ldblquote confidenze\rdblquote ; la condotta assolutamente cinica e priva di scrupoli dei massimi dirigenti era apparsa in modo pi\'f9
 che evidente durante gran parte della tragica esperienza sovietica e durante la guerra civile spagnola \endash  \'e8 ancora illuminante il libro scritto nel 1937 in uno stile terribilmente sobrio da George Orwell (}{\i Omaggio alla Catalogna,}{\ulw  }{
Milano 1993) \endash . All\rquote obiezione si pu\'f2 rispondere ricordando che i comunisti \endash  a parte i capi \endash  non credevano a quelle che venivano definite come calunnie borghesi. D\rquote al
tra parte, le stesse azioni riformistiche portate avanti dai comunisti erano doppiamente viziate: sul piano della politica internazionale, dall\rquote ostilit\'e0 degli Stati Uniti \endash  un\rquote ostilit\'e0
 durissima e in nessun modo vantaggiosa per il paese considerato \endash  e sul piano della politica economica da residui della dottrina marxista di cui parler\'f2
 fra poco. Criticare il marxismo in quanto dottrina rivoluzionaria e rimuovere quei residui significa liberare energie che fino a un tempo recente risultavano gravemente frenate e limitate. Un caro amico poco meno che mio coetaneo, che in giovent\'f9 \'e8
 stato comunista e che da molti anni non lo \'e8 pi\'f9 mi dice, appassionatamente, che egli non pu\'f2 condividere le conclusioni che emergono dalla mia durissima critica, politica ed etica
, al Marx rivoluzionario e che conducono, indipendentemente dalle intenzioni, a criminalizzare milioni di persone in perfetta buona fede, che spesso hanno rischiato la vita o l\rquote 
hanno persa per perseguire quegli ideali che hanno origine antichissima e che er
ano stati fatti propri in tempi vicini a noi da Marx e dai rivoluzionari da lui ispirati. Non solo nelle mie intenzioni ma neppure nelle conclusioni, io credo, si possono trovare elementi per una criminalizzazione. Ho gi\'e0
 dichiarato che per poco non divenni comunista; se lo fossi diventato, non per questo sarei entrato nella schiera dei criminali. Credo che i due volumi, editi da Einaudi, che raccolgono le }{\i Lettere dei condannati a morte della Resistenza}{ \endash 
 uno dei quali curati da Giovanni Pirelli, fratello del \ldblquote capitalista\rdblquote  \endash  costituiscano una fra le pi\'f9 nobili testimonianze a favore dell\rquote uomo; e molti fra quei condannati erano comunisti. Tutto ci\'f2
 non toglie assolutamente nulla a quegli uomini ed a quelle donne e alla loro esperienza, ma non fa che aggravare le responsabilit\'e0 di Marx, mosso pi\'f9
 da un luciferino orgoglio intellettuale che da amore per i proletari; i quali, a differenza del suo amico Engels, non conosceva neppure. Il punto \'e8 che, se ci convinciamo che la dottrina di Marx, in quanto dottrina rivoluzionaria, \'e8
 radicalmente erronea ed ha provocato immani disastri, dobbiamo proclamarlo a gran voce, anche se siamo stati comunisti, anche se dobbiamo far valere la nostra buona fede, richiamando alla nostra stessa memoria, per non veder scemare neppure
 di poco la stima di noi stessi, le azioni positive e socialmente utili che possiamo aver compiute. In una tale denuncia non ci deve far velo nessuna considerazione emotiva o affettiva. Non c\rquote \'e8 dubbio: una critica che pu\'f2
 colpire persone che stimiamo profondamente e che in qualche caso sono anche nostri cari amici, come anche un\rquote autocritica, ci costa. Ma solo cos\'ec, io credo, possiamo restare fedeli al nostro mestiere di intellettuali.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {La posizione della sinistra verso le piccole imprese
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {La scarsa considerazione per le piccole imprese da parte di molti esponenti della sinistra politica e sindacale pu\'f2
 essere in una certa misura riconducibile alla tesi marxista della progressiva concentrazione delle imprese. Questa tesi non \'e8 erronea in s\'e9. Per un lungo periodo, a partire dalla fine del secolo scorso, si \'e8
 osservata una tale tendenza in diversi rami dell\rquote industria e della finanza, anche se negli ultimi due decenni essa, a quanto pare, si \'e8 arrestata o si \'e8 addirittura capovolta. L\rquote errore sta nell\rquote interpretazi
one di tale tendenza, che cio\'e8 le grandi e grandissime imprese sarebbero destinate a dominare un numero crescente di mercati e a condizionare in misura crescente il potere politico, al livello interno e nei rapporti internazionali; questa \'e8 l
\rquote interpretazione che pu\'f2 essere ricondotta a Marx e a Lenin. C\rquote \'e8 poi l\rquote interpretazione di Schumpeter, secondo il quale la capacit\'e0 d\rquote innovare tende a essere sempre pi\'f9
 una prerogativa delle grandi imprese. Entrambe le interpretazioni vanno respinte, non perch\'e9 \endash  mi riferisco a Marx e a Lenin \endash  le grandi imprese non contino, ma perch\'e9 non \'e8 vero che abbiano un peso crescente e non \'e8
 vero che in paesi democratici gruppi sociali diversi, come quelli rappresentati dai militari, dagli intellettuali e da organizzazioni politiche, siano puramente subordinati ai gruppi economici \endash  certe volte \'e8 vero il contrario \endash 
. Quanto all\rquote interpretazione di Schumpeter, appare ormai evidentemente infondata la tesi secondo cui le piccole imprese avrebbero avuto un ruolo sempre pi\'f9 marginale nel campo essenziale delle innovazioni; non di rado, il loro ruolo \'e8
 invece di primaria importanza. (Conviene notare che la teoria della concentrazione costituisce una delle basi della teoria leninista dell\rquote imperialismo.) 
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {La tesi del processo di concentrazio
ne poteva indurre, come ha indotto, i marxisti a considerare con freddezza, ma non necessariamente con avversione, le piccole imprese. Una certa avversione \'e8 riconducibile al marxismo per via dell\rquote \ldblquote antagonismo di classe\rdblquote 
, che nelle piccole imprese \'e8 affievolito o annullato. \'c8
 riscontrabile, specialmente nel passato, una notevole freddezza non solo da parte dei marxisti ma anche della sinistra non marxista; presumibilmente una delle ragioni sta nel fatto che la forza dei sindacati di norma \'e8 maggiore nelle g
randi che nelle piccole imprese e, sia pure in misure e con caratteristiche diverse secondo i paesi, i sindacati hanno influenza sui partiti e sulla vita politica. Abbiamo tuttavia in Italia una situazione che appare in contrasto con le osservazioni appen
a espresse: in Emilia e in altre zone del Centro-Nord hanno prevalso a lungo i partiti di sinistra di tipo marxista e, in particolare, i comunisti, eppure le piccole imprese hanno avuto uno sviluppo molto notevole e, non di rado, sono state create da ex o
perai specializzati che erano e sono poi rimasti comunisti. Il paradosso si spiega tenendo conto che la \ldblquote pace sociale\rdblquote , che nelle piccole imprese quasi sempre s\rquote 
instaura, per motivi strutturali, ha decisamente favorito lo sviluppo di quelle imprese, con vantaggi sia dei lavoratori che dei \ldblquote capitalisti\rdblquote . D\rquote altra parte, anche in questo caso \'e8 rimasta una notevole ambiguit\'e0: }{\i 
nei fatti}{ \endash  e soprattutto nei fatti riguardanti le zone cui alludevo dianzi \endash  l\rquote atteggiamento del Partito comunista verso le piccole impres
e era sostanzialmente favorevole, ma in via di principio, al livello della politica economica nazionale, restava la freddezza, se non proprio l\rquote ostilit\'e0. 
\par Con la costituzione del Partito democratico della sinistra le cose sono alquanto cambiate; ma il cambiamento resta ancora in superficie.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Le formule partecipative
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Fra i residui perniciosi del marxismo sul piano della politica economica vanno annoverati i residui che si manifestano nell\rquote 
avversione a tutte le formule che, in senso lato, possiamo definire partecipative. Fra queste possiamo considerare: le integrazioni retributive e i premi collegati con gli aumenti di produttivit\'e0 o di profittabilit\'e0
 delle imprese, la partecipazione agli utili, varie forme di partecipazione alla gestione, l\rquote azionariato dei lavoratori e, pi\'f9 ampiamente, il cosiddetto azionariato popolare. Il motivo dell\rquote 
avversione sta nel fatto che tutte queste forme partecipative comportano collaborazione fra lavoratori dipendenti e capitalisti; ma non si pu\'f2 collaborare col \ldblquote nemico di classe\rdblquote : \'e8
 un peccato, se non un tradimento. Ora, che le forme appena ricordate possano prestarsi ad abusi, non c\rquote \'e8
 alcun dubbio; ma se dovessimo rifiutare ogni forma o formula che comporta il pericolo di abusi, non potremmo fare assolutamente nulla al mondo \endash  e non solo nel mondo delle imprese \endash . D\rquote 
altra parte, il pericolo di abusi era relativamente elevato alcuni decenni or sono, quando il livello d\rquote istruzione dei lavoratori dipendenti era relativamente basso e quando i sindacati non disponevano di uffici stud
i bene attrezzati. Oggi le cose sono cambiate, ma quell\rquote avversione persiste, sia pure solo come residuo di una dottrina politicamente perniciosa.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Lotta di classe e odio di classe
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Sia nel caso delle piccole imprese sia in quello delle forme partecipative affiora quello che considero l\rquote elemento peggiore del marxismo: la predicazione dell
\rquote odio di classe che nell\rquote originaria dottrina marxista doveva servire ad accelerare lo scontro finale e ad alleviare i dolori del parto, nella fideistica certezza che la rivoluzione era inevitabile e quindi quanto pi\'f9
 fosse violenta e rapida tanto meglio sarebbe stato. Ora, \'e8 pi\'f9 che evidente che fra capitalisti e lavoratori dipendenti non vi \'e8 necessariamente armonia d\rquote interessi: gli scioperi non infrequenti neppure nei paes
i in cui la dottrina marxista ha avuto assai pochi seguaci e dove nessuno parla di rivoluzione, bastano a dimostrare che i conflitti d\rquote 
interesse ci sono e a volte sono aspri. Ma gli interessi non sono sempre e necessariamente in conflitto, come appare chiaro quando \'e8 in gioco la sopravvivenza stessa dell\rquote impresa o quando si adotta l\rquote una o l\rquote 
altra delle forme partecipative di cui si \'e8 detto, con un successo che in molti casi \'e8 netto.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Nel progetto rivoluzionario di Marx \ldblquote non pomi v\rquote eran ma stecchi con tosco\rdblquote  \endash  per usare le parole del grande poeta \endash 
. Lo stecco pi\'f9 velenoso \'e8 senza dubbio quello dell\rquote odio di classe considerato come la leva indispensabile per attuare la nuova societ\'e0.
\par Se si riconosce che le linee di politica economica richiamate sopra sono nell\rquote interesse dei lavoratori, dipendenti o indipendenti, allora si deve attribuire al marxismo la responsabilit\'e0
 di averle ostacolate, col risultato che alcune di quelle linee sono state adottate, almeno parzialmente, dalla destra, mentre era ed \'e8 nell\rquote intere
sse della sinistra adottarle e svilupparle, ammesso che questa parte politica sia particolarmente sollecita verso gli interessi dei lavoratori. Mi auguro che coloro che hanno a cuore il rinnovamento della cultura di sinistra \endash 
 compresi coloro che accoglievano il messaggio marxista nel suo complesso \endash 
 approfondiscano la critica non solo al fine di utilizzare gli aspetti analitici validi, ma anche per individuare altri residui passivi, che spesso non sono evidenti e sono rintracciabili non solo a sinistra, ma anche a destra.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Marx e Machiavelli
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {La raccomandazione che Marx rivolge al primo nucleo del Partito comunista tedesco \endash  \ldblquote agite gesuiticamente\rdblquote  eccetera \endash 
 merita qualche commento. Si tratta di una raccomandazione tipicamente machiavellica, che nel nostro paese, abituato da tempo immemorabile a rispettare ed ammirare i punti di vista del grande segretario fiorentino, non fa scandalo. Dico che ci\'f2 \'e8
 male. Dico che il machiavellismo rappresenta una tabe gravissima della cultura politica del nostro paese, che \endash  andando ben oltre, \'e8 vero, le idee originarie \endash  \'e8
 servita a giustificare ogni sorta di delitti e di imbrogli e quindi ha decisamente contribuito a renderli molto pi\'f9 diffusi di quanto altrimenti sarebbero stati; una tabe che ha contagiato non pochi politi
ci e intellettuali sia fra i laici che fra i cattolici \endash  in questo secondo caso lo sconcerto \'e8 anche maggiore, data la pretesa dei cattolici di essere portatori di una moralit\'e0 pi\'f9 ampia e pi\'f9 elevata di quella dei laici.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {
Per evitare di dar esca a complicate e inconcludenti discussioni filosofiche, mi limito ad affermare che il mio punto di vista coincide con quello espresso, in termini quanto mai pacati e concreti, dal mio economista e filosofo preferito, Adamo Smith, il 
quale, riferendosi al ben noto massacro dei rivali perpetrato, a tradimento, da Cesare Borgia, nella }{\i Teoria dei sentimenti morali }{(parte VI, sez. II) cos\'ec scrive:
\par }\pard\plain \s49\qj\fi227\sb255\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Machiavelli, uomo in effetti di moralit\'e0
 non troppo scrupolosa anche per i suoi tempi, faceva parte della corte di Cesare Borgia, quale rappresentante della Repubblica di Firenze, quando il delitto fu perpetrato. Egli ne d\'e0 una descrizione molto dettaglia
ta in quella lingua pura, elegante e semplice che contraddistingue tutti i suoi scritti. Ne parla con molta freddezza, si compiace dell\rquote abilit\'e0 con cui Cesare Borgia lo orchestr\'f2, mostra molto disprezzo per l\rquote ingenuit\'e0
 e la debolezza delle vittime, ma nessuna compassione per la loro triste e prematura morte, nessun genere di indignazione per la crudelt\'e0 e la falsit\'e0 del loro assassino.
\par }\pard\plain \s44\qj\fi227\sb255\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Se l\rquote umanit\'e0 deve consistere di esseri civili e non di selvaggi e di assassini, certi valori morali debbono essere rispettati: \'e8 un\rquote 
affermazione che Salvemini esprime in un articolo pubblicato nella rivista \ldblquote Il Ponte\rdblquote  del 1952; la condivido in pieno.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Posto che si voglia avanzare sulla via dell\rquote incivilimento, allora nessun fine, neppure l\rquote unit\'e0
 politica di un grande paese, neppure il riscatto del proletariato, pu\'f2 giustificare l\rquote abbandono di quei valori. Altrimenti l\rquote unit\'e0 nazionale, pur se la si ottiene, diviene unit\'e0
 di una palude melmosa e il riscatto del proletariato si trasforma nel suo opposto: i mezzi deturpano il fine in modo molto difficilmente rimediabile.
\par }\pard\plain \s47\qc\sa2381\sl-280\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \caps\f25\cf1\cgrid {\page 3. \line LA LEGGE FINANZIARIA,\line  IL ROVESCIAMENTO DELLA SCALA \line DI PRIORIT\'c0 E IL CONFLITTO D\rquote INTEREssi}{\up8 1}{
\par }\pard\plain \s42\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {
Passato, presente, futuro. Nei capitoli precedenti ho espresso alcune riflessioni su due temi molto ampi, che riguardano essenzialmente il passato, antico e recente: le origini della crisi della societ\'e0
 italiana e la crisi del marxismo, coi suoi residui perniciosi. In questo capitolo discuter\'f2 questioni riguardanti il presente, mentre nei capitoli successivi considerer\'f2 le prospettive e tratter\'f2
 alcune linee di politica economica riguardanti i pi\'f9 gravi problemi di carattere, al tempo stesso, economico e civile: disoccupazione, Mezzogiorno, scuola e ricerca.
\par }\pard \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright {Oggi c\rquote \'e8 una situazione che alcuni giudicano paradossale: l\rquote andamento dell\rquote economia reale \'e8 favorevole; \'e8 l\rquote 
economia finanziaria che va male. Vediamo meglio.
\par }\pard\plain \s49\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Economia reale ed economia finanziaria
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Le esportazioni tirano, grazie alla ripresa internazionale ed alla svalutazione della lira, la bilancia commerciale \'e8
 decisamente attiva, la produzione industriale cresce ad un ritmo sostenuto e cresce il reddito. D\rquote altro lato, i capitali esteri
 se ne vanno, con effetti negativi sulla bilancia dei pagamenti e sulla lira, che perde colpi rispetto alle altre monete, specialmente rispetto al marco; al tempo stesso la Borsa va male e aumenta l\rquote interesse a breve e, ancor pi\'f9
, quello a lungo termine e sale il divario fra il nostro tasso e quello degli altri paesi industrializzati. Alcuni hanno detto che questa divaricazione fra economia reale ed economia finanziaria economicamente \'e8 priva di senso; si pu\'f2
 spiegare solo per l\rquote azione di qualche fattore del tutto anomalo, come per esempio un complotto, nazionale o internazionale. Non \'e8 cos\'ec. Non \'e8
 la prima volta che ha luogo una netta divergenza fra economia reale ed economia finanziaria. Un esempio rilevante si ebbe non molti anni fa negli Stati Uniti. Nell\rquote ottobre 1987 vi fu un crollo in Borsa \endash  del 30% in pochi giorni \endash 
 simile a quello che nel 1929 segn\'f2 l\rquote inizio della grande depressione, e numerosi economisti ritennero che stesse per aver luogo una nuova grande depressione. La depressione non ci fu e non
 ci fu neppure una recessione, che Guido Carli, fra gli altri, aveva giudicato probabile, e l\rquote economia reale continu\'f2 ad espandersi. La crisi finanziaria venne superata nel giro di tre mesi, grazie all\rquote 
intelligente politica del Sistema della riserva federale, che attraverso operazioni di mercato aperto iniett\'f2 dosi massicce di liquidit\'e0, controbilanciando una netta flessione della moneta bancaria, preludio di una flessione dell\rquote 
economia reale. La divergenza fra economia reale ed economia finanziaria ebbe dunque luogo, ma dur\'f2 poco; probabilmente, se la crisi finanziaria fosse durata pi\'f9
 a lungo, la stessa economia reale sarebbe stata coinvolta e forse travolta. In effetti, anche se non implicano sintonia di movimenti dei grandi aggregati, esistono nessi essenziali fra economia reale ed economia finanziaria, la quale non \'e8
 regolata da abili e diabolici speculatori (gli gnomi di Zurigo, nella pittoresca concezione un tempo diffusa a sinistra, che fa il paio con la teoria dei complotti, tuttora diffusa a destra), ma subisce spinte da mutevoli aspettative, condizionate, fra l
\rquote altro, dallo stato delle finanze pubbliche, dalle emissioni dei titoli pubblici, dai tassi dell\rquote interesse, dai cambi e dalla pressione inflazionistica. Le principali cinghie di trasmissione 
fra il settore finanziario e quello reale sono rappresentate dai tassi dell\rquote interesse e dai finanziamenti bancari e azionari alle imprese.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Dunque, da alcuni mesi nel nostro paese \'e8 in atto una divaricazione fra i due settori, la quale \'e8 imputabile a ragioni politiche. Pi\'f9
 precisamente, il grave ritardo nella presentazione della legge finanziaria, i gravi contrasti interni alla maggioranza e i conflitti sociali hanno scosso la fiducia degli operatori stranieri, inducendo molti investitori a lasciare il nost
ro paese. Come conseguenza di ci\'f2, il livello dei titoli pubblici a lungo termine (}{\i futures}{) che al principio della primavera era di 120 lire, \'e8 sceso al valore nominale di emissione, 100 lire; ci\'f2 significa che il tasso dell\rquote 
interesse a lungo termine, che era sceso di circa due punti, \'e8 risalito al livello di sei mesi fa e il differenziale fra i nostri tassi e quelli tedeschi \'e8 aumentato anche di pi\'f9
. Al tempo stesso, la quotazione del marco, che alcuni mesi fa era di 940-950 lire ora supera le 1020 lire; il dollaro \'e8 salito da 1500 a 1600 lire e pi\'f9. Il tasso a breve \'e8 aumentato \endash  \'e8
 stato aumentato di mezzo punto lo sconto ufficiale, soprattutto come segnale rivolto al mercato dei cambi \endash ; ed \'e8 aumentato di pi\'f9 il tasso a breve praticato dalle banche sui pre
stiti alle imprese. La preoccupazione maggiore riguarda il dollaro, che ora, in parte per ragioni interne, simili a quelle che hanno provocato l\rquote 
aumento del marco, e in parte per effetto del rialzo dello sconto negli Stati Uniti, ha mostrato una tendenza a salire: se l\rquote aumento si consolider\'e0 o, peggio, se proseguir\'e0, si aggrava il rischio di un\rquote 
inflazione importata, dato che noi paghiamo in dollari la maggior parte del petrolio e delle materie prime acquistate all\rquote estero.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {La legge finanziaria
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Il ritardo d
ella legge finanziaria ha decurtato i tempi di preparazione: solo tre settimane contro i tre mesi (o poco meno) dei tanto criticati governi presieduti prima da Amato e poi da Ciampi. Eppure non occorreva del genio per comprendere che, con l\rquote 
incubo del debito pubblico e l\rquote enorme deficit di bilancio, la preparazione e poi il varo della legge finanziaria dovevano avere la massima priorit\'e0
. E di fatti al principio di giugno Berlusconi aveva dichiarato, certo anche per consiglio del ministro del Tesoro Dini, che entro luglio sarebbe stata messa a punto la finanziaria. Il ritardo ha avuto gravi conseguenze, giacch\'e9 \'e8
 mancato il tempo per gli studi preliminari e per gli incontri con le parti sociali. O meglio: le pensioni erano state oggetto di uno studio approfon
dito da parte della Commissione presieduta da Onorato Castellino, un economista rigoroso e competente. Ma per giungere ad una legge equilibrata e ampiamente accettabile, il governo doveva considerare con lo stesso impegno e con la stessa seriet\'e0
 anche le altre due grandi aree di spesa: la sanit\'e0, dove si poteva fare un\rquote 
opera di disboscamento radicale, e i trasferimenti agli enti locali, problema su cui la Lega avrebbe potuto dare un importante contributo di razionalizzazione e di risparmio. Un tempo adeguat
o avrebbe consentito una serie di incontri con sindacati, industriali ed esponenti dell\rquote opposizione; avrebbe consentito anche un pi\'f9 sistematico dialogo all\rquote interno della maggioranza, gi\'e0 divisa da forti dissensi.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Il tempo non c\rquote \'e8 stato \endash  tre settimane sono poche assai \endash  e la legge finanziaria \'e8 nata male, giacch\'e9 solo il problema delle pensioni 
\'e8 stato studiato in modo adeguato, ma lo studio \'e8 stato segu\'ecto da rari incontri coi sindacati e con poche e, a quanto pare, tempestose riunioni interne al governo. \'c8 vero: la finanziaria \'e8
 squilibrata, nel senso che colpisce soprattutto i pensionati e i lavoratori dipendenti, ma io credo che questa \'e8 la conseguenza, non di un disegno preordinato, ma della dannata fretta. La questione della sanit\'e0 \'e8 stata sostanzialm
ente lasciata nelle mani di un solo ministro, che ha fatto quello che ha potuto \endash  i tagli sono stati abbastanza consistenti, \'e8 vero, ma potevano essere pi\'f9 razionali e molto pi\'f9
 incisivi, come appare anche dal fatto che le proteste dei sindacati hanno riguardato quasi soltanto le pensioni e assai poco la sanit\'e0 \endash 
. Con un tempo sufficiente a disposizione, tutto questo sarebbe risultato evidente e sarebbe risultato chiaro che consistenti risparmi potevano essere ottenuti anche prima della riforma, pur necessa
ria e urgente, delle finanze locali. La legge finanziaria richiede un tempo non breve giacch\'e9 presuppone tre fasi: quella dello studio, quella degli incontri tra governo e parti sociali e la fase dell\rquote approvazione in Parlamento.
\par Perch\'e9 dunque quel grave ritardo?
\par \'c8 stato detto: quel ritardo \'e8 imputabile quasi esclusivamente alla \ldblquote rissosit\'e0\rdblquote  interna alla maggioranza, che trova in Umberto Bossi il principale responsabile; Bossi non lascia lavorare Silvio Berlusconi: ecco il punto.
\par Non \'e8 cos\'ec. Bossi, \'e8 vero, perseguendo i suoi fini, ha dato gomitate ed ha spesso contestato in modo duro e becero Berlusconi e l\rquote 
altro alleato di governo, Fini. Ma se consideriamo una per una le contestazioni a Berlusconi ci rendiamo conto che tutte, in un modo o nell\rquote altro, rigu
ardano quelli che esponenti della Lega e non solo avversari politici hanno denunciato come interessi privati in atti di ufficio: le polemiche erano sguaiate, ma non prive di fondamento.
\par La verit\'e0 \'e8 che le polemiche e le risse hanno aggravato la crisi finanziaria, ma non l\rquote hanno creata; come l\rquote hanno aggravata, ma non creata, l\rquote incompetenza e l\rquote inesperienza di diversi ministri. All\rquote 
origine di tale crisi c\rquote \'e8 invece \endash  questo \'e8 veramente il punto \endash  il rovesciamento della scala di priorit\'e0 operato da Berlusconi per dedicarsi ad obiettivi niente affatto urgenti, anzi, alcuni in pieno contrasto con l\rquote 
interesse pubblico, anche se conformi agli interessi del gruppo Fininvest: Tv, Rai (con la brutale defenestrazione di un Consiglio di amministrazione, il cui programma 
non si volle neppure esaminare), il decreto salvaladri (pernicioso soprattutto per una norma obiettivamente vantaggiosa per i mafiosi). Non \'e8
 vero che Berlusconi non ha potuto lavorare: ha lavorato, eccome, ma pensando principalmente ai suoi interessi. Alle misure appena ricordate occorre aggiungere l\rquote 
abolizione della legge Merloni, introdotta per mettere un argine alle tangenti negli appalti, e gli assalti all\rquote autonomia della Banca d\rquote Italia compiuti da esponenti della maggioranza, mai richiamati all\rquote ordine
: attacchi fondati su una serie di pretesti, uno diverso dall\rquote altro. Nel quadro pi\'f9 recente entrano i conflitti coi magistrati di Mani pulite, conflitti che si sono delineati anche prima dell\rquote 
avviso di garanzia inviato a Berlusconi, magistrati un tempo el
ogiati e corteggiati politicamente (a Di Pietro era stato offerto un ministero) e poi maledetti e perseguitati e quasi insultati. (Occorre tuttavia osservare che le critiche ai magistrati di Milano, che pure hanno l\rquote 
attenuante della provocazione, non sono tutte infondate. C\rquote \'e8 da augurarsi che in futuro non offrano pi\'f9 pretesti a chi ha buoni motivi per detestarli e che adottino il duplice criterio, pi\'f9
 volte da loro enunciato ma non sempre applicato: misura e silenzio. In tutti i modi, i magistrati di Milano hanno meriti straordinari; \'e8 sconvolgente la recentissima notizia delle dimissioni del giudice Antonio Di Pietro.)
\par La crisi finanziaria in corso ha colpito numerosi risparmiatori. Negli ultimi otto mesi sono fuggiti dall\rquote Italia \endash  niente meno \endash  ben 60 mil
a miliardi di lire; nello stesso periodo in Borsa si registra una perdita di oltre 70 mila miliardi per la flessione dei corsi azionari, mentre l\rquote 
aumento dei tassi di interesse, a breve e a lungo termine, ha effetti negativi sul bilancio pubblico (ogni punto d\rquote interesse comporta un maggior onere di 15 mila miliardi) e sugli investimenti privati.
\par Al principio di dicembre il governo ha scongiurato all\rquote ultimo momento uno sciopero generale rinviando alcuni interventi qualificanti per le pensioni. In questo modo \'e8 stata salvata la pace sociale, e ci\'f2 \'e8 un bene; ma si \'e8
 aperta una nuova falla nei conti pubblici, che va ad aggiungersi al probabile maggior onere per interessi e alla probabile sovrastima di certe entrate e di certi risparmi di spesa. All\rquote origine de
llo squilibrio che ha condotto a far gravare sulle pensioni una quota troppo alta dei risparmi di spesa troviamo, di nuovo, quel rovesciamento della scala di priorit\'e0
 di cui ho detto e della conseguente maledetta fretta nel preparare la legge finanziaria. \'c8 bene ricordare che i sindacati avevano protestato contro le misure riguardanti le pensioni non perch\'e9 si opponevano alla riforma in s\'e9, ma perch\'e9
 volevano che la riforma fosse oggetto di un provvedimento specifico e perch\'e9 criticavano duramente il metodo: volevano, a mio parere giustamente,}{\expnd-7\expndtw-35  }{essere consultati in modo sistematico.Data l\rquote 
importanza della materia e degli interessi in gioco, ci\'f2 vale anche per i partiti di opposizione, quale che sia il governo.\'c8 anche bene ricordare che, sulle pensioni, il Pds 
ha preparato un progetto serio e rigoroso, che segna una vera e propria svolta rispetto alla linea prevalentemente assistenzialistica del passato: \'e8 un segnale importante, da non sottovalutare.
\par \'c8 stato detto e si continua a dire: ha vinto la destra, la sinistra ha perso. Magari fosse cos\'ec
. Io, che mi considero un laico di sinistra, pensavo da tempo che per un certo periodo un governo di destra poteva essere utile al paese per accelerare sia l\rquote opera di risanamento delle finanze pubbliche sia il processo di privatizzazioni \endash 
 due operazioni tipicamente \ldblquote di destra\rdblquote .Questo governo non ha fatto n\'e9 l\rquote una cosa n\'e9 l\rquote altra. La verit\'e0 \'e8 che il leader non \'e8 n\'e9 di destra n\'e9 di sinistra: \'e8
 interessato essenzialmente ai suoi affari. Questo comincia a diventar chiaro a un numero crescente di persone, anche fra i membri e fra i consiglieri del governo. L\rquote aumento del saggio dell\rquote 
interesse danneggia gli imprenditori, specialmente i piccoli, le perdite sulle azioni e sui titoli a medio e a lungo termine colpiscono i risparmiatori; se poi la pressione inflazionistica si aggraver\'e0 a causa dell\rquote 
aumento del dollaro, allora la schiera, gi\'e0 ampia, degli oppositori di questo governo crescer\'e0 con una velocit\'e0 travolgente.
\par Riflettendo sulle vicende degli ultimi mesi si deve concludere che il governo Berlusconi ha assunto connotati chiaramente sovversivi giacch\'e9 ha scatenato una sorta di guerriglia contro tutte le istituzioni che contano (se i successi appaiono limitati 
\'e8 solo perch\'e9 le resistenze sono state assai pi\'f9 forti del previsto). Ecco le istituzioni che sono state oggetto d\rquote attacco; l\rquote elenco \'e8
 impressionante: la Rai-Tv, il Consiglio superiore della magistratura (al principio), la magistratura, la Banca d\rquote Italia, i sindacati, i grandi giornali e lo stesso Presidente della Repubblica. Questa guerriglia istituzionale \'e8 gi\'e0
 costata al paese diverse decine di migliaia di miliardi di lire. 
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb397\sa198\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Le critiche al governo Berlusconi
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-220\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Spesso Berlusconi si lamenta, non solo di Bossi, ma anche di molti giornalisti e intellettuali, che alimentano polemiche dure e preconcette. \'c8 cos\'ec? 
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-220\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {
Io dico che le polemiche sono certamente dure, ma non sono preconcette. Salvo poche eccezioni, nei primi due mesi del governo le critiche erano poche e tutti, compresi molti politici dell\rquote opposizione, insistevano sull\rquote 
idea che bisognava mettere il governo alla prova. In seguito le critiche sono cresciute di numero e d\rquote intensit\'e0. La prova che stava fornendo il governo era, dapprima dubbia, poi sempre pi\'f9 chiaramente negativa. C\rquote 
era sempre la cupa ombra del conflitto d\rquote interessi; ma non c\rquote era solo quest\rquote ombra. Le critiche, sempre pi\'f9 diffuse, erano e sono pienamente meritate ed anzi, a causa dell\rquote 
insufficiente conoscenza di notizie e dati, che pur sono pubblici o si possono desumere agevolmente da varie pubblicazioni, le critiche sono molto meno dure di quanto dovrebbero essere.
\par Silvio Berlusconi ha dovuto ammettere di essersi iscritto alla P2, di cui aveva sentito parlare come di un\rquote associazione di persone che rappresentavano quanto di meglio c\rquote era in Italia. Sandro Pertini l\rquote aveva definita un\rquote 
\ldblquote associazione per delinquere\rdblquote . Chi aveva ragione? Della P2 facevano parte \endash  l\rquote abbiamo appreso poi, ma una persona accorta si sarebbe informato meglio in tempo utile \endash 
 personaggi come Poggiolini, Giudice, Lo Prete, oltre ad una serie di personaggi squallidi e anonimi, preoccupati solo della carriera e degli affari. Dov\rquote erano gli eccellenti? No, la P2 non era un\rquote \'e9
lite aristocratica, ma una pur ristretta cachistocrazia \endash  il potere dei peggiori.
\par }\pard \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright {Gi\'e0 prima dell\rquote avviso di garanzia a Silvio Berlusconi era noto a tutti che nella Fininvest gli indagati dalla giustizia penale erano diversi. Il personaggio che suscita le pi\'f9
 gravi preoccupazioni, per\'f2, \'e8 uno dei principali collaboratori di Berlusconi, Marcello Dell\rquote Utri, di cui ricordo solo due fatti. Il primo: una conversazione telefonica fra Dell\rquote 
Utri e un esponente di spicco di Cosa Nostra, riportata in un rapporto della Criminalpol e discussa in un\rquote intervista al giudice Borsellino, che \'e8 stata pubblicata da \ldblquote L\rquote Espresso\rdblquote  dell\rquote 8 aprile 1994. In
 quel rapporto si leggono notizie tremende; e non c\rquote \'e8 mai stata alcuna smentita. Di recente il Tribunale della Libert\'e0 ha respinto la richiesta della Procura di Milano di arrestare Dell\rquote Utri; ma non perch\'e9 presume la sua innocenza 
\endash  il Tribunale anzi ribadisce la presunzione di colpevolezza, soprattutto per fatture false \endash  bens\'ec per il fatto che non ravvisa pi\'f9 il pericolo d\rquote inquinamento delle prove o di fuga. Tuttavia, gli elementi pi\'f9
 gravi sono quelli che emergono da una biografia di Berlusconi cui nei mesi scorsi ho fatto riferimento in diversi articoli definendola agghiacciante; e l\rquote 
ho definita agghiacciante per quello che in essa si legge e per il fatto che i due autori, Mario Guarino e Giovanni Ruggeri, sono stati assolti nei tre gradi di giudizio da
lla querela per diffamazione. Quello che vi si legge a me ha fatto accapponare la pelle; fra l\rquote altro, apprendiamo che Berlusconi, attraverso un suo prestanome, riconosciuto tale in giudizio, ha partecipato ad una societ\'e0
 in cui troviamo Flavio Carboni, Domenico Balducci, usuraio della cosca di Pippo Cal\'f2, e Danilo Abbruciati, gi\'e0 capo della banda della Magliana. Da parte sua, Vito Ciancimino \'e8 entrato pi\'f9 volte in non occasionali rapporti d\rquote 
affari con Marcello Dell\rquote Utri attraverso il costruttore Francesco Rapisarda.
\par In generale, il clima che si \'e8 creato desta gravi preoccupazioni. Luciano Violante, in un recente libro (}{\i Non \'e8 la piovra. Dodici tesi sulla mafia italiana}{, Einaudi), ricorda il tentativo del governo di cancellare l\rquote articolo 41 bis dell
\rquote ordinamento penitenziario, che prevede il carcere duro per i mafiosi. Violante ricorda anche che il tentativo fall\'ec; pur tuttavia dopo quel fallimento si assiste a tentativi di svuotare la norma per via amministrativa. \ldblquote 
Le magistrature di sorveglianza revocano molte attribuzioni a regime previste dall\rquote articolo 41 bis di imputati e condannati per gravi delitti di mafia: si \'e8
 passati dai 733 detenuti sottoposti a questo regime del maggio 1994 ai 445 del settembre successivo\rdblquote . Sono notizie estremamente preoccupanti; neanche queste sono state smentite.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Obiezioni ad una interpretazione moralistica
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Diversi amici hanno mosso obiezioni alle mie critiche che uno di loro ha definito moralistiche. Ecco le obiezioni pi\'f9 precise.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi-255\li255\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\tx255\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {1.\tab Non \'e8 compito nostro, ma dell\rquote autorit\'e0 giudiziaria, approfondire quegli addebiti: a ciascuno il suo mestiere.
\par 2.\tab In tutti i paesi troviamo corruzione e azioni gravemente censurabili, a volte perseguibili penalmente, di non pochi leader politici. In Italia \'e8 sempre stato cos\'ec: il gruppo politico che ha governato l\rquote 
Italia per decenni non era migliore del gruppo attuale, come Tangentopoli ha dimostrato.
\par 3.\tab \'c8
 vero: diversi personaggi della Fininvest risultano indagati per corruzione o per concussione, fra cui ora troviamo anche il capo; ma bisogna riconoscere che quello era divenuto un sistema generalizzato e quindi la Fininvest non poteva non essere coin
volta, come ha ammesso lo stesso Berlusconi. 
\par 4.\tab Morale e politica non coincidono e possono entrare addirittura in conflitto. Perch\'e9 scandalizzarsi o addirittura indignarsi? Del resto, dobbiamo riconoscere che esiste una necessaria divisione del lavoro: oggi Berlusconi \'e8
 un politico e come tale va giudicato. La morale non c\rquote entra.
\par }\pard \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright {Rispondo.
\par }\pard \s42\qj\fi-255\li255\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\tx255\adjustright {1.\tab \'c8 vero, non \'e8 compito nostro indagare sulle malefatte dei politici. Ma non possiamo ignorare i risultati delle indagini gi\'e0
 svolte e dei processi, come quelli intentati a Guarino e a Ruggeri. In quanto cittadini, non in quanto giudici, dobbiamo formarci un giudizio preciso sui politici che operano al vertice delle istituzioni. Ci\'f2
 accade in tutti i paesi che pretendono di essere civili, giacch\'e9 si tratta di una questione di civilt\'e0 e non solo di codice penale; si tratta di chiarire a noi stessi quale tipo di societ\'e0 intendiamo lasciare ai nostri figli. Penso che t
utti, laici o cattolici, dobbiamo reagire al processo di assuefazione al malaffare se vogliamo evitare che il nostro paese si trasformi in modo irreversibile in un\rquote immensa palude melmosa, un processo che \'e8 in atto e che non pu\'f2
 essere occultato neppure se i convegni su \ldblquote etica ed economia\rdblquote  e su \ldblquote etica e politica\rdblquote  da mensili, quali ora sono, diventano settimanali.
\par 2.\tab \'c8 vero che in tutti i paesi troviamo politici che compiono ribalderie di vario genere. Ma il problema non \'e8 di stabilire se da noi le cose vanno meglio o peggio \endash  mi pare pi\'f9 che evidente che oggi vanno peggio, soprattutto perch\'e9
 ha avuto luogo quel processo di mitridatizzazione cui alludevo poco fa e nel complesso le reazioni sono inadeguate \endash . Il problema \'e8: che fanno i \ldblquote giusti\rdblquote ? Si oppongono o,
 per quieto vivere, tirano a campare? Solo se si oppongono attivamente possiamo nutrire speranze di miglioramento civile del nostro paese: il movimento e la sua direzione contano assai pi\'f9
 della situazione osservabile in un dato momento. Avere in Italia al governo politici dalla moralit\'e0 molto dubbia non \'e8 una fatalit\'e0: nel passato abbiamo avuto pi\'f9 volte governi decisamente civili \endash  l\rquote esempio pi\'f9 recente \'e8
 costituito dal governo Ciampi.
\par 3.\tab Se quello delle tangenti era un sistema in cui era coinvolta anche la Fininvest, allora perch\'e9 Berlusconi \'e8 entrato in politica? L\rquote unica risposta \'e8
: se entrava in politica correva dei rischi, ma se ne restava fuori correva rischi anche maggiori: non disponendo pi\'f9 di protettori politici, doveva difendersi da solo per salvare se stesso e, per usare un\rquote 
espressione di Giovanni Verga, per salvare \ldblquote la roba\rdblquote . Bisogna ammettere che il quadro \'e8 assai deprimente.
\par 4.\tab Quanto alla contrapposizione fra morale e politica, ho gi\'e0 ricordato che il mio punto di vista sul machiavellismo coincide con quello di Adamo Smith. Sono crollate le ideologie: non sarebbe bene riflettere sugli ideali?
\par }\pard \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright {Dopo i primi due mesi, durante i quali il giudizio sul governo \'e8 stato di favorevole attesa anche da parte di molti oppositori, la credibilit\'e0 di Berlusconi \'e8
 andata declinando. Credo che l\rquote indice pi\'f9 significativo sia dato dall\rquote andamento dei buoni del tesoro a lungo termine o, se si preferisce, della quotazione del marco. Di recente, dopo l\rquote avviso di garanzia, pare che la credibilit
\'e0 sia precipitata, ma era ulteriormente declinata gi\'e0 prima, come mostrano i risultati delle recenti elezioni amministrative. A questo declino hanno decisamente contribuito non solo le misure d\rquote 
interesse chiaramente aziendale e le gravi difficolt\'e0 finanziarie, che hanno proc
urato perdite cospicue a molti risparmiatori, ma anche le due solenni promesse fatte durante la campagna elettorale e non mantenute: la riduzione delle imposte, da realizzare unificando le aliquote Irpef al 30%, e la creazione di un milione di posti di la
voro da ottenere in tempi ragionevolmenti brevi. Queste promesse sono state disattese e la gente si \'e8 sentita gabbata. \'c8 vero che la promessa fiscale era stata \ldblquote corretta\rdblquote  poco prima delle elezioni. Ma oramai l\rquote 
inganno era stato compiuto e l\rquote effetto era stat
o raggiunto. Anche la martellante propaganda delle reti televisive controllate dalla Fininvest ha contribuito a spingere molti elettori a votare per il movimento Forza Italia: la teledipendenza denunciata da Norberto Bobbio ha giocato la sua parte, almeno
 immediatamente. In breve, c\rquote \'e8 stato un abuso della credulit\'e0 popolare che, quando \'e8 doloso, configura un reato perseguito dal codice penale.
\par Via via che la gente si rende conto di essere stata gabbata, si ricrede. Cosicch\'e9 il richiamo ai risultati delle elezioni di marzo e poi delle elezioni europee fatto da Berlusconi per legittimare il suo rifiuto di dimettersi nonostante l\rquote 
avviso di garanzia \'e8, oramai, fuori luogo.
\par Si dice che l\rquote Italia \'e8 un laboratorio politico. Credo che sia cos\'ec. Ma pi\'f9 per gli esperimenti peggiori che per quelli da assumere come modello. I gravi costi economici e non economici che abbiamo sopportato (e purtroppo la storia non \'e8
 finita) costituiscono una prova empirica degli effetti disastrosi del tanto discusso conflitto d\rquote interessi. L\rquote unica via di uscita oramai \'e8 che Berlusconi si dimetta nel pi\'f9 breve tempo possibile, nell\rquote 
interesse del paese e, se dobbiamo credere a quanto afferma, della sua salute. 
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Un\rquote obiezione politica
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Amici di centro e di sinistra hanno mosso al mio modo di ra
gionare, oltre la critica che ho chiamato moralistica, una critica politica: guarda che se Berlusconi cade, gli elettori di Forza Italia si riversano su Fini, che \'e8 un fascista, sia pure molto abile, anche nel mimetizzarsi. \'c8
 vero che i suoi seguaci sono relativamente puliti, anche perch\'e9 di regola sono rimasti fuori dal potere, almeno dal potere centrale; ma sono pur sempre gli eredi di Mussolini.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Questa argomentazione mi convince solo in parte. Se riconosciamo che il fascismo sorse principalmente come reazione al bolscevismo, che incuteva orrore e paura 
\endash  per ragioni morali e culturali pi\'f9 che economiche \endash  ad un gran numero di persone, fra cui, almeno in un primo tempo, alcuni grandi intellettuali, allora non possiamo non essere comprensivi. Certo, il ca
lcolo degli avversari del boscevismo nel lungo periodo \'e8 fallito miseramente: volevano l\rquote ordine e la salvaguardia dei valori tradizionali, e si sono trovati con un regime che ha soppresso la libert\'e0, si \'e8 alleato con Hitler \endash 
 del resto, inizialmente allievo di Mussolini \endash  ed ha poi portato l\rquote intero paese alla rovina, non solo per la moltitudine di morti e non solo nelle strutture materiali ed economiche, ma anche e ancora di pi\'f9 per la }{\i d\'e9bacle}{
 morale.Il punto \'e8 che eravamo manifestamente impreparati alla guerra e la disfatta, nonostante l\rquote eroismo di molti, nel suo significato politico complessivo \'e8 stata ignominiosa \endash  \'e8 il termine da usare giacch\'e9
 il dittatore aveva preparato il paese con dichiarazioni impastate di bolsa retorica, come quella degli otto milioni di baionette, e aveva gettato il paese nell\rquote 
inferno di una guerra totale ben sapendo (anche a me, ragazzo, appariva evidente) che la preparazione militare era assolutamente inadeguata: l\rquote uomo voleva approfittare delle vittorie del potente alleato. Perci\'f2, la salvaguardia dei valori si 
\'e8 tradotta nel suo contrario \endash  ci\'f2 che illustra ottimamente sia il fatto che la paura \'e8 una pessima consigliera sia l\rquote idea che non \'e8 per moralismo che dobbiamo seguire la regola di Giovenale.
\par In ogni modo, accetto solo limitatamente quell\rquote argomentazione e sono pronto a riconoscere che Fini ha compiuto un notevole progresso per lasciare dietro di s\'e9 il fascismo. Il progresso \'e8 degno di nota, ma \'e8 ben lungi dall\rquote 
essere completo. Segni recenti di un tale ritardo sono costitui
ti dalla grave resistenza al processo di privatizzazioni, visto oramai con favore anche a sinistra, non tanto per motivi economici o finanziari quanto per porre un freno alla corruzione ed agli abusi dei politici al potere. La resistenza dei ministri di A
lleanza nazionale ha fatto segnare il passo a quel processo, in contrasto con la politica di Ciampi, tanto criticato da Alleanza nazionale. Per di pi\'f9, personaggi di spicco di questo partito si sono distinti negli attacchi all\rquote 
autonomia della Banca d\rquote Italia, un\rquote azione che si ricollega a quella di un magistrato dichiaratamente missino e che si concret\'f2 principalmente in una vergognosa persecuzione di Paolo Baffi, uomo civile e integerrimo. Infine, un\rquote 
esponente del movimento ha dichiarato che occorre un organismo di controllo per i giornali e i giornalisti che usano male la libert\'e0 di stampa; in sintonia con questo punto di vista, il capo dell\rquote attuale governo si \'e8
 spinto fino ad auspicare una legge speciale per la stampa, che ponga fine alle \ldblquote distorsioni\rdblquote . (Di fronte a tutto ci\'f2, le formule \ldblquote Polo della libert\'e0\rdblquote  e \ldblquote Buon governo\rdblquote 
 suonano come una macabra irrisione.)
\par Sono segni o segnali molto preoccupanti, che hanno contribuito a danneggiare l\rquote immagine politica dell\rquote Italia all\rquote estero e la credibilit\'e0 del nostro pa
ese nei mercati finanziari internazionali e che denunciano una tendenza veterostatalista e centralista tipica della fase finale del fascismo. Per di pi\'f9
, nel movimento creato da Fini si nota pur sempre un cospicuo numero di personaggi quanto mai equivoci. E il capo, parole a parte, ha sempre mostrato un\rquote 
evidente simpatia per i dittatori, per i violenti e per i razzisti. Le mie obiezioni a questo movimento restano dunque molto gravi. A parte tali obiezioni, o forse anche per queste (molti le condividono), ne
go che possa aver luogo un travaso completo o quasi completo di voti da Forza Italia ad Alleanza nazionale.Le recenti elezioni amministrative, se pure circoscritte ad una quota minoritaria dell\rquote elettorato, indicano che il travaso c\rquote \'e8
 stato, ma, nell\rquote aggregato, \'e8 stato modestissimo: hanno guadagnato di pi\'f9
 quasi tutti gli altri gruppi. Certo, la sinistra e il centro possono ingrandirsi in misura significativa a spese di entrambi quei movimenti a condizione di pervenire ad una base programmatica comune e ad una concordia di intenti che ancora non c\rquote 
\'e8, ma che oggi non sembra troppo lontana.
\par }\pard\plain \s55\qj\fi227\sb510\sl-184\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs16\cf1\cgrid {\up4 1 }{Il lettore tenga presente che questo capitolo \'e8
 stato scritto quando Berlusconi era ancora Presidente del Consiglio (nota aggiunta nel febbraio 1995).
\par }\pard\plain \s47\qc\sa2381\sl-280\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \caps\f25\cf1\cgrid {\page 4.\line LA RIFORMA DELLO STATO SOCIALE
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa198\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Insegnamenti utili per il futuro
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-220\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Dopo i risultati delle elezioni amministrative e l\rquote 
avviso di garanzia a Silvio Berlusconi, oggi (principio di dicembre 1994), il governo in carica si dibatte in gravi difficolt\'e0. Non \'e8 possibile prevedere
 quali saranno i prossimi svolgimenti, anche se dobbiamo essere ben consapevoli che Berlusconi non \'e8 un politico normale e che non se ne andr\'e0
 senza aver compiuto tutti i possibili tentativi e accettato tutti i possibili compromessi per restare al potere. Nel precedente capitolo mi sono soffermato sul governo Berlusconi perch\'e9
 credo che da questa infelice esperienza si possono ricavare importanti insegnamenti per il futuro, principalmente due.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-220\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Primo insegnamento. Quello del conflitto d\rquote interessi non \'e8 un problema soltanto etico: \'e8
 un problema di grande rilevanza economica e politica. Per il futuro occorrer\'e0 risolvere seriamente questo problema, per esempio, fissando delle incompatibilit\'e0 assolute e introducendo un vero }{\i blind trust}{ \endash 
 quello proposto dalla Commissione non era neppure un }{\i myopic trust}{.
\par }\pard \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright {Secondo insegnamento. Il debito pubblico ha raggiunto dimensioni gigantesche e il deficit di bilancio, in assenza d\rquote 
interventi chirurgici, tende a crescere sia per la lievitazione automatica di certe spese, sia perch\'e9, essendo finanziato con titoli, cresce solo per questo motivo l\rquote 
onere per interessi. Per bloccare questa spirale infernale, dobbiamo dare tagli molto incisivi specialmente alle spese maggiori che crescono automaticamente. E poich\'e9 il grosso di tali spese si riferiscono alla previdenza, all\rquote 
assistenza e alla sanit\'e0, dobbiamo renderci ben conto che la preparazione della legge finanziaria \endash  ed oramai mi riferisco alla prossima legge \endash  investe, niente meno, l\rquote intera riforma dello stato sociale. Ed \'e8 su qu
esto fondamentale problema che intendo soffermarmi in questo capitolo.
\par Oramai, il debito pubblico e il relativo onere per interessi sono diventati una pesantissima palla al piede per la nostra politica economica: le spese d\rquote 
investimento sono le prime a soffrirne e difatti, in termini reali, dal 1990 al 1993 sono diminuite del 16%, e quest\rquote anno la diminuzione risulter\'e0 ancora pi\'f9 accentuata. Non si pu\'f2
 predisporre alcuna vigorosa politica tendente alla crescita dell\rquote occupazione ed allo sviluppo del Mezzogio
rno senza ridurre drasticamente il deficit pubblico che alimenta il debito. Oramai sia dentro che fuori del governo si pensa che una manovra addizionale sia indispensabile in tempi brevi, anche ricorrendo ad aggravi fiscali, in pieno contrasto con le prom
esse elettorali.
\par Ma se vogliamo alleggerire drasticamente la paralizzante palla al piede del debito pubblico, per la legge finanziaria relativa al 1996 dobbiamo prepararci ad un taglio anche superiore a quello compiuto dal governo Amato, che fu di ben 90 m
ila miliardi: e dobbiamo prepararci, io credo, ad un taglio dell\rquote ordine di 100 mila miliardi e forse pi\'f9. 
\par Certo, si pu\'f2 operare non solo sulle spese, ma anche sulle entrate tributarie, sia intensificando la lotta all\rquote evasione sia introducendo un\rquote addizionale Irpef. Pi\'f9 volte ho proposto d\rquote inviare \ldblquote commandos\rdblquote 
 di esperti nei paesi in cui il fisco funziona per imitare creativamente, nei metodi pratici, e, se occorre, anche in certe norme, quel che conviene imitare. Ma una tale azione, che comunque va fatta, non pu\'f2
 avere effetti rapidi. Nel passato avevo anche suggerito d\rquote introdurre un\rquote addizionale Irpef, una misura che ha il vantaggio di far pagare soprattutto i redditieri pi\'f9
 abbienti e di non avere effetti di tipo inflazionistico, ma ha lo svantaggio di colpire principalmente i lavoratori dipendenti e i redditieri pi\'f9 onesti. Non mi pare che oggi sia rilevante l\rquote obiezione che mi fu rivolta due anni fa, che cio\'e8
 un inasprimento fiscale poteva indebolire la domanda di beni di consumo, con ripercussioni negative sulla congiuntura economica, che allora era molto insoddisfacente. Tutto considerato, per\'f2, il contributo principale alla riduzione del deficit non pu
\'f2 provenire che da risparmi ottenibili con la realizzazione di tagli delle principali categorie di spese sociali. \'c8
 qui che si pone il problema di una riforma dello stato sociale, che sia radicale e che sia concepita in modo unitario. Imporre con la forza una tale riforma non \'e8 possibile, come esperienze antiche e recenti hanno confermato. Pu\'f2 essere attuata 
col consenso delle parti sociali. Ma per ottenere risultati adeguati servono a poco le intese parziali; occorre invece un patto organico con le parti sociali \endash 
 sindacati (di sinistra, di centro e di destra), associazioni degli imprenditori, grandi e piccoli, ed altre associazioni di categoria.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Tre grandi aree di spesa
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Ai tagli di trasferimenti riguardanti le spese sociali conviene aggiungere tagli riguardanti i trasferimenti agli enti locali. Per avere solo un\rquote 
idea di larga massima delle dimensioni finanziarie per i diversi trasferimenti nel 1993 (si tratta di cifre tonde, in migliaia di miliardi): previdenza 260, assistenza 30, sanit\'e0
 90; in totale, 380 mila miliardi, mentre i trasferimenti agli enti locali, al netto delle spese sanitarie, ascendono a 80 mila miliardi.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Si pone un importante quesito: come possono tagli molto rilevanti consentire la sopravvivenza stessa dello stato sociale?
\par In via di principio, la risposta non \'e8 ardua: lo stato sociale non va demolito, va trasformato e reso pi\'f9 snello e pi\'f9 robusto proprio per salvare la sua funzione principale, che \'e8 quella di sostenere ed aiutare i pi\'f9 deboli. Pu\'f2
 apparire come un\rquote azione di pura e semplice solidariet\'e0 in s\'e9 apprezzabile ma non rilevante dal punto di vista economico o da quello sociale. Non \'e8 cos\'ec. La prestazione, a spese della collettivit\'e0
, dei servizi sanitari ai non abbienti, a lungo andare, tenendo in vita e in salute persone che in questo modo possono accudire figli molto piccoli, tende a ridurre la microcriminalit\'e0; inoltre, le person
e che altrimenti sarebbero morte o diventate invalide nel corso del tempo possono dare il loro contributo allo sviluppo economico e, alcune, allo sviluppo culturale della societ\'e0. Considerazioni analoghe valgono per le pensioni, dove pesa molto di pi
\'f9 la questione dei diritti acquisiti. Tutto questo, per\'f2, significa che lo stato sociale va salvato anzi rafforzato per la fascia bassa dei redditieri; la fascia dei redditieri medi pu\'f2
 essere aiutata con incentivi fiscali e quella dei maggiori redditieri neanche in tal modo: in queste due fasce possono avere un ruolo importante le mutue e le assicurazioni.
\par Questo criterio, che nella sua formulazione essenziale appare ovvio e che io avevo prospettato in modo articolato dieci anni fa, \'e8 stato via via tenuto presente nei diversi tentativi di effettuare risparmi sulle spese sociali. Si tratta, per\'f2
, di non procedere attraverso interventi frammentari: si tratta di por mano a una riforma organica, preparata adeguatamente.
\par \'c8 stato affermato che nelle recenti vicende \'e8 emerso  che n\'e9 i partiti di opposizione n\'e9 i sindacati avevano progetti alternativi. Io dico che pu\'f2
 essere fatta una critica opposta: i partiti di opposizione e i sindacati di progetti ne avevano fin troppi; \'e8 mancato un progetto unitario, ben definito 
nelle linee essenziali, anche se non troppo dettagliato. Penso che i diversi partiti e i sindacati, sia di destra che di sinistra, dovrebbero accordarsi per cominciare a delineare un progetto unitario di riforma dello stato sociale. Forse il Consiglio del
l\rquote economia e del lavoro potrebbe essere l\rquote organismo adatto per coordinare un tale lavoro. Ma un progetto operativo pu\'f2 essere predisposto solo dal potere politico e, in particolare, del governo. Io mi auguro che Berlusconi, che ormai \'e8
 diventato un ostacolo al miglioramento della situazione economica e politica, venga messo da parte e si pervenga a un nuovo governo, sia pure dichiaratamente provvisorio, che ponga, fra le sue priorit\'e0
, la riforma istituzionale e quella delle autonomie locali e che avvii immedi
atamente la preparazione della legge finanziaria per il 1996. In una tale prospettiva, converrebbe ricostituire subito la Commissione di studi presieduta da Castellino per rendere pi\'f9
 razionale, per il futuro, la riforma delle pensioni; e converrebbe creare altre due Commissioni: per la sanit\'e0 e per i trasferimenti agli enti locali o, pi\'f9 ampiamente, per la riforma delle finanze locali. Gi\'e0
 esistono, in Parlamento, Commissioni che si occupano di questi problemi. Occorrono per\'f2, a fianco e a sostegno di ques
te, Commissioni di studio che non facciano altro lavoro e che siano composte da specialisti. Appena pronte le relazioni preliminari delle tre Commissioni bisognerebbe avviare le discussioni con le parti sociali, con le associazioni di categoria e con le p
arti politiche che sono fuori dal governo, quale che esso sia, riconoscendo che la riforma dello stato sociale rappresenta oramai un\rquote emergenza nazionale.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {La posizione dei sindacati
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Mi \'e8 stato obiettato: \'e8 ingenuo attendersi che i sindacati siano pronti a 
collaborare a misure che comportino tagli incisivi delle spese sociali; potranno dare il loro consenso solo a tagli marginali: la difesa dello }{\i status}{\ulw  }{\i quo}{ per i sindacati e, in particolare, per i sindacati di sinistra \'e8 pressoch\'e9
 un riflesso condizionato. La prova \'e8 data dalla durissima resistenza ai risparmi, attuali e futuri, connessi con la riforma delle pensioni, una resistenza che ha indotto il governo, per preservare la pace sociale, a rinviare tale riforma.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Io contesto questo punto di vista. L\rquote opposizione \'e8
 stata condizionata dalla fretta e quindi dalla scarsezza di incontri col governo, dalle conseguenti decisioni, largamente unilaterali, e dall\rquote insufficiente considerazione delle altre aree di spesa. A mio giudizio, la dura opposizione va messa in r
elazione anche col deterioramento dell\rquote immagine di Berlusconi: non solo coloro che operano nei mercati finanziari interni e internazionali, ma anche i lavoratori \endash  numerosissimi lavoratori \endash 
 modificano la loro condotta sulla base del giudizio che si formano del governo in virt\'f9 dell\rquote 
evidenza empirica. In effetti, le due leggi finanziarie, quella preparata da Amato e quella di Ciampi, provocarono manifestazioni di protesta e scioperi di gran lunga meno vigorosi ed estesi di quelli attuali. Ma c\rquote \'e8 un altro mo
tivo per cui non si pu\'f2 dar ragione agli scettici. Al tempo del primo accordo sul costo del lavoro del 1992 pochi pensavano che i sindacati avrebbero rinunciato a qualsiasi forma di scala mobile. Eppure questo \'e8
 accaduto: merito del governo Amato che seppe portare avanti gradualmente gli elementi dell\rquote accordo; merito dei sindacati \endash  la Cgil dovette affrontare una grave lacerazione interna \endash 
 e delle associazioni degli imprenditori, che fecero diverse concessioni.
\par Sempre nel 1992 Amato aveva elaborato, attribuendo deleghe al governo approvate poi dal Parlamento, alcuni capisaldi delle riforme delle pensioni e della sanit\'e0
, su cui i sindacati si erano espressi favorevolmente; un anno dopo il governo Ciampi aveva decisamente esteso l\rquote accordo sul costo del lavoro
, includendo anche misure, rimaste poi inattuate, sulle scuole professionali, sulla ricerca ed altre; gli effetti dei due accordi sono stati chiaramente positivi, in primo luogo, sull\rquote inflazione, e poi, in modo indiretto, sul deficit pubblico.

\par Se poi si riconosce che gli obiettivi da perseguire con le assai pi\'f9 ampie possibilit\'e0 aperte dai tagli sono social}{\expnd1\expndtw5 mente rilevanti \endash  ne parler\'f2 nei due capitoli che seguono }{\endash  allora n\'e9 i sindacati, n\'e9
 i partiti di sinistra e di centro, n\'e9 i partiti classificabili nell\rquote area di destra faranno un\rquote opposizione a oltranza. 
\par }\pard\plain \s47\qc\sa2381\sl-280\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \caps\f25\cf1\cgrid {\page 5.\line UNA POLITICA PER ACCELERARE\line LA CRESCITA DELL\rquote OCCUPAZIONE \line E LO SVILUPPO CIVILE \line DEL MEZZOGIORNO
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {La crescita dell\rquote occupazione
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {La riforma, che dovrebbe rendere pi\'f9
 vigoroso lo stato sociale soprattutto per la fascia meno abbiente della popolazione, dovrebbe, al tempo stesso, comportare minori spese e liberare risorse adeguate per finanziare un programma con tre grandi obiettivi, 
fra loro strettamente interconnessi: occupazione, Mezzogiorno, scuola e ricerca. Dell\rquote occupazione e del Mezzogiorno parler\'f2 brevemente in questo capitolo; ai problemi della scuola e della ricerca accenner\'f2 nel capitolo successivo, che \'e8
 anche l\rquote ultimo.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Tre sono le interpretazioni analitiche della disoccupazione: l\rquote 
interpretazione dei liberisti, quella keynesiana e quella degli economisti che, in mancanza di un termine pi\'f9 preciso, chiamer\'f2 post-keynesiani; corrispondentemente, tre sono le strategie di politica economica, anche se \'e8
 bene avvertire subito che fra le tre correnti di pensiero non c\rquote \'e8 pi\'f9 quella contrapposizione che si poteva osservare fino a qualche anno fa.
\par Per i liberisti, la disoccupazione si combatte rendendo i salari pi\'f9 flessibili verso il basso, ci\'f2
 che si ottiene riducendo drasticamente quegli interventi esterni al mercato introdotti dallo Stato e dai sindacati, che spingono i salari su livelli pi\'f9 al
ti di quelli che il mercato determinerebbe. I liberisti raccomandano la drastica riduzione dei vincoli che ostacolano la mobilit\'e0 da un\rquote attivit\'e0 ad un\rquote altra e da un\rquote impresa ad un\rquote altra e, pi\'f9
 in generale, la flessibilit\'e0 nel mercato del lavoro.
\par Per i keynesiani, \'e8 raccomandabile, nel breve periodo, ridurre il tasso dell\rquote interesse, espandere le spese pubbliche, produttive e improduttive, da finanziare con emissione di titoli; con riferimento al lungo periodo, raccomandano d\rquote 
introdurre tributi, per redistribuire i redditi ed accrescere cos\'ec la propensione al consumo, e di attuare un \ldblquote controllo sociale degli investimenti\rdblquote .
\par Fra i post-keynesiani, le posizioni sono diverse.
\par Questo non \'e8 il luogo per approfondire i problemi appena accennati. Mi limito ad osservare che il difetto dei liberisti sta in ci\'f2, che essi trascurano il fatto che i salari non sono solo costi, sono anche redditi, talch\'e9
 una loro riduzione frena la domanda di beni di consumo. Inoltre, i liberisti si riferiscono a livelli \ldblquote troppo alti\rdblquote  dei salari, mentre le difficolt\'e0 dipendono dal fatto che non di rado i salari crescono pi\'f9 della produttivit\'e0
, comprimendo progressivamente i margini di profitto e, al tempo stesso, determinando o accentuando l\rquote aumento dei prezzi. Invece, sulla convenienza di accrescere la flessibilit\'e0 nel mercato del lavoro sono ormai d\rquote 
accordo tutti gli economisti, liberisti e non liberisti, ma alcuni, ed io fra questi, sostengono che, se \'e8 vero che una flessibilit\'e0 troppo limitata \'e8 dannosa sotto l\rquote aspetto economico, lo \'e8 anche una flessibilit\'e0 \ldblquote 
eccessiva\rdblquote  (ho cercato di spiegare questa nozione in un saggio di carattere teorico).
\par Quanto alle altre raccomandazioni, tutti gli economisti sono d\rquote accordo sulla convenienza di ridurre il tasso dell\rquote interesse, anche se ci sono differenze nel valutare le condizioni che debbono verificarsi affinch\'e9
 una tale riduzione possa essere attuata senza creare guai.
\par Mentre oggi neppure i keynesiani pi\'f9
 convinti sono disposti a sottoscrivere la raccomandazione di espandere ogni tipo di spesa pubblica, sono numerosi gli economisti che raccomandano investimenti pubblici produttivi o innovativi alla condizione, alcuni aggiungono, di compensare le maggiori
 spese volte a questi fini con risparmi di altre spese pubbliche.
\par Fra le linee di politica economica raccomandate dai post-keynesiani, oltre quelle ricordate poco fa, su cui concordano tutti gli economisti, ricordo la raccomandazione di ridurre gli orari di lavoro, di organizzare lavori socialmente utili e di promuovere
 la creazione di nuove imprese. Esprimer\'f2 brevissimi commenti sulla prima e la seconda linea di politica economica, per concentrarmi sulla terza linea \endash  creazione di nuove imprese \endash  che ritengo la pi\'f9 importante e la pi\'f9
 feconda di tutte.
\par Io credo che nel breve periodo la riduzione degli orari promossa dai sindacati e dallo Stato possa essere pi\'f9 una misura difensiva, per contenere l\rquote aumento della disoccupazione in certe industrie, che un modo capace di far crescere l\rquote 
occupazione. Nel lungo periodo la riduzione delle ore pu\'f2 contenere su un pi\'f9 largo fronte la crescita della disoccupazione; ma bisogna essere ben consapevoli che questa via, la quale pu\'f2 essere percorsa in vari modi, \'e8 assai ac
cidentata. Volendo introdurre una nota ironica in una problematica peraltro molto seria, possiamo dire che, in generale, sulla via della riduzione degli orari gli impiegati pubblici sono dei pionieri formidabili!
\par \'c8 certo raccomandabile la proposta, ripetutamente avanzata in forme diverse da diversi economisti, di organizzare un \ldblquote esercito di lavoro\rdblquote  per servizi d\rquote 
interesse sociale, non solo in patria (soprattutto per affrontare i problemi dell\rquote ambiente), ma anche per contribuire alla creazione di nuove attivit\'e0
 produttive nei paesi del Terzo mondo. Tuttavia, per non andare incontro a delusioni, occorre non sottovalutare n\'e9 i problemi finanziari n\'e9 i gravi problemi organizzativi che la proposta di lavori socialmente utili comporta.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {La creazione di nuove imprese 
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {In generale, nelle condizioni attuali, nelle quali, diversamente da quanto accadeva al tempo di Keynes, normalmente un\rquote estesa disoccupazione non si associa ad un
\rquote ampia capacit\'e0 inutilizzata, il problema non \'e8 quello di riattivare una domanda aggregata caduta da alti livelli precedenti: il problema fondamentale \'e8 quello di allargare la capacit\'e0 produttiva, non solo e non tanto attraverso l
\rquote espansione delle imprese esistenti, quanto attraverso la creazione di nuove imprese specialmente nell\rquote industria, e, ancora di pi\'f9, nei servizi.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Considerando la crescente differenziazione del mercato del lavoro e la crescente importanza delle innovazioni di specializzazione, occorre accelerare l\rquote 
aumento dei livelli di istruzione e di formazione dei lavoratori, sia rif
ormando il sistema scolastico, sia stimolando la crescita delle occasioni di impieghi qualificati attraverso la creazione di imprese capaci di usare nuove tecnologie e, addirittura, capaci di promuoverle. E poich\'e9
 uno dei due punti deboli delle piccole imprese sta nella capacit\'e0 di innovare e di applicare nuove tecnologie (l\rquote altro \'e8 costituito dalla capacit\'e0 di esportare), \'e8 necessario che l\rquote autorit\'e0 pubblica favorisca, sia sotto l
\rquote aspetto legale e organizzativo sia sotto quello fiscale e creditizio, la costituzione di consorzi. Alcune misure in questa direzione sono state gi\'e0 prese dal governo Ciampi e dall\rquote attuale governo; ma occorre fare molto di pi\'f9
. Al tempo stesso \endash  ed \'e8 un punto di grande rilievo \endash  l\rquote autorit\'e0 pubblica deve anche predisporre servizi ausiliari per l\rquote assistenza tecnica, prendendo a modello organismi esistenti in altri paesi europei (in Francia c
\rquote \'e8 l\rquote Anvar). La proposta dei distretti industriali, che \'e8 caldeggiata da diversi economisti e che mira a rafforzare e a diffondere, in certe zone, le cosiddette economie esterne, s\rquote inserisce in una tale prospettiva.
\par Le nuove imprese possono offrire beni e servizi per le grandi imprese che decidono di acquistarli fuori piuttosto che produrli direttamente; oppure beni e servizi la cui domanda aumenta sia perch\'e9 cresce il reddito individuale sia perch\'e9
, con tale crescita, si accentua la differenziazione dei bisogni e dei mercati; ovvero beni e servizi prodotti a costi relativi decrescenti grazie al progresso tecnico; o, infine, beni e servizi importati, che possono essere vantaggiosamente prodotti all
\rquote interno.
\par Una forma particolarmente importante di creazione di nuove imprese pu\'f2 essere costituita da quella che ho chiamato \ldblquote produzione d\rquote imprese a mezzo d\rquote imprese\rdblquote 
. Da uno studio presentato dal Censis a un convegno sulla situazione industriale, tenuto a Sorrento 
nel 1988, risultava che 6-7 nuove piccole imprese su 10 nel Nord e 5-6 nel Sud erano organizzate da lavoratori che dipendevano da imprese di dimensioni maggiori e che si mettevano in proprio. Cert
e volte il distacco avveniva col pieno accordo delle imprese maggiori, che trovavano conveniente decentrare certe attivit\'e0
 e diventavano le principali clienti delle nuove imprese. Una tale forma di creazione di piccole imprese va decisamente raccomandata giacch\'e9 le persone acquisiscono, nelle imprese di provenienza, un\rquote 
 importante esperienza pratica. La creazione di nuove imprese pu\'f2 essere favorita dagli stessi sindacati proponendo, nei contratti collettivi, clausole particolari per le liquidazioni, clauso
le che possono essere integrate da incentivi fiscali e creditizi decisi dallo Stato. Incentivi di questo genere possono essere previsti per i fondi amministrati dalla Cassa integrazione guadagni, che oggi rappresenta un organismo per distribuire sussidi d
i disoccupazione. In sostanza si tratta di aiutare i lavoratori in Cassa integrazione e, pi\'f9 in generale, i disoccupati a formare nuove piccole imprese o a diventare lavoratori indipendenti.
\par La via maestra da percorrere per ridurre progressivamente la disoccupazione \'e8 dunque costituita dalla creazione di nuove piccole imprese. \'c8 la via maestra non solo per ragioni economiche ma anche per ragioni civili, giacch\'e9
 fa crescere la schiera delle persone autonome, capaci di autogestirsi, persone che rinunciano ad attendere il posto da influenti uomini politici locali. Per tutto il nostro paese, ma specialmente per il Mezzogiorno, ci\'f2
 riveste vitale importanza, giacch\'e9 lo sviluppo civile \'e8 ben pi\'f9 importante dello sviluppo economico, o, pi\'f9 precisamente, questo \'e8 importante solo se \'e8 strumentale rispetto a quello.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Lo sviluppo civile nel Mezzogiorno 
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {La creazione di nuove imprese \'e8 importante per il Mezzogiorno in primo luogo perch\'e9 \'e8 in quest\rquote area che il problema della disoccupazione \'e8
 particolarmente grave. La quota dei disoccupati, infatti, qui supera il 18%, mentre \'e8 la met\'e0 nel Centro ed \'e8 poco pi\'f9 di un terzo (6,5%) nel}{\expnd1\expndtw5 le regioni settentrionali. \'c8 lecito affermare che in queste }{
regioni la disoccupazione supera assai limitatamente il livello fisiologico (livello \ldblquote di attrito\rdblquote ) che stimo intorno al 5-6%, da due a tre volte pi\'f9 alto del livello fisiologico di trenta o quaranta anni fa. Questo \'e8
 vero per tutti i paesi industrializzati \endash  con qualche differenza, non particolarmente rilevante, nelle cifre \endash . Il fatto \'e8 che con l\rquote 
aumento del livello medio di istruzione dei lavoratori, le aspettative di un lavoro gratificante e corrispondente agli studi fatti si elevano e quindi cresce il tempo di attesa che i giovani sono disposti ad affrontare per trovare un lavoro di qu
el genere; un aumento del tempo di attesa diviene possibile anche per la crescita del reddito familiare medio. Pertanto, considerando puramente la quantit\'e0, la disoccupazione \'e8
 un problema di scarso rilievo nel Nord, assume un certo rilievo nel Centro e appare come un grave problema nel Sud.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Per molti aspetti il problema rientra nella cos\'ec detta questione meridionale. C\rquote \'e8
 tuttavia un aspetto particolare, che si ricollega a due caratteristiche della societ\'e0 meridionale odierna. La prima consiste in questo, che la quota principale dei disoccupati \'e8
 costituita da giovani forniti di licenza di scuola media inferiore o di diploma; questi giovani appartengono a famiglie che, come ho gi\'e0 osservato, possono mantenerli anche dopo la fine degli studi, circostanza ch
e ha frenato le migrazioni dal Sud al Nord. In effetti, quasi tutto l\rquote aumento della disoccupazione nel Sud \'e8 imputabile all\rquote aumento delle persone, specialmente donne, in cerca di prima occupazione, un aumento che si \'e8
 concentrato in quattro anni, dal 1986 al 1989, senza poi regredire. La seconda caratteristica \'e8 che la quota dei dipendenti della pubblica amministrazione, che nel Nord ascende al 18% dell\rquote occupazione totale, nel Sud, dove c\rquote \'e8
 meno da amministrare, \'e8 pi\'f9 alta che nel Nord (23%). E poich\'e9 spesso nella media nazionale le retribuzioni del settore pubblico sono cresciute pi\'f9 che nel settore privato e, d\rquote 
altra parte, nel Sud il settore pubblico, tenuto conto anche della sicurezza, offre spesso retribuzioni pi\'f9 appetibili che nel settore privato, si comprende perch\'e9
 molti giovani, forniti di titoli di studio medi, non di rado perseguiti proprio per ottenere un posto nella pubblica amministrazione, preferiscono aspettare piuttosto che cercare un impiego nel settore privato, dove la domanda di lavoro cr
esce molto lentamente, o avviare un\rquote attivit\'e0 autonoma. Se \'e8 vero che questo fattore ha aggravato la situazione della disoccupazione nel Sud, come \'e8 stato messo in rilievo da un recente studio del Centro Europa Ricerche di Roma, \'e8
 necessario che il governo s
ia molto cauto tanto nella politica delle retribuzioni quanto nella politica di creazione di nuovi posti di lavoro nel settore pubblico del Sud, favorendo vigorosamente, al tempo stesso, la creazione di nuove imprese per evitare che, nonostante tutto, mol
ti giovani restino in fila di attesa per un posto pubblico, mentre la domanda di lavoro nel settore privato cresce poco o non cresce affatto.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb397\sa283\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Il livello d\rquote istruzione dei lavoratori
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {La questione del titolo di studio dei lavoratori \'e8 importante anche sotto altri aspetti.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Se si dividono sia gli appartenenti alle forze di lavoro che i disoccupati in quattro categorie, secondo il titolo di studio \endash 
 persone che hanno al massimo la licenza elementare, licenziati, diplomati e laureati \endash , si nota che la quota di coloro che hanno al massimo la licenza elementare in Italia \'e8 ancora nettamente pi\'f9
 alta rispetto agli altri paesi sviluppati (si tratta, in sostanza, di semi-analfabeti): stiamo sul 24% \endash  il 22% nel Centro-Nord ed il 28% nel Sud \endash . Si tratta di quote patologiche per un paese civile: questi indici debbono convincerci che 
\'e8 necessario intensificare gli sforzi per riorganizzare ed ammodernare l\rquote intero sistema scolastico, cominciando dalle scuole elementari.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb397\sa283\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {L\rquote andamento dell\rquote occupazione\line negli ultimi quarant\rquote anni
\par }\pard\plain \s42\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Dal momento che nella campagna elettorale per le elezioni di marzo si discusse molto della promessa di creare un milione di nuovi posti di lavoro e poich\'e9
 il problema dell\rquote occupazione \'e8 comunque un problema grave, conviene ricordare schematicamente le variazioni dell\rquote occupazione nel nostro paese durante gli ultimi decenni.
\par }\pard \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright {Se si considera l\rquote occupazione totale, questa dal 1954 al 1974, che pure \'e8 stato un periodo di rapido sviluppo produttivo, \'e8 diminuita, a causa dell\rquote 
esodo agrario (tabella 1). Dal 1974 al 1993, l\rquote occupazione totale \'e8 aumentata, in media, di 210 mila unit\'e0 l\rquote anno. Se si considera l\rquote occupazione extra-agricola questa \'e8 cresciuta di 420 mila unit\'e0 l\rquote 
anno nel periodo 1954-1974; nel ventennio successivo l\rquote aumento \endash  250 mila unit\'e0 l\rquote anno \endash  \'e8 dovuto soltanto al sostenuto aumento nell\rquote occupazione nel settore dei servizi, privati e pubblici, il quale ha pi\'f9
 che compensato non solo la flessione dell\rquote occupazione nell\rquote agricoltura ma anche la flessione nell\rquote industria, imputabile a un rapido processo di ristrutturazione che si \'e8 svolto in un periodo di sviluppo pi\'f9 lento. Nel 1993 l
\rquote occupazione extra-agricola ha sub\'ecto addirittura una caduta, poich\'e9, a causa dell\rquote avversa congiuntura economica, i servizi privati hanno addirittura espulso 300 mila lavoratori e, a causa delle difficolt\'e0
 finanziarie, la pubblica amministrazione non ha assorbito nuovi lavoratori (tabella 2). Mettendo da parte l\rquote occupazione in agricoltura, che \'e8 stata sempre in diminuzione, pi\'f9 o meno forte, la creazione annuale di nuovi posti \'e8
 stata, negli altri settori, di 320 mila unit\'e0 l\rquote anno nel quadriennio 1967-70, un periodo di rapido sviluppo, e di 390 mila unit\'e0 nel 1974, anche questo un anno nettamente favorevole. In quegli anni, per\'f2
, non si era profilato quel processo di intensa ristrutturazione che ha provocato una cospicua flessione, se pure con interruzioni, nell\rquote 
occupazione industriale. Sebbene il 1994 sia un anno di ripresa economica, tutti gli istituti di ricerca prevedono un aumento molto limitato dell\rquote occupazione. Le cose potranno andar meglio nel 1995, specialmente se si adotta un\rquote 
adeguata politica volta a sostenere la crescita dell\rquote occupazione. Ma la promessa di un milione di nuovi posti di lavoro oggi appare chiaramente a tutti quella che era: una promessa che mirava ad abbindolare gli ingenui.
\par }\pard\plain \s46\qj\sb510\sa57\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\brdrb\brdrs\brdrw15 \adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Tab. 1. }{\b Variazioni medie annuali dell\rquote occupazione}{\ulw  }{(migliaia)
\par }\pard\plain \sb113\sl-180\slmult0\widctlpar\tqc\tx1439\tqc\tx2268\tqc\tx2948\tqc\tx3628\tqc\tx4309\adjustright \cf1\cgrid {\b\f1\ul \tab }{\b\f1\fs16\ul Agricoltura\tab Industria\tab Servizi \tab Pubb.\tab Totale
\par }\pard\plain \s51\qj\sb34\sl-140\slmult0\keep\widctlpar\brdrb\brdrs\brdrw15 \tqc\tx1439\tqc\tx2268\tqc\tx2948\tqc\tx3628\tqc\tx4309\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {\fs16 \tab \tab \tab \tab amm.ne}{\fs18 
\par }\pard \s51\qj\sb113\sl-200\slmult0\keep\widctlpar\tqc\tx1439\tqc\tx2268\tqc\tx2948\tqc\tx3628\tqc\tx4309\adjustright {1954-74 \tab \endash 460 \tab \~120 \tab 200 \tab 100 \tab \endash 40
\par }\pard \s51\qj\sb34\sl-200\slmult0\keep\widctlpar\brdrb\brdrs\brdrw15 \tqc\tx1439\tqc\tx2268\tqc\tx2948\tqc\tx3628\tqc\tx4309\adjustright {1974-93\tab \endash 150\tab \endash 130\tab 380\tab 120\tab 210
\par }\pard\plain \s46\qj\sb510\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\brdrb\brdrs\brdrw15 \adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Tab. 2. }{\b Variazioni medie annuali dell\rquote occupazione nei settori extra-agricoli}{ (migliaia)
\par }\pard\plain \s51\qj\sb113\sl-180\slmult0\keep\widctlpar\tqc\tx1531\tqc\tx2381\tqc\tx3288\tqc\tx4309\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {\fs16 \tab Industria\tab Servizi \tab Pubblica\tab Totale
\par }\pard \s51\qj\sb34\sl-180\slmult0\keep\widctlpar\brdrb\brdrs\brdrw15 \tqc\tx1531\tqc\tx2381\tqc\tx3288\tqc\tx4309\adjustright {\fs16 \tab \tab \tab Ammin.ne}{
\par }\pard \s51\qj\sb113\sl-200\slmult0\keep\widctlpar\tqr\tx1672\tqr\tx2551\tqr\tx3458\tqc\tx4309\adjustright {1959-62\tab \~200\tab 40\tab 40\tab \~200
\par }\pard \s51\qj\sb34\sl-200\slmult0\keep\widctlpar\tqr\tx1672\tqr\tx2551\tqr\tx3458\tqc\tx4309\adjustright {1967-70\tab \~140\tab 120\tab 60\tab \~320
\par 1974\tab \~115\tab 160\tab 115\tab \~390
\par 1982-93\tab \endash 220\tab 115\tab \~30\tab \~\endash 75
\par }\pard \s51\qj\sb34\sl-200\slmult0\keep\widctlpar\brdrb\brdrs\brdrw15 \tqr\tx1672\tqr\tx2551\tqr\tx3458\tqc\tx4309\adjustright {1993\tab \endash 200\tab \endash 300\tab \~\~0\tab \endash 500
\par }\pard\plain \s44\qj\fi227\sb255\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Chi vuol farsi un\rquote idea delle relazioni fra le variazioni della struttura dell\rquote occupazione e quelle della struttura sociale pu\'f2
 mettere a confronto queste due tabelle con quelle presentate nel primo capitolo.
\par }\pard\plain \s47\qc\sa2381\sl-280\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \caps\f25\cf1\cgrid {\page 6.\line LA SCUOLA, LA RICERCA SCIENTIFICA\line E LA QUALIT\'c0 DEL LAVORO
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Sovente si discute del sistema scolastico e della ricerca come di due settori che hanno certamente un ruolo molto importante nella societ\'e0
, ma che vanno considerati separatamente. Si tratta di una concezione gravemente fuorviante. Gi\'e0 gli accenni espressi nel precedente cap
itolo sulla suddivisione della forza lavoro secondo i titoli di studio mostrano chiaramente che i problemi della scuola, del Mezzogiorno e dell\rquote 
occupazione costituiscono un insieme da considerare in modo unitario; i problemi della ricerca scientifica, a loro volta, non sono separabili da quelli dell\rquote Universit\'e0 e della qualit\'e0
 del lavoro di tutti e non solo dei ricercatori e degli scienziati. La stessa creazione di piccole imprese, che \'e8 quella qui proposta come la via maestra per affrontare i problemi quantitativi e qualitativi dell\rquote 
occupazione, va vista congiuntamente coi problemi della scuola. \'c8 evidente che solo una scuola efficiente pu\'f2 dare un contributo di rilievo alla creazione di nuove piccole imprese: persone semi-analfabete o con basso livello di 
istruzione ben di rado sono in grado di organizzare nuove imprese, per quanto modeste. D\rquote altro lato, \'e8 necessario favorire specialmente la nascita e la crescita di piccole imprese dinamiche anche sotto l\rquote 
aspetto delle innovazioni per creare posti di lavoro di tipo moderno. A questo scopo servono organismi di assistenza tecnologica alle piccole imprese, come il gi\'e0 citato Anvar francese \endash 
 ma in Francia ci sono altri due organismi di questo genere; ce ne sono anche in altri paesi europei e negli Stati Uniti \endash . Da noi un dipartimento dell\rquote Enea svolge un\rquote assistenza tecnologica alle piccole imprese, ma \'e8
 necessaria una radicale riorganizzazione per rendere veramente efficiente quell\rquote attivit\'e0, oggi svolta in modo frammentario. D\rquote altra parte, considerata l\rquote elevata mortalit\'e0
 delle piccole imprese nei primi anni di vita, occorrono anche organismi che operino da \ldblquote tutor\rdblquote . Anche in questo campo possono }{\expnd1\expndtw5 intervenire societ\'e0 private, che tuttavia hanno bisogno di }{
incentivi e di sostegni organizzativi da parte di enti pubblici.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {\'c8
 socialmente utile stimolare la creazione di piccole imprese di ogni tipo; tuttavia la creazione di piccole imprese tecnologicamente avanzate richiede non solo la costituzione e lo sviluppo di organismi di cui si \'e8 appena detto, ma anche uno sviluppo 
pi\'f9 vigoroso di certe Facolt\'e0 universitarie, uno sviluppo da considerare nel quadro complessivo della riforma dell\rquote Universit\'e0; cos\'ec una crescita pi\'f9 sostenuta dei laureati in ingegneria elettronica pu\'f2 portare con s\'e9
 una crescita meno lenta di piccole imprese operanti in tale importante settore.
\par A questo punto \'e8 conveniente proporre qualche specifico tema di riflessione sulla scuola, sull\rquote Universit\'e0 e sulla ricerca scientifica.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Una condizione preliminare \line per riorganizzare il sistema scolastico
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Considerata la dichiarata disponibilit\'e0 d\rquote 
intellettuali ed influenti uomini politici del centro e della sinistra a trovare, sulla questione della scuola privata, una soluzione non conflittuale, si pu\'f2 pensare di avviare in tempi brevi la procedura di revisione cos
tituzionale per abolire la norma che vieta il finanziamento della scuola privata e che, alla fine, \'e8
 risultata un ostacolo ad una riorganizzazione unitaria e, al tempo stesso, razionalmente differenziata del sistema scolastico. Mi riferisco alla norma che cos\'ec recita: \ldblquote Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti d\rquote 
istruzione, senza oneri per lo Stato\rdblquote ; mi riferisco anche a quella lunga serie di espedienti che sono stati escogitati dall\rquote italica furbizia per far diventare \ldblquote con\rdblquote  quel \ldblquote senza\rdblquote . 
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {Riflessioni sulla riforma universitaria
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Il recente provvedimento del ministro Podest\'e0 ha pi\'f9
 difetti che pregi; comunque, ha una rilevanza molto modesta. Senza dubbio, occorre por mano in tempi brevi ad alcune essenziali linee di riforma riguardanti, in primo luogo, i professori. Sui concorsi \'e8
 bene far partecipare alle commissioni docenti di altri paesi europei, ma, forse, non direttamente (c\rquote \'e8 il problema della lingua), bens\'ec richiedendo loro un giudizio scritto su un numero prestabilito (limitato) d
i lavori, eventualmente sintetizzati a cura degli interessati. Non \'e8
 detto che i docenti stranieri siano migliori dei nostri; ma sono, quasi sempre, disinteressati; io stesso sono stato invitato a presentare il mio giudizio su un candidato alla cattedra di una Universit\'e0 inglese: in quel paese questa \'e8
 prassi abituale. Con la stessa prassi, ogni tre o quattro anni, dopo aver vinto il primo concorso, ciascun docente deve essere sottoposto a giudizio per l\rquote avanzamento di carriera e di stipendio. Un\rquote analoga pr
assi, preferibilmente con una maggioranza di docenti stranieri, deve essere adottata per giudicare, sulla base di una relazione periodica, l\rquote attivit\'e0 di ricerca degli istituti e dei laboratori, sia quelli dell\rquote Universit\'e0
 sia quelli degli enti pubblici di ricerca: un tale giudizio, formulato per iscritto da Commissioni di valutazione, deve condizionare l\rquote 
assegnazione dei fondi per la ricerca, che oggi sono distribuiti alla cieca o, come si dice, a pioggia. Sia i giudizi delle Commissioni dei concorsi sia que
lli delle Commissioni di valutazione dovrebbero partire da punteggi preliminari elaborati su dati obiettivi, differenziati secondo quattro o cinque grandi gruppi di discipline; \'e8 un metodo che comincia a diffondersi in diversi paesi. Infine, dev
\rquote essere reintrodotta la norma (un tempo c\rquote era) secondo la quale i docenti hanno il dovere di tenere lezioni durante l\rquote intero anno accademico: se scelgono corsi \ldblquote semestrali\rdblquote  devono tenere due corsi in due distinti 
\ldblquote semestri\rdblquote  \endash  che in realt\'e0 durano, ciascuno, tre mesi e mezzo \endash . Quale che sia la loro efficacia, le lezioni sono importanti perch\'e9 stabiliscono una continuit\'e0
 di rapporti fra studenti e docenti. Ricordo che nelle Universit\'e0 americane ogni docente deve tenere due o tre corsi per \ldblquote term\rdblquote : ne segue che i docenti italiani sono sovrapagati e sono troppi.
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {
Per pungolare i docenti e indurli ad adempiere nel modo migliore ai loro doveri conviene attribuire agli studenti che abbiano superato un determinato numero di esami il compito di formulare valutazioni sui corsi. In certe Universit\'e0
, anche in Italia, questa \'e8 gi\'e0 prassi: si tratta di estenderla e di stabilire regole generali, semplici e chiare.
\par Anche per gli studenti occorre introdurre nuove regole generali, che non sono affatto in contrasto con l\rquote autonomia delle Universit\'e0, ma, anzi, possono rafforzarla. \'c8 essenziale affrontare alle radici il problema della tremenda \ldblquote 
mortalit\'e0\rdblquote  studentesca: solo uno studente su tre giunge alla laurea. Occorre, in via preliminare, elevare le tasse universitarie, che oggi coprono poco pi\'f9
 del 5% del costo, portandole al 15-20%; contemporaneamente occorre moltiplicare le borse di studio per i \ldblquote meritevoli\rdblquote , capaci di coprire le tasse o \endash  per i molto meritevoli \endash 
 di fornire anche mezzi di mantenimento. Inoltre, va incentivata la pratica, particolarmente raccomandabile perch\'e9 insegna a contare su se stessi, dei \ldblquote prestiti d\rquote onore\rdblquote . Occorre poi istituire, all\rquote 
entrata dei giovani nell\rquote Universit\'e0, un colloquio di valutazione ed orientamento ed occorre introdurre l\rquote obbligo di superare ogni ann
o un numero minimo di esami fissando, al tempo stesso, un periodo massimo per conseguire la laurea, come avviene in paesi pi\'f9 civili del nostro.
\par Negli anni recenti alcuni passi nella direzione di una riforma valida dell\rquote Universit\'e0 sono stati compiuti; ma i passi pi\'f9 importanti sono ancora da compiere.
\par }\pard\plain \s50\qc\li510\ri510\sb340\sa227\sl-200\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \i\f25\fs18\cf1\cgrid {I gravi problemi della ricerca
\par }\pard\plain \s46\qj\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {L\rquote indice che viene usato in via preliminare, specialmente per compiere confronti internazionali, \'e8 la quota sul prodotto interno lordo delle spese di ricerca; gi
\'e0 questo indice non d\'e0 motivi di ottimismo: \'e8 vero che negli ultimi anni \'e8 alquanto aumentato, ma \'e8 anche vero che \'e8 pur sempre la met\'e0
 dei valori che si osservano in Gran Bretagna, in Francia, in Germania (1,6% contro il 3-3,2%). Per di pi\'f9, il governo attuale ha addirittura ridotto gli stanziamenti per la ricerca. Tuttavia, pur non essendo privo di significato, l\rquote 
indice appena ricordato non ha grande valore: in realt\'e0, se si potesse valutare la produttivit\'e0, scientifica e sociale, delle spese per la ricerca (ci\'f2 \'e8 diff
icile ma, se si compiono studi approfonditi di settore, non impossibile), si arriverebbe alla conclusione che la distanza che ci separa dai partner europei appena ricordati non \'e8 di 1 a 2, ma pi\'f9 ampia, presumibilmente non di poco. Il fatto \'e8
 che la nostra organizzazione della ricerca \'e8 caratterizzata da gravi sprechi e non solo nell\rquote Universit\'e0, ma anche negli enti pubblici di ricerca: il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), l\rquote Enea, l\rquote 
Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), l\rquote Istituto superiore di sanit\'e0 ed altri enti minori. Secondo Felice Ippolito, un uomo che ha dedicato buona parte della sua vita ai problemi della ricerca, il Cnr e l\rquote 
Enea, in particolare, dovrebbero essere completamente ristrutturati, seguendo i modelli della Francia, della Germania e della Gran Bretagna (\ldblquote Le scienze\rdblquote , novembre 1994).
\par }\pard\plain \s42\qj\fi227\sl-234\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \f25\fs20\cf1\cgrid {Non solo nell\rquote Universit\'e0, ma anche negli enti di ricerca non mancano le \ldblquote isole di eccellenza\rdblquote 
: vanno studiate proprio per comprendere che cosa funziona e trarne indicazioni pratiche \endash  pur essendo consapevoli che le \ldblquote isole di eccellenza\rdblquote  debbono molto alla personalit\'e0 di singoli scienziati \endash 
. Forse sarebbe opportuno promuovere un\rquote indagine parlamentare sull\rquote Universit\'e0 e sugli enti di ricerca, chiamando anche a testimoniare docenti, ricercatori, funzionari, tecnici e studenti.
\par La ricerca di base \'e8 svolta soprattutto (ma non esclusivamente) nell\rquote Universit\'e0, mentre la ricerca applicata \'e8
 svolta negli enti di ricerca e nelle imprese private, particolarmente nelle grandi imprese. Bisogna dire che, se i politici hanno gravi responsabilit\'e0
 per la situazione infelice della ricerca nel nostro paese, anche gli industriali non sono affatto privi di colpe, giacch\'e9 preferiscono investire cospicui mezzi finanziari nel calcio (\ldblquote circenses\rdblquote ) piuttosto che in cultura: 
un indice, anche questo, dell\rquote arretratezza civile dell\rquote intero paese tanto nel suo settore pubblico quanto in quello privato. Il giorno in cui vedremo costituirsi una robusta }{\i lobby}{
 in Parlamento per far passare un provvedimento fiscale che preveda fortissimi sgravi fiscali (ben pi\'f9 incisivi di quelli esistenti) per la costituzione di istituti di ricerca finanziati da imprese private, sar\'e0 un gran bel giorno per il paese.

\par Tuttavia, non basta inventare: per lo sviluppo economico e civile occorre poi applicare le invenzioni, occorre cio\'e8 innovare; ed \'e8 necessario che le innovazioni si diffondano progressivamente. Ora, l\rquote estensione e la velocit\'e0
 della diffusione dipendono dall\rquote efficienza del sistema scolastico considerato nel suo complesso. A questo proposito pu\'f2 essere interessante una osservazione \endash  forse dovrei definirla soltanto una ipotesi \endash 
. I laboratori e gli istituti di ricerca inglesi sono fra i pi\'f9 avanzati del mondo; eppure la }{\i performance}{ dell\rquote economia inglese, se si considera la crescita della produttivit\'e0 e il ritmo dell\rquote 
immissione di nuovi prodotti, appare meno e non pi\'f9 brillante di quella di altri paesi industrializzati: chiaramente, la diffusione delle in}{\expnd1\expndtw5 novazioni \'e8 lenta in Gran Bretagna. Certi indizi inducono}{ a ritenere che ci\'f2
 dipende dal fatto che le scuole medie non sono particolarmente efficienti. \'c8 un\rquote ipotesi da approfondire.
\par Torniamo al nostro paese, dove le cose vanno certamente peggio. Sotto l\rquote aspetto economico, un debole sistema di ricerca comporta un fiacco e limitato sviluppo di prodo
tti ad alta tecnologia, con la conseguenza che anche le esportazioni di tali prodotti crescono relativamente poco. Questo \'e8 un fatto negativo, poich\'e9
, a lungo andare, i prodotti che possono fare tutti sono vulnerabili nella concorrenza internazionale.
\par La crescita delle attivit\'e0 della ricerca scientifica riveste grande importanza per lo sviluppo economico; ma la ricerca scientifica, intesa in senso lato, \'e8 essenziale per lo sviluppo civile, che \'e8 assai pi\'f9
 importante dello sviluppo economico. I due processi non coincidono, ma si sovrappongono in vari modi. Cos\'ec
 lo sviluppo della ricerca scientifica direttamente e indirettamente favorisce la crescita dei posti di lavoro capaci di procurare soddisfazioni intellettuali assai pi\'f9 che soddisfazioni economiche. E in realt\'e0
, nonostante la filosofia consumistica e dell\rquote arricchimento, che sembra prevalere, credo che un numero crescente di giovani aspiri pi\'f9 a quelle che a queste.
\par La scienza non \'e8 soltanto, come afferma Adamo Smith, il grande antidoto del fanatismo e della superstizione, ma \'e8 anche, come sostengono lo stesso Smith e poi, molto pi\'f9
 vigorosamente, il nostro Carlo Cattaneo, il principio primo dello sviluppo economico e dell\rquote incivilimento. La scienza \'e8 l\rquote acqua sorgiva che, scendendo dalle montagne pu\'f2, a 
cascata, irrigare e rendere fertili e prospere le colline e le vallate sottostanti. Pu\'f2 gradualmente migliorare la qualit\'e0 del lavoro ossia, in ultima analisi, la qualit\'e0 della vita.
\par }\pard\plain \s47\qc\sa2381\sl-280\slmult0\keepn\widctlpar\adjustright \caps\f25\cf1\cgrid {\page Indice DELVOLUME
\par }\pard\plain \s48\qj\sl-224\slmult0\keep\widctlpar\tx283\tqr\tx4649\adjustright \fs20\cf1\cgrid {\f25 Premessa\tab }{\scaps\f25 vii}{\f25 
\par }\pard\plain \s45\qj\sb198\sl-224\slmult0\keep\widctlpar\tx283\tqr\tx4649\adjustright \fs20\cf1\cgrid {\f25 1. \tab }{\i\f25 Le origini della crisi}{\f25 \tab 3
\par }\pard\plain \s52\qj\li283\ri567\sb57\sl-190\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \fs18\cf1\cgrid {\f25 La crisi ideologico-politica, p. 4 - Tare antiche e recenti della societ\'e0
 italiana, p. 9 - La crisi economica e finanziaria, p. 12 - Stato e mercato, p. 16 - Mutamenti della struttura sociale, p. 22 - La fluidit\'e0 della situazione politica, p. 25 - Le prospettive, p. 26 
\par }\pard\plain \s45\qj\sb198\sl-224\slmult0\keep\widctlpar\tx283\tqr\tx4649\adjustright \fs20\cf1\cgrid {\f25 2. \tab }{\i\f25 Bisogna fare i conti con Marx}{\f25 \tab 28
\par }\pard\plain \s52\qj\li283\ri567\sb57\sl-190\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \fs18\cf1\cgrid {\f25 Le responsabilit\'e0
 di Marx, p. 28 - Marx: le tesi erronee e le tesi analiticamente feconde, p. 34 - Marx e i comunisti, p. 37 - La posizione della sinistra verso le piccole imprese, p. 40 - Le formule partecipativ
e, p. 42 - Lotta di classe e odio di classe, p. 43 - Marx e Machiavelli, p. 45
\par }\pard\plain \s45\qj\fi-283\li283\ri567\sb198\sl-224\slmult0\keep\keepn\widctlpar\tx283\tqr\tx4649\adjustright \fs20\cf1\cgrid {\f25 3. \tab }{\i\f25 La legge finanziaria, il rovesciamento della scala di priorit\'e0 e il conflitto d\rquote interessi}{
\f25 
\par }\pard\plain \s54\qr\sl-20\slmult0\keep\widctlpar\tx283\tqr\tx4649\adjustright \fs20\cf1\cgrid {\f25 47
\par }\pard\plain \s52\qj\li283\ri567\sb57\sl-190\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \fs18\cf1\cgrid {\f25 
Economia reale ed economia finanziaria, p. 47 - La legge finanziaria, p. 50 - Le critiche al governo Berlusconi, p. 56 - Obiezioni ad una interpretazione moralistica, p. 58 - Un\rquote obiezione politica, p. 62 
\par }\pard\plain \s45\qj\sb227\sl-224\slmult0\keep\widctlpar\tx283\tqr\tx4649\adjustright \fs20\cf1\cgrid {\f25 4.\tab }{\i\f25 La riforma dello stato sociale}{\f25 \tab 66
\par }\pard\plain \s52\qj\li283\ri567\sb57\sl-190\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \fs18\cf1\cgrid {\f25 Insegnamenti utili per il futuro, p. 66 - Tre grandi aree di spesa, p. 69 - La posizione dei sindacati, p. 71 
\par }\pard\plain \s45\qj\fi-283\li283\ri567\sb227\sl-224\slmult0\keep\widctlpar\tx283\tqr\tx4649\adjustright \fs20\cf1\cgrid {\f25 5.\tab }{\i\f25 Una politica per accelerare la crescita dell\rquote occupazione e lo sviluppo civile del Mezzogiorno}{\f25 

\par }\pard\plain \s54\qr\sl-20\slmult0\keep\widctlpar\tx283\tqr\tx4649\adjustright \fs20\cf1\cgrid {\f25 74
\par }\pard\plain \s52\qj\li283\ri567\sb57\sl-190\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \fs18\cf1\cgrid {\f25 La crescita dell\rquote occupazione, p. 74 - La creazione di nuove imprese, p. 77 - Lo sviluppo civile nel Mezzogiorno, p. 80 - Il livello d\rquote 
istruzione dei lavoratori, p. 82 - L\rquote andamento dell\rquote occupazione negli ultimi quarant\rquote anni, p. 83 
\par }\pard\plain \s45\qj\fi-283\li283\ri567\sb227\sl-224\slmult0\keep\widctlpar\tx283\tqr\tx4649\adjustright \fs20\cf1\cgrid {\f25 6.\tab }{\i\f25 La scuola, la ricerca scientifica e la qualit\'e0 del lavoro}{\f25 
\par }\pard\plain \s54\qr\sl-20\slmult0\keep\widctlpar\tx283\tqr\tx4649\adjustright \fs20\cf1\cgrid {\f25 86
\par }\pard\plain \s52\qj\li283\ri567\sb57\sl-190\slmult0\keep\widctlpar\adjustright \fs18\cf1\cgrid {\f25 Una condizione preliminare per riorganizzare il sistema scolastico, p. 88 - Riflessioni 
sulla riforma universitaria, p. 88 - I gravi problemi della ricerca, p. 91
\par }\pard\plain \widctlpar\adjustright \cf1\cgrid {
\par }\pard \qc\widctlpar\adjustright {- FINE -
\par }}