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    <title>Unitus DSpace</title>
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    <description>The DSpace digital repository system captures, stores, indexes, preserves, and distributes digital research material.</description>
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    <dc:date>2013-05-24T12:48:06Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2067/884">
    <title>The Body and the Landscape. Metaphorical Strategies in the Lexicon of the Iranian Languages</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2067/884</link>
    <description>Title: The Body and the Landscape. Metaphorical Strategies in the Lexicon of the Iranian Languages
Authors: Filippone, Ela
Abstract: Even if at a small extent, the speakers of a language concur to change their lexicon, which they have inherited as a whole. They are driven to do that by the necessity of naming something new or optimizing the onomasiological salience of already existing words, with a continuous changing in the way they express concepts. Needless to say, in order to avoid an overloading of the memory system, they are encouraged to recycle what is already existent. Through a small set of associative strategies, people relate a concept which has already been verbalized, with another one which has to be verbalized, producing lexical changes. Over time, however, the conceptual motivation which originated a particular designation becomes obscure to speakers. Large scale lexical surveys aid us in discovering recurrent (both universal and culturally bounded) schemas of designating a concept and recovering the relevant motivation for each designation, the ‘iconym’, as we might say, according to Mario Alinei’s terminology.&#xD;
In the general framework of cognitive onomasiology, I have outlined a project aimed at singling out the different ‘pathways’ through which natural physical concepts have been designated in the Ir. languages in order to get insight into the way Iranian speaking people have perceived and conceptualized the physical environment where they had to get their bearings and which they concurred to change with their constant activities. To accomplish this work, I have started a few years ago gathering the relevant lexicon in the Ir. languages, using as sources mostly dictionaries and glossaries and also, for a few languages (mainly Persian and Baloči), information provided by native speakers. The corpus produced so far contains several thousands of words which appear to be of a remarkable interest.</description>
    <dc:date>2005-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2067/885">
    <title>Is the Judge a Questioning Man? Notes in the Margin of Khotanese pharṣavata</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2067/885</link>
    <description>Title: Is the Judge a Questioning Man? Notes in the Margin of Khotanese pharṣavata
Authors: Filippone, Ela
Abstract: Prendendo spunto dalla etimologia proposta da Ronald E. Emmerick per Khotanese pharṣavata- “giudice” (&lt; *phara-paršta-pati- “il signore che chiede molto”), viene presentata una panoramica delle forme lessicali iraniche risalenti alla radice Ir. *fras- “chiedere” (IE *perk-/prek-) che hanno sviluppato un senso tecnico speciale, entrando a far parte del lessico giuridico / giudiziario. L’analisi parte dalla documentazione epigrafica achemenide antico-persiana (APrs. prs- “chiedere conto, punire”), con inclusione della documentazione indiretta (tavolette elamiche e babilonesi, papiro aramaico di Elefantina ecc.), estendendosi poi all’epoca medioiranica (vedi MPrs. pādifrāh, Sgd. pātfrās, ecc. “punizione”; possibili interpretazioni di Phl. pursišnīg in Dk VII 6.6, ecc.) e neoiranica. A differenza di MPrs. purs-, Sgd. pərs- e Khot. puls-, Prs. porsidan è stato documentato anche nel senso di “chiedere conto”, come già APrs. prs-. Ne è prova un passo del Diatessaron persiano (episodio dell’adultera), la cui interpretazione aveva lasciato perplesso l’editore Messina (1951). In considerazione delle nozioni associate agli elementi lessicali raccolti, e tenendo conto della frequente confusione in molte lingue tra le nozioni di ‘chiedere (per avere)’ e ‘chiedere (per sapere)’, si suggerisce la possibilità di individuare per gli esiti di Ir. *fras- esaminati due diversi percorsi semantici, che partendo da ‘chiedere’ hanno portato a sviluppare da una parte  il senso di ‘interrogare’ e dall’altra quello di ‘chiedere conto’, con eventuali sovrapposizione tra i due percorsi. Raccogliendo un suggerimento di Benveniste a proposito dell’interpretazione del Lat. quaestor, l’autrice giunge alla conclusione che il giudice menzionato nel titolo (Khotanese pharṣavata-) è sicuramente uno “che fa domande”, ma che la sua funzione primaria rimane quella di richiedere un risarcimento.</description>
    <dc:date>2006-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2067/886">
    <title>Ilya Gershevitch and New Western Iranian</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2067/886</link>
    <description>Title: Ilya Gershevitch and New Western Iranian
Authors: Filippone, Ela</description>
    <dc:date>2005-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2067/887">
    <title>I dimostrativi in anticopersiano</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2067/887</link>
    <description>Title: I dimostrativi in anticopersiano
Authors: Filippone, Ela
Abstract: Ad una prima visione della documentazione achemenide in lingua persiana appare chiaro come elementi dimostrativi abbiano una presenza consistente e una notevole rilevanza nell’organizzazione del discorso. Il presente contributo è un’analisi sincronica delle funzioni sintattiche e pragmatiche dei dimostrativi in quella lingua.</description>
    <dc:date>2004-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2067/888">
    <title>‘Bearing a child’ in Iranian</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2067/888</link>
    <description>Title: ‘Bearing a child’ in Iranian
Authors: Filippone, Ela
Abstract: Nella maggior parte delle lingue iraniche è possibile trovare esiti della radice Ir. *zan- (IE ĝen-) , come Prs. zāyidan, zādan, con il significato di “partorire” e/o “nascere”. Accanto a queste forme, che in molti casi hanno una frequenza di uso molto bassa o hanno acquisito una valenza negativa (parto di animali), si trovano numerose locuzioni verbali le cui motivazioni sono rintracciabili in un’ampia gamma di fenomeni fisici e culturali, che testimoniano come il parto non sia percepito come mero evento fisiologico.&#xD;
Questo contributo al volume in memoria del grande studioso iraniano Mahyar Nawabi è dedicato alla ricerca di modelli metaforici ricorrenti e motivazioni culturali su cui si basano le espressioni usate nelle lingue iraniche per definire l’azione del partorire, e che coinvolgono strutture di conoscenza quali gravidanza, travaglio, puerperio, nuova vita come effetto dell’evento, acquisizione dello stato parentale, ecc. &#xD;
L’analisi svolta su materiale lessicale raccolto sulla base di uno spoglio di testi antichi e moderni, ricerche lessicografiche su dizionari e glossari esistenti delle lingue iraniche e inchieste con parlanti di aree linguistiche iraniche diverse ha portato all’individuazione dei seguenti tipi iconomastici: &#xD;
(1) ‘essere coricata /stare in segregazione’ (es. Bal. čukkā kapag, čillag būag); (2) ‘deporre il carico’ (es. Prs. bār nehādan); (3) ‘liberarsi dal carico’ (es. Prs. fāreq šodan); (4) ‘scoppiare’ (es. Kerm. trekidan); (5) ‘diventare felice’ (es. Yghn. γorda-i rušani vi-yak); (6) ‘portare un bambino’ (es. Prs. bačče āvardan); (7) ‘portare al mondo / alla vita un bambino’ (es. Prs. be vojud āvardan, be donyā āvardan); (8) ‘rendere visibile un bambino’ (es. Prs. bačče peydā kardan); (9) ‘mettere fuori un bambino’ (es. Min. bačče dar wārden); (10) ‘lasciare indietro un bambino’ (es. Bxt. pas ennâxtan); (11) ‘fare un bambino’ (es. Xor. bačče kardan); (13) ‘acquisire un bambino’ (es. Prs. sāheb-e bačče šodan), (14) ‘trovare un bambino’ (es. Oss. aryn). Accanto a queste tipi, che rappresentano la donna come parte attiva, si trovano ancora espressioni che descrivono la nascita come il prodotto della volontà e dell’intervento divino (12) ed altri, di origine varia, per lo più prestiti arabi (15) &#xD;
Ognuno dei modelli sopra elencati fornisce soltanto una parziale descrizione dell’evento, evocando talvolta scenari tradizionali ormai superati dalla diffusione del parto in ambiente ospedaliero; la loro scelta è comunque culturalmente significativa.</description>
    <dc:date>2007-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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