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    <dc:date>2013-05-20T12:01:16Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2067/2276">
    <title>Cogni, Giulio</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2067/2276</link>
    <description>Title: Cogni, Giulio
Authors: Dell'Era, Tommaso
Abstract: La voce ricostruisce le vicende della condanna da parte del S. Uffizio del volume Il Razzismo di Giulio Cogni, pubblicato nel 1936, nell'ambito della più generale condanna cattolica del razzismo tedesco. Nel corso di questa condanna emergeva nettamente la distinzione, da parte almeno di un consultore, tra il razzismo estremo, quello di Cogni e sostanzialmente identificato con le teorie naziste, e il razzismo moderato, compatibile, nonostante alcune esagerazioni, con le verità fondamentali della dottrina cattolica. Emergeva anche una sostanziale incomprensione del tentativo di operazione culturale (per quanto, sotto molti aspetti, semplicistico) elaborato da Cogni stesso, ossia di una traduzione neoidealistica del razzismo tedesco, nell'ambito del confronto/scontro tra diverse tradizioni culturali in Italia durante il periodo fascista. La voce ricostruisce, inoltre, la vita e le opere di Giulio Cogni, sulla base di fonti edite e soprattutto inedite, in particolare i suoi rapporti con il fascismo e con Giovanni Gentile, evidenziando il sostanziale sostegno che il filosofo siciliano fornì all'operazione culturale di Cogni, nonostante alcune critiche, suggerimenti e correzioni. Infine, viene sottolineata l'influenza, in negativo, che le teorie razziste di Cogni esercitarono sull'elaborazione del Manifesto degli scienziati razzisti pubblicato nel 1938, nel senso di un deciso spostamento verso la giustificazione scientifica del razzismo come reazione all'impostazione filosofico-religiosa che aveva provocato le condanne della chiesa cattolica.
Description: Voce di ampia lunghezza in opera enciclopedica, basata su ricerche originali e fonti inedite.</description>
    <dc:date>2009-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2067/2277">
    <title>Liberalismo e rappresentanza popolare nella filosofia politica di Boris Nikolaevič Čičerin</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2067/2277</link>
    <description>Title: Liberalismo e rappresentanza popolare nella filosofia politica di Boris Nikolaevič Čičerin
Authors: Dell'Era, Tommaso
Abstract: Il volume ricostruisce, da una prospettiva di analisi critica di filosofia della politica, il percorso storico ed esistenziale del pensatore russo, collocandolo nel suo contesto politico e filosofico e individuando i nuclei fondamentali del suo pensiero con particolare attenzione alla concezione della rappresentanza politica. Boris Nikolaevic Čičerin (1828-1902), noto come un liberale conservatore, è considerato il maggiore teorico russo del liberalismo classico in una versione che risente dell'influenza della filosofia del diritto hegeliana. Čičerin è uno dei fondatori della "scuola statalista" della storiografia russa, che individua nello Stato l'agente primario della storia russa, per la maggiore autonomia e il potere più forte nell'ambito delle relazioni sociali rispetto a quanto avvenuto in occidente. La sua concezione si sviluppa a partire dalla difesa della monarchia assoluta verso la definizione di una monarchia costituzionale basata sull'autogoverno locale e sulla rappresentanza popolare. Autore di una storia delle dottrine politiche in cinque volumi, di un trattato sulla rappresentanza popolare, di due volumi sul tema del rapporto tra Stato e proprietà, di un corso di scienza politica e di un ampio saggio sulla filosofia del diritto, Čičerin presenta nelle sue opere la combinazione di tre prospettive di analisi della politica: la filosofia della politica, la storia delle istituzioni e la storia delle dottrine politiche. È proprio questo carattere originale della sua riflessione che determina l'importanza, sia da un punto di vista teorico, sia da un punto di vista storico, della sua figura nell'ambito del liberalismo russo. Il suo contributo teorico al tema della rappresentanza è segnato dalla prospettiva del conservatorismo liberale, che può essere individuata come la caratteristica fondamentale del pensiero di Čičerin.
Description: Monografia di 555 pp.</description>
    <dc:date>2008-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2067/2278">
    <title>Razza</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2067/2278</link>
    <description>Title: Razza
Authors: Dell'Era, Tommaso
Abstract: La voce ricostruisce la concezione della razza e delle problematiche a essa connesse quale emerge dai documenti, in parte inediti, prodotti dal S. Uffizio tra il 1934 e il 1937 (l’esame del tema del razzismo, del naturalismo, del totalitarismo e del comunismo), assieme a un importante saggio del 1938 rinvenuto nell’Archivio Segreto Vaticano e opera di un altro consultore dello stesso S. Uffizio, Cordovani. Attraverso l’analisi del processo storico che condusse all’esame di tali questioni e alla condanna papale di nazismo e comunismo con le note encicliche del 1937 (Mit brennender Sorge e Divini Redemptoris) e tramite l’analisi del linguaggio utilizzato per tradurre in latino il termine razza e le diverse concezioni razziste, emergono alcuni punti essenziali di grande rilevanza teorica e storica. Anzitutto, il costante riferimento, da parte di tutti i cattolici protagonisti, alla dottrina razzista tedesca nella sua forma biologista. Il razzismo viene identificato con il razzismo tedesco; il concetto di razza è accettato, ma in una versione che nega il suo primato in senso biologico e ne afferma una caratterizzazione in senso spiritualista (da qui probabilmente la sua traduzione con il termine stirpe). Viene accettato il rifiuto del meticciato, in nome di motivazioni spirituali, contingenti e religiose, ma non in nome del principio della intangibilità e della purezza della razza e del sangue. Netta è quindi la condanna del razzismo tedesco, ma effettuata in nome di una distinzione tra un razzismo ‘esagerato’ e un razzismo ‘moderato’ (quest’ultima definizione è implicita).&#xD;
La condanna del razzismo esagerato apriva di fatto le porte all’accettazione di una forma di razzismo compatibile con la dottrina cattolica (come già alcune correnti del razzismo fascista proponevano in una versione spiritualistica e non biologista). All’interno di questa compatibilità poteva resistere la tradizionale posizione assunta dalla chiesa romana rispetto agli ebrei: la negazione del divieto delle unioni miste e l’applicazione della giustizia e della carità verso la ‘stirpe semitica’ non implicavano affatto la condanna dell’antisemitismo in quanto tale, tanto meno la condanna delle posizioni antisemite, da un punto di vista religioso, proprie del cristianesimo, e del cattolicesimo in particolare. La compatibilità tra la visione cattolica e il tradizionale antisemitismo della chiesa viene confermata dall’analisi del testo di Cordovani citato. Come è noto, non vi fu alcuna condanna generale ufficiale dell’antisemitismo e del razzismo in tutte le sue forme, per la morte di Pio XI e le resistenze, in tal senso, dell’ex nunzio in Germania Eugenio Pacelli, papa con il nome di Pio XII. L’esistenza e la ricostruzione di tali posizioni, presenti ai vertici della chiesa cattolica e in luoghi di definizione dottrinale, costituisce quindi un contributo alla spiegazione dell’atteggiamento assunto dalla chiesa stessa nei confronti della persecuzione nazista e fascista degli ebrei nel Novecento e consente di individuare alcuni nodi teorici essenziali riguardo al tema del razzismo e dell’antisemitismo.
Description: Voce di ampia lunghezza in opera enciclopedica, basata su ricerche originali e fonti inedite</description>
    <dc:date>2009-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2067/2279">
    <title>Il processo di epurazione di Sabato Visco. Storia e documenti</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2067/2279</link>
    <description>Title: Il processo di epurazione di Sabato Visco. Storia e documenti
Authors: Dell'Era, Tommaso
Abstract: Questo volume ricostruisce il procedimento di epurazione al quale fu sottoposto Sabato Visco nel periodo immediatamente successivo alla liberazione di Roma nel 1944, attraverso l’analisi storica e la presentazione di documenti e testi inediti relativi alla vicenda professionale ed esistenziale del fisiologo.&#xD;
Visco, professore ordinario di Fisiologia generale all’Università di Roma, comparve quale firmatario del Manifesto della razza del 1938 e fu a capo dell’Ufficio Razza del Ministero della Cultura Popolare dal 1939 al 1941, oltre a rivestire numerose cariche accademiche e di natura politica durante il regime.&#xD;
La vicenda della sua epurazione, che terminò con il reintegro del fisiologo in tutte le posizioni precedentemente occupate, rappresenta un caso di particolare rilevanza, utile a fornire un contributo alla valutazione dell’andamento generale del processo di epurazione in Italia e all’analisi della percezione che le principali forze antifasciste ebbero della persecuzione razzista e antisemita del fascismo italiano, oltre che dell’eredità lasciata da questa parte della nostra storia al dopoguerra in un settore particolarmente vitale quale quello dell’insegnamento e della ricerca universitaria.&#xD;
Il volume è costituito da un lungo saggio introduttivo (che rappresenta un aggiornamento di un lavoro precedente con un intero paragrafo nuovo e originale) e da un'appendice di oltre trenta documenti inediti e originali provenienti da vari archivi pubblici e privati.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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