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  <updated>2013-05-19T09:26:00Z</updated>
  <dc:date>2013-05-19T09:26:00Z</dc:date>
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    <title>Viaggio, esilio, pellegrinaggio: categorie tematiche e loro rapporti in Dante</title>
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      <name>Grazzini, Filippo</name>
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    <updated>2011-01-25T10:07:13Z</updated>
    <published>2003-12-31T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Viaggio, esilio, pellegrinaggio: categorie tematiche e loro rapporti in Dante
Authors: Grazzini, Filippo
Abstract: Una riflessione sulla riconducibilità della Divina commedia, storia dell'attraversamento dei territori dello Oltremondo da parte di un essere vivente, al genere della Letteratura del viaggio può essere avviata con profitto dalla ricostruzione del significato in Dante di termini quali esilio, pellegrinaggio, viaggio. Nei primi due si coglie un doppio ordine di valenze: proprio, riferito alla dimensione dell'immanenza, e traslato, allusivo a una condizione definita in aeternum. Non diversamente, viaggio è 'tragitto', e insieme 'corso dell'esistenza mortale'; quello di Dante, dispatriato e in movimento continuo tra le corti italiane, ha i caratteri tanto di  stato esemplare dell'essere umano, quanto di posizione etica appropriata a chi -fatta orgogliosamente parte per se stesso- giudica il malcostume del suo tempo. In Dante piano biografico (l'esperienza della vita errabonda di un uomo storicamente determinato) e piano dell'elaborazione intellettuale (il poema del percorso delle regioni ultime) sono non soltanto in parallelo, ma di continuo sovrapponibili. Il contatto è reso possibile da Dante personaggio all'interno della Commedia. Di tale duplicità e interrelazione di sfere l'aspetto forse più rilevante, in termini ideologici ed etico-religiosi, è in ultima analisi la motivazione del viaggio ultraterreno. Il privilegio viene concesso a un mortale con l'impegno preciso del pellegrino nell'Aldilà di riferire al ritorno in terra la sua esperienza, per monito morale solenne al suo tempo. La Commedia ha, però, non solo un personaggio protagonista, ma anche un autore. Dante scrittore elabora tenendo presente la tradizione medievale dei viaggi e delle visioni  oltremondani, ma anche concependo la spazialità in sé, non solo come figura di altro. La Commedia, e massimamente l' Inferno, affabula un viaggio in cui il senso allegorico non annulla un'esperienza sensibile, fatta di impegno fisico, di avventurosità, di una molteplicità di stati d'animo generati dalle circostanze eccezionali: ne offre testimonianza una elencazione della varie situazioni in cui, canto dopo canto, Dante in carne e ossa si viene a trovare nel suo procedere. La fiction di un'opera didattica vuole presentarsi come true travel account; a tratti, inoltre, il dettato dantesco ha andamento diaristico. E' ancora da rilevare che nella sua relazione di viaggio Dante inevitabilmente misura le forme dell' Ultraterreno con il metro dell'esperienza sensibile. Ma se in termini di procedura cognitiva non le si può riconoscere una sorta di originalità, eccezionale è la ricchezza e varietà di modi con cui gli elementi dell'esistenza umana sono comparati ai dati della metafisica. E almeno in un'occasione lo scrittore sa comunque assumere il punto di vista dell' Altro: si consideri lo sdegno dei dannati incapaci di comprendere il perché di un mortale tra loro. Va sempre tenuto presente che la Commedia è un prodotto delle letteratura medievale. Tuttavia essa tollera, tra il valore del viaggio come esperienza e della scrittura come accorgimento per evitare la dispersione di tale patrimonio conoscitivo-sentimentale, l'applicazione a sé di almeno alcune delle categorie definitorie di un genere letterario particolare quale l'odeporica.</summary>
    <dc:date>2003-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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    <title>Giovanna Rabitti, italianista: una esperienza di ricerca troppo breve</title>
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      <name>Grazzini, Filippo</name>
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    <updated>2011-01-25T10:24:49Z</updated>
    <published>2010-01-15T11:53:45Z</published>
    <summary type="text">Title: Giovanna Rabitti, italianista: una esperienza di ricerca troppo breve
Authors: Grazzini, Filippo
Abstract: Si ricostruisce la personalità intellettuale, e senza trascurare il profilo umano, di Giovanna Rabitti (Piacenza 1956- Firenze 2008), Ricercatrice e docente universitaria, allieva di Lanfranco Caretti, prematuramente scomparsa. Un sommario riesame della produzione scientifica della studiosa, principalmente ma non esclusivamente centrata sulla poesia lirica e altri generi del sec. XVI, la individua come figura rappresentativa della costante affidabilità di un metodo di studi filologico-critici, tra ecdotica, variantistica e interpretazione, elaborato nel medio e tardo Novecento; tale metodo può oggi valere anche come mezzo di contrasto alla banalizzazione degli studi letterari e alla elementarietà della comunicazione verbale. Si fanno inoltre considerazioni sulle attuali gravi difficoltà nell’accesso alla carriera universitaria e nella pratica dell’alta cultura di stampo umanistico.</summary>
    <dc:date>2010-01-15T11:53:45Z</dc:date>
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    <title>Auf Wiedersehen, un saluto di Montale. Note sui sistemi retorici in una poesia di Satura</title>
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      <name>Grazzini, Filippo</name>
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    <updated>2011-01-25T10:17:47Z</updated>
    <published>2005-12-31T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Auf Wiedersehen, un saluto di Montale. Note sui sistemi retorici in una poesia di Satura
Authors: Grazzini, Filippo
Abstract: Gli otto versi di Auf Wiedersehen, inclusi nel 1971 in Satura, quarta raccolta di Eugenio Montale, compaiono originariamente sul "Corriere della Sera" l'11 aprile 1969, in calce all'elzeviro Variazioni. Nell'articolo e in molte altre prose di moralità scritte in quegli anni Montale dichiara il suo senso di in appartenenza a un tempo che, pur dopo la barbarie di molte precedenti fasi del Novecento, non ha salvaguardato almeno una parte dell'eredità dell'umanesimo individualista, ed è segnato da trasformazioni della mentalità, massificazione sociale, primato della macchina, ideologemi, perdita del senso dell'identità. Quando si esprime in versi, però, il premio Nobel non rinuncia del tutto all'interrogazione di un mondo pur quasi incomprensibile, all'enunciazione di alcuni principi, al ricorso a certi accorgimenti per adattarsi all'epoca. Così nei vv. 1-4 di Auf Wiedersehen si sostiene, su non dichiarati fondamenti filosofici, la mera convenzionalità di ogni incontro tra gli uomini. L'articolazione concettuale dei vv. 5-8, invece, sembra dischiudere una prospettiva diversa, tuttavia con un'autodennuncia di inganno e un finale enigmatico. Un'analisi variantistica, che considera i modi in cui il testo muta forma (incluso il titolo) dalla prima redazione manoscritta in minuta (23 marzo 1969) alla stesura in pulito dello stesso giorno, all'uscita su quotidiano, alla ripresa dopo l'11 aprile del testo in dattiloscritto (ancora una volta in data 23 marzo), al ne varietur di Satura, permette di riconoscere la progressiva venuta in luce della necessità, per il genere umano, dell'illusione di realtà se si vuole operare nel mondo. Consente tra l'altro una connessione a determinati spunti di riflessione nella prosa dell'elzeviro e fa echeggiare passi di numerosi altri testi di Satura. Particolarmente importante l'elaborazione del v. 6, dove l'originario riferimento alla pragmaticità dell'intervento degli uomini sul reale muta progressivamente in sottolineatura del travaglio di pensiero che il voler modificare uno stato di cose comporta. E a suo modo decisiva la correlata scelta del v.1. Da qui il saluto "Auf-wieder-sehen" è escluso, per essere posto a titolo della poesia. Il prefisso iterativo verbale viene in questo modo reso nucleo generativo del componimento: lo rivela poi il suo rapporto con l'aspirazione alle "riforme", contraddetta tuttavia dalla finale asserzione di mancanza di "forma" del mondo. L'aspirazione montaliana alla decenza del vivere tende così a formularsi, per l'impossibilità di enunciati forti, in figure etimologiche.</summary>
    <dc:date>2005-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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    <title>Per la strade di Alamagna con e senza Machiavelli: viaggio, scrittura e motivazione in Francesco Vettori</title>
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      <name>Grazzini, Filippo</name>
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    <updated>2012-01-24T19:33:50Z</updated>
    <published>2007-12-31T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Per la strade di Alamagna con e senza Machiavelli: viaggio, scrittura e motivazione in Francesco Vettori
Authors: Grazzini, Filippo
Abstract: Considerazioni introduttive: bivalenza dell'atto del viaggiare, tra impegno fisico e stimolazione conoscitiva; funzione potenzialmente collaborativa della figura del compagno di viaggio in entrambe le dimensioni. Motivazioni politico-diplomatiche dell'invio nel 1507 di Francesco Vettori alla corte di Massimiliano I di Asburgo da parte della Repubblica di Firenze. Esame del "Viaggio in Alamagna", scritto dal Vettori a seguito di tale trasferta, e specificamente della compenetrazione con tale relazione di viaggio di una varietà di casi e aneddoti, presentati secondo una serialità indicativa della inseribilità dell'opera nella tradizione del libro di novelle. Il movimento quotidiano dell'io viaggiante è l'elemento di raccordo tra le costruzioni diegetiche. Si notano tuttavia alterazioni del modello decameroniano (e piuttosto affinità strutturali con Chaucer e Giraldi Cinzio) oltre a una volontà di sottolineatura autobiografica continua. La presenza di Machiavelli, accanto al Vettori, dal gennaio 1508 condiziona materialmente e intellettualmente –per la forte personalità di questo compagno di viaggio- l'inviato ufficiale di Firenze, come rivelano i dispacci inviati dal Vettori alla Signoria durante la Legazione. Machiavelli fu, a sua volta, autore dell'acuto "Ritratto delle cose della Magna". Grazie a studi di N. Rubinstein è possibile cogliere in passi del "Viaggio" la eco precisa del "Ritratto" e accertare che parte dello stesso "Ritratto" fu trascritta, con aggiunte, dal Vettori stesso –verosimilmente nel 1509-  per un suo documento politico-diplomatico andato perduto. Quando, negli anni successivi di rinnovata egemonia medicea, fu avviata la composizione del "Viaggio", la presenza di Machiavelli dovette essere avvertita dal Vettori con troppa forza perché il resoconto della trasferta potesse protrarsi oltre l'inizio del 1508; si può dunque spiegare tanto la mancata menzione del Machiavelli nel "Viaggio", quanto la sua interruzione, quanto la sua mancata pubblicazione in vita del Vettori.; Travel mates play a relevant role in the act of travelling, both in terms of physical engagement in crossing unfamiliar space and the decoding of it. Francesco Vettori, representing the Republic of Florence, began his diplomatic mission to Emperor Maximilian I in 1507 with no assistants, to be joined by Niccolò Machiavelli in January 1508. Vettori's "Viaggio in Alamagna"  provides a travel account as long as a series of microtales and anecdotes, so as the book can be inserted in the Italian novellistica tradition. Machiavelli, a strong personality if compared to Vettori and in his turn the author of the "Ritratto delle cose della Magna", is not mentioned in the "Viaggio", probably not without a reason.  As Nicolai Rubinstein indicated, when Vettori began writing the Viaggio not only had he read the first of Machiavelli's "Ritratto", he had even copied it. When the composition of the Viaggio proceded, Vettori probably felt that Machiavelli, having belonged to a political party not corresponding to Vettori's, and politically isolated later, was unfit to be mentioned in the book. That is also why the "Viaggio" was interrupted and unpublished during Vettori's life.</summary>
    <dc:date>2007-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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    <title>Intorno alla "Feroniade": Monti (con altri) e il tema delle paludi pontine</title>
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    <updated>2011-01-25T10:17:48Z</updated>
    <published>2005-12-31T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Intorno alla "Feroniade": Monti (con altri) e il tema delle paludi pontine
Authors: Grazzini, Filippo
Abstract: Dopo la segnalazione in apertura di problemi nella ricostruzione della cronologia compostiva della Feroniade, si analizzano molteplici esperienze creative di poeti maggiori e minori del tardo Settecento (in specie a cavallo tra anni Settanta e Ottanta) romano e laziale, tra corte pontificia, accademie ed erudizione locale, sul tema della bonifica delle paludi pontine promossa da Pio VI: Gian Domenico Testa, Clemente Filomarini, l'accademia degli Aborigeni (con Ennio Quirino Visconti), l'Arcadia, i soci letterari Volsci. In tale poesia minore è comune una attualizzazione della Roma classica, che istituisce una pluralità di dimensioni temporali tra passato e presente. Fanno tuttavia eccezione i versi dei Volsci, dove è uno specifico recupero non della classicità ma di un passato remoto: loro citazione di Feronia. Nel Monti (vissuto a Roma dal 1778 al 1797), non a caso, l'asse temporale è Lazio arcaico-età di Pio VI, non classicità-presente. Gli interessi mitologici del Monti si riflettono su questa impostazione temporale della Feroniade; nonostante la motivazione encomiastico-cortigianesca, l'opera ha alla radice un interesse letterario autentico. La Feroniade precorre il modello storiografico dell' Italia arcaica, preromana, di Cuoco (1804) e Micali (1810), proposto a sostegno di una istanza politica contemporanea. Monti milanese (1801-1828), a colloquio con Cuoco, dovette poi avvertire una parziale mutazione -con l'ambiente e con il tempo- del concetto della Feroniade, forzata dunque a una non divulgabilità integrale.</summary>
    <dc:date>2005-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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    <title>Bibliotheca Angelica.  Catalogo On Line Edizioni Italiane e Straniere sec. XVI</title>
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    <updated>2011-01-25T10:19:43Z</updated>
    <published>2005-12-31T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Bibliotheca Angelica.  Catalogo On Line Edizioni Italiane e Straniere sec. XVI
Authors: Grazzini, Filippo
Abstract: Lo scritto presenta l'OPAC delle edizioni italiane e straniere del Cinquecento possedute dalla Biblioteca Angelica di Roma, aperto alla pubblica interrogazione  all'indirizzo &lt;a href="http://www.biblioangelica.it/cinquecentine/ricerca"&gt;http://www.biblioangelica.it/cinquecentine/ricerca&lt;/a&gt;  e consistente nella descrizione short-index di 17.645 cinquecentine (l'OPAC è peraltro un work in progress e sono dunque possibili incrementi). Si descrivono le varie modalità di interrogazione; si aggiungono brevi riflessioni intorno a possibili ricerche, incentivate dall'OPAC, sia di ordine biografico intellettuale sui possessori originari di tali edizioni, sia sulla fortuna di autori e testi nel primo secolo di vita del libro a stampa. Si svolgono di seguito autonome considerazioni intorno alla possibilità di banche dati come quella dell'Angelica di agevolare la storia della tradizione dei classici italiani, a condizione che si sia consapevoli della saltuarietà con cui un patrimonio librario può essere stato costituito, con accorpamenti diversi e -ad esempio- con lasciti diversi. Nel caso specifico dell'Angelica, biblioteca di eccezionale interesse anche perché aperta a forme di pensiero eterodosse (compenetrazione di Agostino con elementi di modernità a tratti specificamente giansenista), il collezionista più attento agli scrittori in volgare risulta il card. Passionei, l'autore più documentato è Torquato Tasso, seguito dai due Bembo; Dante è accolto in misura assai più ridotta di Petrarca; Machiavelli e Aretino, pur in una biblioteca ecclesiastica, non subiscono un ostracismo assoluto.</summary>
    <dc:date>2005-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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    <title>MARIO MARTELLI, Zapping di varia letteratura</title>
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    <updated>2011-01-25T10:19:43Z</updated>
    <published>2007-12-31T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: MARIO MARTELLI, Zapping di varia letteratura
Authors: Grazzini, Filippo
Abstract: L'amplissimo volume del Martelli, che raccoglie materiali filologici, critici ed estetici accumulati in un decennio di lavoro, da annotazioni semplici a microsaggi, intorno ad autori italiani di ogni secolo ha una struttura aperta, che incoraggia il lettore a un libero esercizio di connessioni tematiche, così da dare coesione alle 256 schede passando dall'una all'altra. Una esemplificazione di lettura può privilegiare sezioni quali la VII, sul valore espressivo del brutto in autori dal Tre all'Ottocento, sul LVI, dedicata a profili di personaggi tragici femminili, la CXLV, intorno a Montale Da una scheda come la CXV, L'attacco per congiunzione, sviluppata con citazioni di Foscolo, Petrarca, Poliziano, Stecchetti, il Martelli muove per un excursus sulla e congiunzione narrativa del giornalismo moderno. Si può segnalare autonomamente, in proposito, l'uso ormai corrente della e commerciale, &amp;, in sostituzione della grafia abituale; e si può motivare tale ricorso scomposto al segno della associazione mercantile, per indicare un rapporto congiuntivo comune, con la sovreccitazione e l'effettismo della prosa giornalistica nell'età dell'economia egemone. Seguono altre autonome considerazioni sulla competenza di ordine generale, in fatto di storia della letteratura italiana, propria di studiosi di una generazione ormai lontana dal tempo presente. Oggi la passività e la dispersività dell'attività intellettuale, in cui hanno particolare responsabilità –anche secondo l'opinione di psicologi ed esperti di processi cognitivi-  i mass media (l'automatismo dello zapping televisivo, al quale va opposta la libera ricerca dello studioso di letteratura), rendono quasi impossibile una visione stereoscopica, globale, di una forma di civiltà come la letteratura italiana nel suo sviluppo storico.</summary>
    <dc:date>2007-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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    <title>Francesco Adorno filosofo: per la civiltà del dialogo</title>
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    <updated>2011-01-25T10:08:46Z</updated>
    <published>2010-11-30T13:21:02Z</published>
    <summary type="text">Title: Francesco Adorno filosofo: per la civiltà del dialogo
Authors: Grazzini, Filippo
Abstract: Si ricostruisce il profilo intellettuale, riscontrato con quello umano, di Francesco Adorno (1921-2010), professore di Storia della filosofia antica nelle Università di Bari, Bologna e Firenze, storico della cultura umanistica, delle idee e delle istituzioni culturali classiche, rinascimentali e otto-novecentesche. Si illustra il fondamento storico-filologico degli studi di Adorno (Socrate, Platone, l’ellenismo, il pensiero cristiano delle origini, etica e politica in Alamanno Rinuccini e Niccolò Machiavelli, questioni di archeologia e di papirologia, figure di pensatori dei secc. XIX e XX) e se ne segnalano i cospicui risultati. Si fanno considerazioni sul sapere storico e su gli attuali orientamenti antistorici e discutibilmente attualizzanti di parte della cultura contemporanea.</summary>
    <dc:date>2010-11-30T13:21:02Z</dc:date>
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    <title>Necessità della letteratura (italiana e non). Per la difesa di una disciplina nella Università di oggi.</title>
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    <updated>2011-01-25T10:20:09Z</updated>
    <published>2005-06-30T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Necessità della letteratura (italiana e non). Per la difesa di una disciplina nella Università di oggi.
Authors: Grazzini, Filippo
Abstract: Muovendo da un fatto di attualità, le disposizioni ministeriali ridimensionanti le discipline storiche-letterarie nei piani di studi delle facoltà umanistiche, l'Autore argomenta, per contrasto, la capacità educativa delle medesime. La prospettiva storica negli studi umanistici permette di avere compiuta coscienza del farsi della civiltà umana. In particolare la letteratura testimonia i movimenti delle idee, delle poetiche, della vita morale e della creatività verbale degli uomini nel tempo; definisce inoltre i loro tratti strutturali. L'emarginazione degli studi letterari risulta pertanto un provvedimento incauto, anche indicativo dell'attuale subalternità degli studi filologico-linguistico-letterari a una pedagogia dell'audiovisivo, quando non del marketing pseudoculturale, che banalizza l'esperienza intellettuale dei giovani. Nell'esporre la sua tesi l'Autore fa numerosi riferimenti a testi e autori classici e moderni, italiani e stranieri, nonché a storici e critici quali De Sanctis, Adorno, Lukàcs, Auerbach, Montandon, Segre, Boitani, Beccaria.</summary>
    <dc:date>2005-06-30T22:00:00Z</dc:date>
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    <title>Teatralità indiretta di Machiavelli: le 'Lettere' e la novella di Belfagor</title>
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      <name>Grazzini, Filippo</name>
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    <updated>2012-01-24T00:05:52Z</updated>
    <published>2004-12-31T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Teatralità indiretta di Machiavelli: le 'Lettere' e la novella di Belfagor
Authors: Grazzini, Filippo
Abstract: Anche al di fuori della produzione propriamente comica la scrittura di Machiavelli rivela una qualità scenica. Nel "Principe" la definizione della fenomenologia politica si giova di eloquenza visiva. Le lettere familiari riferiscono in molteplici occasioni casi umani disponendoli in forme rappresentative; talora invece operano nell’interazione di mittente e destinatario una burlesca falsificazione di identità ai danni degli inconsapevoli  latori dei messaggi. La novella di Belfagor, affine per certi tratti alla trama della "Mandragola", inscrive nel proprio tracciato diegetico molteplici performances simulative.; Analyzing the “Prince”, several familiar letters and the novella “Belfagor”, It can be noticed that Machiavelli frequently resort to scenic representation of humanity in action  to study, express and evaluate reality, inside and outside politics. Visual strength of his prose, and his recurring picture of life as performance and simulation, show that even apart from his comedies Machiavelli’s way of writing enjoys a theatrical quality.</summary>
    <dc:date>2004-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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